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La dottrina del karma è compatibile con la fede cristiana?

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José Luis Vázquez Borau - pubblicato il 16/10/17

Spesso sentiamo dire che una persona “ha un buon karma” volendo indicare che è una brava persona, che le sue azioni sono positive

Parlare di karma è molto frequente, in film, libri e perfino canzoni. L’influenza di questa credenza si è infiltrata a tutti i livelli sociali. Spesso, per via della diffusione del movimento del New Age, sentiamo dire che una persona “ha un buon karma” volendo indicare che è una brava persona, che le sue azioni sono positive. Sappiamo cosa implica questa parola?

1. Il karma come fondamento del destino umano

Karma, parola indostana-sanscrita che significa “opera” o “azione” per gli induisti, è la forza invisibile che emana da tutte le azioni umane. Questa energia è quella che rende l’anima prigioniera di un corpo e lo costringe a reincarnarsi. Il karma è un po’ come il bilancio delle nostre azioni – di quelle positive e di quelle negative.

Il karma ha un’influenza molto profonda nella mentalità induista, perché è la base della spiegazione del destino umano, visto che per gli induisti nascere in una determinata situazione non è una maledizione o una mancanza, ma il risultato dei demeriti di un’esistenza precedente e la possibilità di ottenerne una migliore.

La legge del karma afferma che le nostre azioni e perfino le nostre intenzioni scrivono la nostra vita futura. E non cambieremo mai questa legge. Ma possiamo agire sulle nostre intenzioni e su ciascuno dei nostri atti, influenzando il nostro avvenire, il che fa sì che questa legge non sia tanto fatalista come appare a prima vista.

Dall’altro lato, questa legge è una speranza per via della certezza che alla fine delle reincarnazioni si ottiene la liberazione, che gli induisti chiamano moksa, che in sanscrito significa liberazione dal ciclo di nascita, morte e reincarnazione. La moksa si raggiunge quando la virtù, la conoscenza e l’amore di Dio eliminano il peso del karma, che esige che l’io rinasca.




Leggi anche:
Cos’è il karma? Influisce su di noi?

2. Il karma come legge di azione e reazione

Secondo gli induisti, ad ogni azione commessa corrisponde una reazione uguale e opposta. Dopo che una persona abbandona il suo corpo al momento della morte, viene giudicato duramente in base alle azioni, registrate una per una nel libro della vita. Per l’induismo, la punizione per le azioni negative si può ricevere durante questa stessa vita o nelle prossime nascite. Allo stesso modo, il premio per le buone azioni si può ricevere in questa vita o nelle prossime.

3. Ogni azione comporta una reazione

Nel buddismo ci si riferisce al karma come alla legge della casualità. Il karma sarebbe l’equivalente della legge di Newton, che formula che “ogni azione comporta una reazione” proporzionata. Così, nella vita come nella fisica, siamo retti da una relazione causa-effetto. È necessario che esista una causa o una circostanza perché si generi un fenomeno. In questo senso le nostre azioni fisiche, verbali e mentali sono cause, e le nostre esperienze, uniche per ogni persona, sono i suoi effetti.

Per il buddismo, però, è molto importante l’intenzione. Un atto fisico involontario non è karma. Il karma è innanzitutto una reazione, un atto di origine mentale. Se schiaccio una formica senza accorgertene non è karma, anche quando l’atto ha conseguenze terribili per la piccola vittima. Se invece vedo la formica e le pongo consapevolmente il piedi sopra per ucciderla, questo è karma, e del peggior tipo. La vita diventa allora un “boomerang” in cui se cerchi di pregiudicare qualcuno finirai per essere tu il danneggiato. “Ciascuno raccoglie ciò che semina” (Buddha).

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