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Non riuscivo a rimanere incinta, e Maria nel dolore mi ha mandato un regalo

Archivio familiare
Clara Gómez Centurión insieme al marito Francisco e al loro bambino Federico
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Non mi era mai piaciuto recitare il Rosario e non sapevo nemmeno come farlo, ma ho imparato e ho iniziato a recitarlo

A Clara e Francisco era stata diagnosticata la policistosi ovarica ed erano stati sotto cure mediche per due anni e mezzo, durante i quali si erano sentiti dire che con stimolazione, iniezioni di routine ed ecografie sarebbero riusciti a ottenere una gravidanza. Il trattamento, però, non funzionava, e un giorno si sentirono dire: “Non potete fare altre stimolazioni. Dovete ricorrere alla fecondazione in vitro”.

Clara ha riferito che quando ha sentito queste parole le si è spezzato il cuore. Non si trattava di una questione morale o etica o di essere d’accordo con la Chiesa o meno, ma di provare un dolore molto profondo.

Avevano sempre voluto essere genitori e formare una famiglia

Ne hanno parlato molto. Pensare a ovuli fecondati congelati non era divertente. Una vita congelata? Quell’idea non li convinceva, pur sapendo che la possibilità di diventare genitori era così importante per loro.

Un giorno hanno saputo della NaproTecnologia, una scienza che lavora in forma cooperativa con il ciclo della donna per ottenere una gravidanza in modo naturale, e Clara ha contattato l’équipe di professionisti che se ne occupava in Argentina.

Da quel momento la strada è stata del tutto diversa.

La prima cosa che hanno avuto è stata la speranza. Avevano di fronte una strada diversa da quella che avevano intrapreso fino a quel momento.

Clara ha riferito così la sua esperienza:

“Prima mi hanno detto che la mia diagnosi non era corretta. Non avevo la policistosi. Non mi promettevano che avrei avuto un figlio, ma mi assicuravano che avremmo trovato il motivo.

Altrove mi avevano detto che avrebbero risolto il mio problema, ma non trovando risultati positivi dopo la stimolazione, anziché indagare sulla causa, mi hanno lasciato davanti alla fredda realtà della fecondazione in vitro. Si erano stancati di me? Mi sono sentita spacciata.

Quello che mi dicevano alla Napro, invece, era che avremmo trovato la causa e poi avremmo visto cosa si poteva fare. Se nell’iter fossi rimasta incinta fantastico!, ma avremmo cercato la causa. Non hanno detto ‘Ti assicuro che avrai un figlio’ come mi avevano detto gli altri medici”.

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