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Cosa ci dice san Paolo sul rapporto tra verginità e matrimonio?

Jamie Sanford CC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 11/10/17

CHI SCEGLIE IL MATRIMONIO

L’Apostolo, mentre nella sua caratterizzazione del matrimonio da parte «umana» mette fortemente in rilievo la motivazione «del riguardo alla concupiscenza della carne», al tempo stesso rileva anche il suo carattere sacramentale e «carismatico».

Alla base dell’interpretazione paolina del tema «matrimonio-verginità» si trova la teologia di una grande attesa. Mentre il matrimonio è legato con la scena di questo mondo che passa e perciò impone, in un certo senso, la necessità di «chiudersi» in questa caducità, l’astensione dal matrimonio, invece, si potrebbe dire libera da una tale necessità.

Le stesse ragioni parlano in favore di ciò che l’Apostolo consiglia alle donne rimaste vedove (1 Cor 7, 39-40): rimangano nella vedovanza piuttosto che contrarre un nuovo matrimonio.




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IL DONO “COMUNE” DELLA GRAZIA

Un punto in comune nell’una e nell’altra vocazione [verginità e matrimonio] è che in entrambe opera quel «dono» che ciascuno riceve da Dio: la grazia, la quale fa sì che il corpo sia «tempio dello Spirito Santo» e tale rimanga, così nella verginità come anche nel matrimonio, se l’uomo si mantiene fedele al proprio dono e, conformemente al suo stato, ossia alla sua vocazione, non «disonora» questo «tempio dello Spirito Santo», che è il suo corpo.

LA “CONCESSIONE” PAOLINA

L’Apostolo è pienamente consapevole che la grazia, cioè «il proprio dono di Dio», aiuta anche gli sposi in quella convivenza nella quale essi sono così strettamente uniti da diventare «una sola carne». Questa convivenza carnale è quindi sottoposta alla potenza del loro «proprio dono da Dio».

«Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione. Questo però vi dico per concessione, non per comando» (1 Cor 7, 5- 6).




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L’Apostolo sente il bisogno di riferirsi anche alla «concessione», come a una regola supplementare e ciò proprio soprattutto in riferimento ai coniugi e alla loro reciproca convivenza. La regola paolina di «concessione» indica che tutto ciò deve rimanere sotto l’influsso del dono che ciascuno riceve da Dio, dono che è suo proprio.

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