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I 2 errori più grandi sulla mia depressione…

Pixabay / CC

E. Chitolina - pubblicato il 11/10/17

L’aspetto fisico e quello psichico sono una cosa sola, e comprendere questa unità è fondamentale per capire la depressione e iniziare a superarla, visto che la depressione è, come dice il termine stesso, un “abbassamento” di questa unità, una “brusca caduta” di questa unità, un “buco” in questa unità.

C’è chi commette l’errore di curare solo la parte somatica (fisica) di questo quadro psicosomatico. Questi malati sperano che solo i farmaci risolvano tutto, senza dover compiere alcuno sforzo per cambiare il loro atteggiamento emotivo. E c’è chi commette l’errore contrario, trattare solo la parte psichica partendo da questo quadro psicosomatico. Questi malati sperano che il loro atteggiamento emotivo risolva tutto, senza aver bisogno dei farmaci che agiscono sui neurotrasmettitori per riequilibrarli.

Ma se il quadro è psicosomatico, ovvero se influisce allo stesso tempo sulla dimensione fisica e su quella emotiva, allora il trattamento dev’essere rivolto al contempo sia alla dimensione fisica che a quella emotiva. Ciò vuol dire che bisogna combinare un trattamento esterno adeguato e un atteggiamento interno positivo, senza prescindere da nessuna di queste due parti di uno stesso e unitario processo di riequilibrio.

Devo dire che questo è solo un commento personale.

Sto condividendo considerazioni sul mio caso personale e su come sono riuscito a recuperare con un successo sufficiente il mio equilibrio psicosomatico partendo dalla comprensione di questa unità indissociabile tra quella che definiamo “dimensione fisica” e quella che chiamiamo “dimensione psichica”. Capire che formano un’unica realtà sistemica è stato fondamentale per capire come ripristinare sistemicamente questa unità.

Personalmente, tendo a evitare al massimo i farmaci perché li ritengo artificiali, e quindi invasivi. Nella nostra vita, ad ogni modo, ci sono ben poche cose naturali al 100% nel senso di essere prive di qualsiasi interferenza artificiale. Io uso gli occhiali, che non sono naturali. Uso dei vestiti, che sono artificiali. Dormo in un letto e non per terra. Mi lavo i denti, mi insapono il corpo, mi lavo i capelli e mi vesto con risorse artificiali. Abito in una casa e non su un albero. E nessuno di questi atteggiamenti è antinaturale solo perché ricorro ad artifici costruiti intelligentemente dalla razionalità umana per migliorare la nostra qualità di vita. Ciò che è naturale e riconoscere e lavorare in modo intelligente e responsabile con la miriade di ingredienti che la natura ci offre per costruire la migliore esperienza di vita in questo passaggio per un mondo transitorio. Antinaturale (e incoerente) è rinnegare la nostra natura di esseri razionali capaci di trasformare positivamente le risorse per il bene ancor maggiore della nostra specie e di tutti gli esseri viventi. E questo include la medicina, che risponde a una delle nostre necessità più naturali. Non si tratta di assumere farmaci a piacere, irresponsabilmente, ma solo di non rifiutarli quando una diagnosi seria li ha indicati come risorsa utile e positiva, all’interno di un determinato trattamento, con dosi ponderate e un attento accompagnamento.

I farmaci specifici che hanno funzionato per me non funzioneranno necessariamente per tutti gli altri (ho dovuto cambiare psichiatra prima di azzeccare il trattamento migliore per il mio quadro specifico). Allo stesso modo, le modifiche della postura emotiva che ho dovuto fare probabilmente non solo le stesse che dovranno fare altri pazienti nella propria vita e in base al loro modo di essere.

Non ho quindi (e penso che non esista) una ricetta unica per curare la depressione. Non sono uno psichiatra né uno psicologo e non ho alcuna pretesa di dettar legge sulla questione – anche perché io stesso ho ben più domande e dubbi che risposte e certezze su questa malattia interessantissima. Dico interessantissima perché la depressione ha fatto aumentare la mia curiosità nei confronti della mia unità sistemica e delle sue sfide – un’unità che mi stupisce e che sta ampliando i miei orizzonti di autoconoscenza e autosviluppo in modo inimmaginabile!

Nonostante questo, ho l’audacia di affermare, con grande sicurezza, che esiste qualcosa di valido per tutti coloro che affrontano la sfida della depressione.

Si tratta dell’importanza radicale di capire che siamo un’unità psicosomatica, che esiste un’integrazione sistemica inseparabile tra quelle che chiamiamo “dimensioni” biologica, fisiologica, mentale, spirituale, animica e qualsiasi altra categorizzazione che le varie teorie vogliono proporre o osano stabilire. Tutto questo è legato, e si deve tener conto di tutto ciò in un processo sistemico e unitario di riequilibrio e perfezionamento personale.

Comprendere questa unità porta a capire che la depressione non si cura solo con le risorse interne, come il pensiero e la volontà, né solo con le risorse esterne, come terapie e medicinali, ma con la partnership sistemica e armoniosa tra tutte queste risorse, rispettando la realtà della nostra unità psicosomatica.

Forse il grande frutto positivo della dura esperienza della depressione è proprio questo: un livello di autoconoscenza e autosviluppo molto più consapevole della nostra unità, e quindi il concentrarsi sul ripristinare i nostri pezzi e riunirli in un pezzo unico, integrato, che anche se segnato è comunque bello, armonioso e pieno di senso!

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
depressioneerrori
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