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I 2 errori più grandi sulla mia depressione…

Pixabay / CC

E. Chitolina - pubblicato il 11/10/17

È chiaro che non ogni “fase di tristezza” è depressione. A volte basta adottare uno stile di vita più sano, camminare al sole, sentire il vento sul viso, sfogarsi, scambiare idee sui fantasmi del passato e del presente, svegliarsi presto, correre scalzi sull’erba, riguardare vecchie foto felici di famiglia, immergersi nel mare, definire e raggiungere mete concrete, dare meno spazio alle cose negative e molto più a quelle positive, lamentarsi di meno e ringraziare di più, migliorare l’alimentazione, meditare, lavorare a un progetto insieme ad altre persone entusiaste, imparare qualcosa di nuovo, e in questo modo le cose acquistano un nuovo senso, più vissuto e vivificante. Questa “partnership” tra l’aspetto fisico e quello emotivo rinvigorisce entrambi.

Ci sono però dei casi in cui la “fase di tristezza” è realmente un sintomo di una vera malattia, legata allo squilibrio chimico dei neurotrasmettitori. In questo caso ci troviamo di fronte alla depressione clinica, la depressione propriamente detta.

Avendo una radice fisiologica, la depressione clinica esige più di qualche cambiamento nello stile di vita, richiedendo anche l’accompagnamento medico adeguato, dalla diagnosi al trattamento in sé. Come un problema cardiaco richiede la diagnosi e il trattamento insieme a un buon cardiologo, e come un problema alla vista richiede la diagnosi e il trattamento insieme a un buon oculista, anche la depressione clinica richiede la diagnosi e il trattamento insieme a un bravo psichiatra. Non sembra molto sensato pretendere di curare un’arteria ostruita solo con la forza del pensiero, né eliminare la miopia solo con bagni quotidiani di acqua fredda.

La depressione è caratterizzata dalla produzione inadeguata dei neurotrasmettitori serotonina, noradrenalina e dopamina, il che suscita un forte abbattimento e provoca scoraggiamento, stanchezza, debolezza e mancanza di iniziativa nei confronti di qualsiasi attività. La depressione diminuisce la produzione di serotonina e noradrenalina, in grande misura responsabili dello squilibrio emotivo. Da ciò derivano, ad esempio, l’aumento della sensibilità al dolore gastro-intestinale, comune nei quadri depressivi.

E visto che l’aspetto psichico e quello fisico procedono sempre di pari passo, lo squilibrio nel sistema nervoso intensifica il malessere emotivo, e al contempo le frustrazioni e le insicurezze vengono scaricate nel corpo e finiscono per essere sentite da questo a livello fisico, provocando dal mal di testa alla sensazione di mancanza d’aria. Ciò vuol dire che insieme ai disturbi fisiologici che si riflettono in malessere emotivo ci sono anche disturbi emotivi che si riflettono in somatizzazioni. Ancora una volta, è un unico processo psicosomatico.

Questo quadro clinico porta a uno stato costante di allerta, ansia e nervosismo, che genera tensione nella muscolatura, soprattutto alla nuca e alle spalle, ma che aumenta anche la sensazione di male alla schiena e al petto, perché la stanchezza propria della depressione compromette la postura fisica, e questo peggiore i dolori muscolari, in un circolo vizioso. Per via di tutta questa corrente di effetti consecutivi e legati tra loro, anche la liberazione degli ormoni diventa fuori controllo, influendo sulle cellule di difesa e interferendo sull’immunità, che può abbassarsi molto.

Il rapporto di interferenza tra quella che definiamo “dimensione psichica” e quella che intendiamo per “dimensione fisica” è totale e non potrebbe essere diversamente, visto che formano un’unità indissociabile.

È come l’unità dei sistemi fisiologici: il sistema respiratorio influisce sul sistema digestivo, che può interferire sul sistema cardiovascolare, che ha un’elevata dipendenza dal sistema nervoso, su cui influisce il sistema endocrino, ampiamente collegato al sistema linfatico, e così via. La vita di un essere umano è sistemica: non ci sono compartimenti isolati, né sistemi indipendenti l’uno dagli altri. Tutto condiziona tutto ed è condizionato da tutto.

Proprio per questo, è del tutto contrario alla realtà pretendere che qualche dimensione del nostro essere non abbia relazione con le altre, il che significa che non è possibile trattare il corpo senza trattare la psiche, né trattare la psiche senza trattare il corpo.

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depressioneerrori
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