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Farmaci: ma siamo sicuri?

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I medicinali sono importantissimi per migliorare la qualità di vita dei pazienti, ma nessuno di essi è davvero innocuo. 91 sostanze autorizzate nell’Unione europea e appartenenti a diverse categorie, secondo uno studio, possono compromettere lo stato di salute con effetti indesiderati gravi o gravissimi.

di Paola Rinaldi

(in collaborazione con il professor Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano e il professor Roberto Fantozzi, docente di Farmacologia presso l’Università degli studi di Torino)

Spesso inutili, talvolta dannosi. Per molti farmaci, il rapporto tra rischio e beneficio potrebbe essere sbilanciato a favore del primo, soprattutto quando l’uso viene fatto in maniera incauta, impropria, senza una reale necessità. A condannare un medicinale può essere il monitoraggio continuo sulla sua sicurezza, che comporta sempre una possibile eliminazione dal mercato qualora emergano effetti indesiderati gravi prima sconosciuti, ma anche studi e ricerche – sovente condotti da professionisti e ricercatori indipendenti – da cui, periodicamente, emergono verdetti severi.

Fra i giudizi meno rassicuranti c’è quello della rivista francese di informazione scientifica Prescrire, che ogni febbraio (ormai da cinque anni) pubblica un elenco di medicinali pericolosi, da cui stare alla larga, indicando anche le alternative meno nocive con cui sostituirli. Nell’ultimo report, datato 2017, vengono passate al setaccio 91 sostanze autorizzate nell’Unione europea e appartenenti a diverse categorie (antinfiammatori, antidepressivi, antidolorici, oncologici, cardiovascolari…) che, stando alla ricerca, non soltanto sono inefficaci ma possono aggravare lo stato di salute con effetti indesiderati gravi, se non gravissimi. Sempre in Francia, pochi anni fa, due rinomati medici (Philippe Even e Bernard Debré) avevano fatto scalpore con un libro accusa – intitolato Guide des 4.000 médicaments utiles, inutiles ou dangereux (Guida a 4.000 medicinali utili, inutili e dannosi) – dove veniva messa in luce una criticità delle sperimentazioni cliniche sui farmaci, spesso “viziate” da un fenomeno – definito under reporting – che consiste nella parziale pubblicazione dei dati raccolti, determinando una sottostima degli effetti avversi e una sovrastima dell’efficacia.

Non a caso, esiste una petizione internazionale (da sottoscrivere sul sito alltrials e supportata da numerose organizzazioni sanitarie a livello mondiale), che chiede a gran voce la registrazione di qualsiasi sperimentazione clinica (trial) presso un ente pubblico indipendente, riportando integralmente metodi e risultati. Una richiesta più che lecita, tenendo conto che solo ad aprile 2017 la percentuale di trial non pubblicati risultava pari al 45,2 per cento.

BenEssere

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