Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Chiara Maria: “La mia più grande paura è quella di morire lontana da Cristo”

Chiara Maria
Condividi

Il racconto della malattia e della morte di una ragazza di 25 anni che non ha maledetto la sua storia ma ha testimoniato nella sofferenza l’amore di Dio, accompagnata dalla famiglia e dalla sua comunità

“Chiedo tutti i giorni che Lui mi dica cosa vuole da me”

A Chiara Maria viene diagnosticato il tumore dopo cinque anni di ricerche e visite a causa di alcune macchie che le comparivano sul corpo. Lei combatte la malattia chiedendo la forza a Dio e soprattutto la grazia di andare avanti senza ribellarsi, accettando i suoi piani. Scrive in un altro commento ad una lettura della veglia pasquale:

Questa lettura è quella che mi colpisce di più di tutte, specialmente quando dice “ Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri ”. Esattamente su questa frase feci l’esperienza alla scorsa Veglia di Pasqua. Tuttavia, non direi le stesse cose, ma direi che io i piani di Dio non li ho proprio capiti, e chiedo tutti i giorni che Lui mi dica cosa vuole da me. In fondo, ho capito che non vuole che io mi fermi alla superficie delle cose, ma che viva delle esperienze profonde, probabilmente per rafforzare la mia scarsissima fede, oppure che in qualche modo questa malattia possa sanare le ferite della mia famiglia, o chissà cos’altro. Mai come in questo momento mi sono sentita nelle mani di Dio.

L’amore della famiglia e la presenza costante (e orante) della sua comunità

Lei non è sola, ha l’amore della sua famiglia, la costante presenza dei suoi fratelli di comunità che invadono la cappella del Policlinico di Tor Vergata dove è ricoverata per starle vicino. Recitano il rosario, le lodi, i vespri, si ritrovano tutti lì in tantissimi, per sostenerla, per sostenersi in questa prova, per non cadere nell’inganno del demonio che vuol farci pensare male di nostro Padre. Cantano, pregano per non entrare in tentazione. È così che scoprono una bellezza nel dolore, sperimentano una comunione fortissima, la comunione dei santi, tutti riuniti sotto la croce di Chiara Maria, intorno al suo capezzale che si trasforma da luogo della sofferenza in fonte di vita eterna. Massimiliano racconta questo e tanto altro: l’amore di Stefano e Chiara, i loro sogni per il futuro, lui che le rasa i capelli per non farle vivere il trauma di perderli, l’aggressività della chemioterapia, i fratelli di comunità sparsi per i corridoi, i turni per entrare nella sua stanza a salutarla, le attese nella saletta fuori il reparto tutti ammucchiati sui divanetti, per terra, a chiacchierare, pregare, sperare. Cosa c’è di più grande?

Ecco la preghiera spontanea più ricorrente che faceva Massimiliano in quei mesi:

“Signore Dio della vita io ti prego che in un modo o nell’altro tu la salvi questa sorella, che in un modo o nell’altro la liberi dal male”. Questa era la mia preghiera, e Dio mi ha ascoltato. Pregavamo per lo spirito che non ci abbandonasse, pregavamo che il demonio non avesse la meglio su di noi che non avesse l’occasione di iniziare a leggere questa storia con i sottotitoli della morte e dell’ingiustizia. Pregavamo incessantemente e Dio ci ascoltava, puntualmente.

“Una delle mie più grandi paure è quella di morire lontana da Cristo”

La paura più grande di Chiara non era quella di morire, ma di farlo lontana da Gesù, fuori dalla Sua grazia, lo scrive commentando un’altra lettura di Pasqua:

Mi colpisce questa lettura perché parla della morte. Quando ti ammali di una malattia seria, è inevitabile che il pensiero vada anche alla morte. Una delle mie più grandi paure, non è tanto quella di morire, ma è quella di morire lontana da Cristo, lontana dalla grazia e dalla volontà di Dio. In questa lettera, San Paolo invece, ci ricorda che se siamo battezzati in Cristo, e se crediamo vero che Egli è salito sulla croce per i nostri peccati, è morto ed è risorto per noi, allora anche non dobbiamo avere paura di morire in Cristo, perché “chi è morto è liberato dal peccato”.

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.