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Detesti aspettare? Ecco come rendere produttivo il tempo di attesa

FEMME ATTENDANT A L'AEROPORT
© Shutterstock
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Qualche alternativa allo smartphone per trascorrere il tempo mentre aspetti il treno, i bambini o il pranzo

Quanto tempo pensate di perdere ad aspettare durante la giornata? Se sommate l’attesa del treno, la fila per il pranzo o perfino aspettare che il semaforo diventi verde alla fine diventa un bel po’ di minuti. Quando dobbiamo aspettare, il nostro primo istinto è in genere afferrare il cellulare e guardare cosa succede nella nostra vita sociale virtuale o cercare di battere il nostro ultimo record a un gioco. “Secondo la ricerca Cross Platform Future in Focus 2017 di comScore, l’americano adulto medio (di più di 18 anni) trascorre ogni giorno 2 ore e 51 minuti allo smartphone” – quasi un quinto della giornata potenzialmente produttiva, e più di mille ore all’anno! Come potete immaginare, tra i giovani universitari questo tempo aumenta addirittura.

C’è sicuramente qualcosa di un po’ più utile che possiamo fare con il tempo di attesa. Non è una questione di usarlo per raggiungere un certo obiettivo. A volte aspettare ci dà la possibilità di riprendere fiato e vedere cosa accade intorno a noi. Ma se mettessimo via il cellulare e pensassimo a come trarre il massimo profitto da quei “minuti sprecati”, usandoli a nostro vantaggio?

Entra in contatto con il prossimo

Aspettare ci offre l’opportunità perfetta di stringere legami sociali, che – come diceva il filosofo greco Aristotele – possono essere solo positivi. Contrariamente alle ideologie individualistiche, Aristotele sottolineava che l’uomo è un animale sociale, e che la vita nella società ci permette di fiorire: “Senza amici, nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni” (Etica nicomachea).

Aristotele basava la sua teoria sul fatto che l’uomo è l’unico animale che parla in modo ragionato e che “la natura non fa nulla invano”. Questo, concludeva, dovrebbe incoraggiarci a usare le nostre capacità verbali per entrare in contatto con gli altri, come intende la natura.

E non è difficile. Stare in fila da qualche parte ci offre la possibilità di chiacchierare con un vicino, sorridere a un passante e stare più attenti a chi ci circonda. Anziché affondare la testa nel telefono, potremmo parlare a una giovane mamma che cerca di gestire il suo bambino, o ascoltare una persona anziana le cui uniche interazioni potrebbero essere quelle con gli estranei in una coda. La storia recente di una bambina che è diventata amica di un anziano vedovo al supermercato ha fatto sciogliere molti cuori. Poche semplici parole hanno portato a un’amicizia duratura, e a una nuova famiglia per un uomo la cui vita aveva perso ogni significato dalla morte dell’adorata moglie.

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