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L’assurda sfida degli ospedali cattolici in Belgio: “si” all’eutanasia contro ogni principio della dottrina

EUTANASIA DOLORE DEPRESSIONE
Shutterstock-Rido
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Ultimatum del Vaticano. Alcuni membri della Congregazione dei “Fratelli della Carità” (che gestiscono questi ospedali psichiatrici) rischiano fino alla scomunica

Braccio di ferro tra il Vaticano e una congregazione di religiosi del Belgio che gestisce 15 ospedali psichiatrici in cui si pratica l’eutanasia. Lo scontro è nato a maggio quando la Congregazione dei Fratelli della Carità di Gent ha autorizzato i medici in questa direzione a determinate condizioni e secondo un protocollo che fa riferimento alle condizioni del paziente.

In questi giorni il superiore generale dei Fratelli della Carità, René Stockman, ha fatto sapere di essere stato convocato a Roma e di avere già fatto un rapporto in Vaticano «sulla situazione attuale del dossier relativo all’applicazione sì o no dell’eutanasia nei complessi ospedalieri dei Fratelli della carità in Belgio» (Il Messaggero, 4 ottobre).

ADULTI, MINORI, MALATI

Il Belgio ha legalizzato l’eutanasia nel 2002, secondo paese al mondo dopo l’Olanda. Nel 2015 è stata praticata 2.021 volte. Nel 2014 la possibilità della morte assistita è stata estesa a minori che hanno mali incurabili, sempre che siano in grado di prendere una decisione razionale sulla loro vita.

Ma ecco le tappe di questa assurda vicenda che vede implicati gli ospedali cattolici e alcuni Fratelli della Carità, che ora rischiano fino alla scomunica per il loro comportamento che va contro ogni ordinamenti della dottrina cattolica in materia di eutanasia.

2277 Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile (Catechismo della Chiesa Cattolica).

1) IL PROTOCOLLO PRO EUTANASIA

La vicenda era nata in maggio dalla decisione del ramo belga della Congregazione di assecondare le eventuali richieste di porre fine anticipatamente alla vita dei pazienti ricoverati nelle loro strutture. Il superiore locale, padre Raf De Rycke, aveva precisato che l’eutanasia sarebbe stata eseguita solo in mancanza di «un trattamento alternativo ragionevole» e che ogni richiesta sarebbe stata esaminata con la «massima cautela».

«Rispettiamo la libertà dei medici di effettuare l’eutanasia o no», aveva spiegato il religioso, appellandosi al fatto che la morte a richiesta «è garantita dalla legge» belga e che le cliniche fanno capo a un consiglio direttivo composto per i quattro quinti da membri laici.

Leggi anche: Papa Francesco stoppa l’eutanasia negli ospedali cattolici in Belgio

2) IL RICHIAMO DI BERGOGLIO

A chiedere alla Congregazione l’immediato cambiamento di rotta era stato il Papa, che in agosto – secondo quanto aveva riferito la Radio Vaticana – aveva chiesto ai religiosi di «non praticare più l’eutanasia negli ospedali psichiatrici da loro gestiti» entro la fine del mese, notificando attraverso la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata che «in caso di mancata adesione» avrebbero potuto seguire «severi provvedimenti canonici, fino alla scomunica».

3) I QUATTRO PUNTI DI STOCKMAN

Padre Stockman in un’intervista ad Avvenire (14 agosto) aveva ricordato che «un conto è la Congregazione dei Fratelli della Carità che si trova in Belgio, un altro è l’organizzazione che gestisce le strutture sanitarie» nel Paese, per poi sottolineare che era intervenuto su quest’ultima con una lettera al centro della quale c’erano quattro punti fermi.

«Primo: il rispetto per la vita è un valore assoluto. Secondo, non si può indicare l’eutanasia come “soluzione” a un malato che sia senza prospettive di guarigione. Terzo: l’eutanasia non può essere considerata alla stregua di un atto medicale. Quarto e ultimo punto: l’eutanasia non può essere praticata negli ospedali che si dicono legati alla nostra Congregazione religiosa».

Leggi anche: L’Olanda pensa all’eutanasia anche per le persone sane

4) LA MEDIAZIONE FALLITA

Il Superiore, che vive a Roma, ha così tentato di dissuadere tre confratelli del consiglio di amministrazione favorevoli (su dodici componenti totali) a praticare l’eutanasia.

Poi si è rivolto alla Conferenza episcopale belga, che ha ribadito la propria contrarietà a questa pratica, e infine ha avuto una serie di riunioni in Vaticano, spiegando che la vicenda ha raggiunto anche il Papa. «Sono stato costretto a informare il Vaticano, che in realtà era già al corrente», ha detto Stockman.

L’11 settembre era giunta la risposta negativa dell’ente che dirige le cliniche belghe specializzate in disturbi psichici.

5) LA “CHIAMATA” DEL VATICANO

Pochi giorni dopo, il 20 settembre, padre Stockman aveva replicato al diniego giunto dal Belgio alla stessa richiesta del Papa con un’accorata lettera nella quale supplicava di recedere «in nome di Dio» da una condotta contraria alla missione e al carisma dell’istituto.

Leggi anche: Così i radicali vogliono introdurre l’eutanasia in Italia

Si legge in un comunicato in francese pubblicato sulla homepage del sito dell’ordine: «Dato che l’organizzazione dei Fratelli della Carità ha deciso, nella sua riunione dell’11 settembre scorso, di non modificare il suo testo di orientamento sull’applicazione dell’eutanasia e vuole dunque permettere l’eutanasia a certe condizioni nei propri ospedali, e in tal modo si oppone alla richiesta del Vaticano di conformarsi alla dottrina cattolica, e dato che gli sforzi di arrivare ad una concertazione in Belgio non hanno ottenuto il risultato sperato, l’organizzazione dei Fratelli della Carità sarà invitata dal Vaticano a esprimersi sulla sua visione, dopo di che sarà presa una decisione definitiva».

“ULTIMA CHANCE”

In questo modo, conclude la nota, «una ultima chance è concessa all’organizzazione dei Fratelli della Carità in Belgio per conformarsi alla Dottrina della Chiesa cattolica. Il Vaticano tuttavia fa sapere che non cambia nulla nella sua domanda iniziale di rispettare la vita in modo assoluto in tutte le circostanze, conformemente alla dottrina cattolica». (Avvenire, 4 ottobre)

Leggi anche: Kristina, l’infermiera che praticava la “dolce morte” sui malati, ora è in prima linea contro l’eutanasia

 

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