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La sintesi del Papa a Cesena e Bologna su politica, bene comune, lavoro e disoccupazione

© Antoine Mekary / ALETEIA
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di Barbara Castelli

La politica non dovrebbe essere né serva né padrona, ma “amica e collaboratrice”, capace di lavorare coraggiosamente per il “bene comune”, senza lasciarsi tentare dalla corruzione. La visita pastorale di Papa Francesco a Cesena, nel terzo centenario della nascita di Pio VI, ha preso il via con l’incontro con la cittadinanza, che lo attendeva in Piazza del Popolo. Un luogo emblematico, ha rimarcato il Pontefice, perché la “piazza è del popolo” e proprio in questi spazi “le aspirazioni dei singoli si confrontano con le esigenze, le aspettative e i sogni dell’intera cittadinanza”. Un luogo, insomma, dove “si impasta il bene comune di tutti”.

In una città “ricca di civiltà e carica di storia”, che ha dato i natali anche a Pio VII, il Pontefice ha messo a fuoco, ancora una volta, quale dovrebbe essere il volto vero della politica, non “asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi”. La vera ragion di essere della politica dovrebbe essere l’interesse dell’intera cittadinanza, da perseguire in modo responsabile e prudente, in modo tale da far “crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione”, senza lasciare “ai margini alcune categorie” e senza saccheggiare e inquinare “le risorse naturali”, che non “sono un pozzo senza fondo ma un tesoro donatoci da Dio perché lo usiamo con rispetto e intelligenza”.

Dinanzi a una piazza gremita, il Pontefice ha riconosciuto anche le diverse tentazioni alla quali non di rado il cuore dell’uomo cede, prima fra tutte la corruzione, “tarlo della vocazione politica”“La corruzione – ha detto – non lascia crescere la civiltà”. Un buon politico deve mettere dinanzi a tutto il bene comune, anche dinanzi alle proprie idee, quando richiesto. “Il buon politico sempre finisce per essere un martire al servizio perché lascia le proprie idee ma non le abbandona, le mette in discussione con tutti per andare verso il bene comune”.

Ai protagonisti della vita politica bisogna “esigere coerenza d’impegno, preparazione, rettitudine morale, capacità d’iniziativa, pazienza e forza d’animo nell’affrontare le sfide di oggi, senza tuttavia pretendere un’impossibile perfezione”. Tutti, infatti, siamo imperfetti e tutti possiamo sbagliare. La bacchetta magica non funziona neanche in politicaecco perché non ha senso “balconare” la vita aspettando che gli altri falliscano. “E’ un comportamento che non costruisce la civiltà”.

In una terra – la Romagna – tradizionalmente accesa di passioni politiche, Papa Francesco ha, infine, suggerito, ancora una volta, il dialogo, soprattutto con giovani e anziani: “i giovani perché hanno questa forza di portare avanti una cosa; e gli anziani perché hanno la saggezza della vita”. Il dialogo, quindi, come primo passo per costruire una società armonica, che non lasci indietro nessuno.

In Piazza Maggiore a Bologna si è svolto poi l’incontro di Papa Francesco con il mondo del lavoro e i disoccupati. Dopo il saluto di mons. Matteo Zuppi, arcivescovo della città, il Papa ha parlato subito della “situazione difficile, a volte angosciante, della mancanza di lavoro”.

“Voi – ha detto – rappresentate parti sociali diverse, spesso in discussione anche aspra tra loro, ma avete imparato che solo insieme si può uscire dalla crisi e costruire il futuro. Solo il dialogo, nelle reciproche competenze, può permettere di trovare risposte efficaci e innovative per tutti, anche sulla qualità del lavoro, in particolare l’indispensabile welfare. È quello che alcuni chiamano il “sistema Emilia”. Cercate di portarlo avanti. C’è bisogno di soluzioni stabili e capaci di aiutare a guardare al futuro per rispondere alle necessità delle persone e delle famiglie”.

“Nel vostro territorio da lungo tempo si è sviluppata l’esperienza cooperativa, che nasce dal valore fondamentale della solidarietà. Oggi essa ha ancora molto da offrire, anche per aiutare tanti che sono in difficoltà e hanno bisogno di quell’“ascensore sociale” che secondo alcuni sarebbe del tutto fuori uso. Non pieghiamo mai la solidarietà alla logica del profitto finanziario, anche perché così la togliamo – potrei dire la rubiamo – ai più deboli che ne hanno tanto bisogno. Cercare una società più giusta non è un sogno del passato ma un impegno, un lavoro, che ha bisogno oggi di tutti”.

“La situazione della disoccupazione giovanile e quella di tanti che hanno perduto il lavoro e non riescono a reinserirsi sono realtà alle quali non possiamo abituarci, trattandole come se fossero solamente delle statistiche. E questa è la tentazione”.

“L’accoglienza e la lotta alla povertà passano in gran parte attraverso il lavoro. Non si offre vero aiuto ai poveri senza che possano trovare lavoro e dignità. Questa è la sfida appassionante, come negli anni della ricostruzione dopo la guerra, che tanta povertà aveva lasciato. Il recente “Patto per il lavoro”, che ha visto tutte le parti sociali, e anche la Chiesa, firmare un comune impegno per aiutarsi nella ricerca di risposte stabili, non di elemosine, è un metodo importante che auspico possa dare i frutti sperati”.

“La crisi economica ha una dimensione europea e globale; e, come sappiamo, essa è anche crisi etica, spirituale e umana. Alla radice c’è un tradimento del bene comune, da parte sia di singoli sia di gruppi di potere. È necessario quindi togliere centralità alla legge del profitto e assegnarla alla persona e al bene comune. Ma perché tale centralità sia reale, effettiva e non solo proclamata a parole, bisogna aumentare le opportunità di lavoro dignitoso. Questo è un compito che appartiene alla società intera: in questa fase in modo particolare, tutto il corpo sociale, nelle sue varie componenti, è chiamato a fare ogni sforzo perché il lavoro, che è fattore primario di dignità, sia una preoccupazione centrale”.

“Qui ci troviamo davanti a San Petronio, ricordato come Pater et Protector e raffigurato sempre con la città sulle sue mani. Da qui fisicamente vediamo tre aspetti costitutivi della vostra città: la Chiesa, il Comune e l’Università. Quando essi dialogano e collaborano tra loro, si rafforza il prezioso umanesimo che essi esprimono e la città – per così dire – “respira”, ha un orizzonte, e non ha paura di affrontare le sfide che si presentano. Vi incoraggio a valorizzare questo umanesimo di cui siete depositari per cercare soluzioni sapienti e lungimiranti ai complessi problemi del nostro tempo, vedendoli sì come difficoltà, ma anche come opportunità di crescita e di miglioramento. E questo che dico vale per l’Italia nel suo insieme e per l’intera Europa”.

Il Papa ha così concluso: “Cari amici, vi sono particolarmente vicino, mettendo nelle mani del Signore e della Madonna di San Luca tutte le vostre ansie e preoccupazioni”.

 

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