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“Arriveranno tre giorni di buio sulla Terra”. Ecco perché la profezia non è vera

SOLAR ECLIPSE
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Dalle Sacre Scritture alla beata Taigi, da Gaspare del Bufalo a Santa Faustina. In tanti l’avrebbero preannunciata. Ma si tratta di scritti non originali o di interpretazioni (assolutamente) forzate.

METAFORA DELL’ASSENZA DI DIO

La descrizione è in gran parte vaga, si parla d’una perdita di luminosità generale del firmamento senza specificare la durata di tale evento, tuttavia rimane un indizio fondamentale. Questo secondo passo è tradotto fedelmente al testo originale dunque, anche in questo caso, possiamo esser sicuri che l’estratto non si presti ad interpretazioni diverse o arbitrarie.

Il verbo σκοτίζω (nel testo σκοτισθῇ) significa generalmente “oscurare“, ma può anche essere inteso come “assenza della luce di Dio“ sulla Terra, dandone così un’interpretazione allegorica, in riferimento ai tanti mali che segnano l’umanità, guerre, lotte di potere, corruzione, cattiverie tra gli uomini.

“COME IL FUMO DI UNA GRANDE FORNACE…”

In alcune visioni l’aria pestilenziale e l’oscurità che si diffonderanno sulla terra sono descritte come accompagnate dai demoni dell’inferno che saranno tutti liberati dalla loro prigione di fuoco per torturare atrocemente gli uomini.

L’evento di per sé potrebbe essere ricollegabile al passo dell’Apocalisse (9:1-4):

“Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso; egli aprì il pozzo dell’Abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera. Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte”.

Come spiegava lo studioso dell’Apocalisse Giancarlo Biguzzi ad Aleteia (6 luglio 2016) l’Apocalisse non preannuncia oscuramenti del Sole o violenti giudizi divini. «Ed è sbagliato intendere il settenario dei sigilli come settenario di flagelli. L’esegesi moderna e contemporanea ha mal interpretato quello che è in realtà un settenario di rivelazione (Ap 1,1) , in quanto Cristo Agnello apre un rotolo sigillato con sette sigilli e ne fa conoscere il contenuto».

Così in questi due millenni è che il libro di Giovanni «oggi è volgarizzato, senza più prospettive trascendenti, in chiave di catastrofe finale, da cui si può tutt’al più cercare scampo».

L’Apocalisse è una lettura della storia di quel tempo. Una lettura che Biguzzi definisce «“in spirito”, cioè nello spirito profetico, perché il mistero Dio lo rivela ai profeti (10,7)», il cui sottofondo resta la lotta eterna tra il Bene e il Male con l’autore che non si sbilancia sulla vittoria del primo sul secondo o viceversa.

NELL’ANTICO TESTAMENTO

L’Apocalisse non è l’unico testo biblico in cui vi sono degli elementi riconducibili ai famigerati “tre giorni di buio“.

Rileggendo l’Esodo (10:21-22), troviamo un passaggio secondo cui il fenomeno si sarebbe verificato durante le “Piaghe d’Egitto”:

“Allora il Signore disse a Mosè: «Stendi la tua mano verso il cielo e vi siano tenebre nel paese d’Egitto, così fitte da potersi toccare. Mosè stese la sua mano verso il cielo e per tre giorni ci fu una fitta oscurità in tutto il paese d’Egitto”.

Nelle nona piaga d’Egitto (penultima) la luce lascia spazio alle tenebre, preannunciando l’ultimo e devastante castigo.

L’ oscurità nel mondo la descrive anche il profeta Gioele ben 600 anni prima di Giovanni:

“Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e terribile giorno dell’Eterno” (Gioele, 2:31).

Sulla questione “buio”, infine, scrissero – rispettivamente 800 e 700 anni prima che fosse composta l’Apocalisse – i profeti Amos (8:9) (“In quel giorno – oracolo del Signore Dio – farò tramontare il sole a mezzodì e oscurerò la terra in pieno giorno”) e Sofonia (1:14-15) (“È vicino il gran giorno del Signore (…)  giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità”)  (venitedame.org).

I profeti ebrei minacciavano spesso un giudizio divino, ma nell’ordine storico, cioè sui popoli nemici d’Israele o sui grandi imperi affermatisi con la violenza, come risposta alla loro affermazione sul territorio che dissociava totalmente dai valori insegnati da Dio agli uomini (http://www.treccani.it).

I loro appaiono, dunque, più come severi ammonimenti, che come fatti profetici che si sarebbero verificati negli anni a venire.

 

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