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Identità e dialogo: la proposta dell’ultimo libro di Mario Adinolfi

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AFP PHOTO / MARINA MILITARE


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“O capiamo o moriamo” esce autoprodotto e scala rapidamente le classifiche Amazon. In qualche modo è il sequel di un altro bestseller, ma mostra segni inediti di una visione globale, l'ambizione di una lettura che mette insieme molti dati

È uscito appena otto giorni fa ed ha rapidamente scalato la classifica delle vendite di Amazon: ancora prima che l’autore ne toccasse con mano una copia, il titolo era nella top ten e superava quelli di personaggi popolari come Giuseppe Cruciani. Non ha un editore con forte distribuzione, alle spalle (in realtà YouCanPrint non ha alcuna distribuzione, in senso “canonico”), eppure O capiamo o moriamo – l’ultimo libro di Mario Adinolfi – sembra destinato a bissare il successo di Voglio la mamma, opera penultima, che con 50mila copie era entrato comodamente nell’empireo dei bestseller italiani.

Le autobiografie di un cronista schivo

E se qualcuno si aspettava un “Voglio il papà” come degno sequel di Voglio la mamma, forse non resterà deluso. Il settimo capitolo – cioè uno dei due centrali, tra i quindici che lo compongono – comincia così:

Ho scritto il mio precedente libro, Voglio la mamma, spinto dalla necessità di chiudere il cerchio di una dolorosa vicenda personale. Mia sorella viveva in simbiosi con mia mamma negli ultimi dolorosi mesi della sua esistenza, pretendeva di dormire a 23 anni quasi compiuti tutte le notti nel letto con lei, a lei si aggrappava come ultimo barlume di senso ricercato e trovato in un’esistenza che per lei non ne aveva più. E mia mamma, protettiva come solo una mamma sa essere, le dormiva accanto anche la notte in cui Ielma si è alzata di scatto alle due stavolta per eluderne la protezione cercando la finestra della cucina, l’unica dalla quale da casa nostra potesse finalmente consegnarsi al vuoto, inutilmente rincorsa nell’ultimo istante da mia madre che l’ha vista precipitare e schiantarsi al suolo. | Scrivo questo libro sotto l’onda emotiva propagata invece nel mio cuore dopo la lunga malattia di mio padre, che l’ha portato alla morte poco più di un anno fa. […] La vicenda biografica di mio padre è il cuore sanguinante di questo libro, perché esistono uomini che hanno dedicato tutta la loro vita ai valori saldi della famiglia e del rispetto di Dio e della legge, con onestà e rettitudine, venendone in qualche modo ripagati. La moneta più preziosa è la nostra memoria grata.

Mario Adinolfi, O capiamo o moriamo 65-66.71

Insomma, è un libro autobiografico? Si potrebbe rispondere che ogni buon libro lo è, a ben vedere, ma questo non è – per così dire – il “diario personale” dell’autore. A quanti potranno guardare con sospetto la copertina, immaginandosi un libro di “propaganda”, risponde direttamente l’autore dall’ultimo vero capitolo, il quattordicesimo (il quindicesimo è una pagina di conclusioni) – il solo capitolo dedicato appunto a una proposta politica –:

Questo non è un libro di propaganda partitica, i dubbi e le questioni che abbiamo posto interrogano pienamente tutti, qualsiasi sia il colore della propria fede politica, così come tutti sono chiamati a dare risposte.

Ivi 165

Un piccolo saggio sulla grande storia

Come è noto l’autore – famoso per il suo essere un blogger dai tratti coloriti nonché un opinionista con la passione dei numeri – è prima di tutto un giornalista e un politico: sarebbe dunque difficile aspettarsi un libro che non sappia di cronaca e che non esprima un orientamento del vivere comune. Quello che però non molti sanno è che Adinolfi è per formazione uno storico, e in nessuno dei suoi libri come in questo traspaiono l’ambizione e un (forse non malriuscito) tentativo di opera genuinamente storica: se già in Voglio la mamma si resta impressionati dalla quantità di dati scodellati pagina dopo pagina in un libretto tascabile dal colore egocentrico (la copertina è stata rossa per quasi tutte le edizioni), in O capiamo o moriamo essa si ritrova esponenzialmente moltiplicata, e il lettore ha l’impressione di vedersi squadernare davanti le sottili trame della storia che ci troviamo a vivere in questi anni e negli ultimi decenni.

Il colore della copertina

Anche stavolta il libretto, decisamente più spesso del precedente, si presenta con una veste sgargiante: quelli che hanno buona memoria penseranno a una citazione del “Libretto verde” di Gheddafi, mentre i più impulsivi ipotizzeranno un intento provocatorio all’indirizzo di un preciso partito italiano. Tutti sarebbero fuori strada, ma per i primi si potrebbe commentare con un laconico “fuochino…” In realtà O capiamo o moriamo parla molto di islam, ma non da un punto di vista teologico (Adinolfi non ha competenze specifiche da esprimere in merito), né su un piano squisitamente sociologico (ché non gli interessa fare accademia). Il colore della copertina è l’esatto punto di pantone della bandiera dell’Arabia Saudita, che come elemento grafico porta una spada. Ma vediamo cosa dice Adinolfi:

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