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Quello che non sappiamo su San Girolamo è proprio quello che dovremmo sapere

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Meg Hunter-Kilmer - pubblicato il 29/09/17

Era estremamente agitato, impaziente e orgoglioso... ma non è per questo che è santo

Probabilmente sapete qualcosa su San Girolamo. Era un Padre della Chiesa, quello che tradusse la Bibbia in latino direttamente dai testi ebraici dell’Antico Testamento anziché affidarsi alla traduzione greca nota come Septuaginta.

Probabilmente conoscete anche il suo temperamento.

In generale, sono queste le cose che menzioniamo quando parliamo di San Girolamo. Non diciamo che una volta aveva un certo temperamento e poi lo ha dominato; no, condividiamo gli insulti caustici (ma eloquenti) di un uomo che qualcuno avrebbe soprannominato “il grande ingiurioso”, forse sottolineando che se Girolamo è diventato santo c’è speranza anche per noi.

Girolamo è uno splendido testimone della misericordia di Dio effusa sui peccatori più incalliti, ma non canonizziamo le persone solo perché hanno ricevuto misericordia. Le canonizziamo perché sono testimoni di come quella misericordia ci possa trasformare, e Girolamo è proprio questo.

Nato a metà del IV secolo nell’Europa centrale, era figlio di genitori cristiani ma non venne battezzato fino quasi a 20 anni. Girolamo divenne gradualmente sempre più cristiano, ma se il suo lavoro accademico era teologico, nel tempo libero leggeva letteratura pagana, fino a una notte in cui sognò di trovarsi davanti al trono di Dio. “Chi sei?”, gli chiese il Signore. “Sono un cristiano”, rispose Girolamo. “No, non sei un cristiano. Sei un ciceroniano. Perché là dov’è il tuo tesoro sarà anche il tuo cuore”, si sentì replicare. Girolamo abbandonò allora le cose e gli interessi mondani che lo avevano consumato e si dedicò con tutte le sue forze a perseguire la santità.

Divenne monaco e un grande asceta. Quando era tentato dai peccati della carne, si volgeva al difficile studio dell’ebraico come distrazione. Era direttore spirituale di molte donne, alcune delle quali sono diventate sante, e le istruiva in greco, ebraico e latino, nonché in teologia. Scrisse molto, gli occhi concentrati sulla Parola divina, cercando sempre di portarla al popolo di Dio.

Le sue buone opere non erano solo intellettuali. Girolamo si trasferì a Betlemme e aprì una scuola e una casa per pellegrini di modo che (secondo la sua seguace Santa Paola) “se Maria e Giuseppe avessero visitato di nuovo Betlemme avrebbero avuto un posto in cui stare”. Quando Roma venne saccheggiata, Girolamo constatò la grande ondata di rifugiati che si riversavano in Terra Santa e si fece avanti per dare una mano. “Ho messo da parte il mio commento su Ezechiele e quasi tutti gli studi”, scrisse, “perché oggi dobbiamo tradurre i precetti delle Scritture in fatti; anziché dire parole sante dobbiamo metterle in pratica”.

Ma era anche un uomo iroso. Scriveva insulto dopo insulto su eretici e santi. Odiava Ambrogio e attaccò Agostino, che essendo più caritatevole di natura disse di lui: “Quello che Girolamo ignora, nessun mortale l’ha mai saputo”. Odiava le eresie di Ario e Origene e chiunque sembrasse abbracciarle.

Più di tutto, però, Girolamo odiava la sua ira. Era più duro con le sue mancanze che con quelle di chiunque altro; in una lettera in cui cercava di riconciliarsi con una zia lontana si lamentò dicendo: “Ahimé, quanto sono disgraziato!”

Voleva disperatamente sconfiggere il suo temperamento e fece molto per riuscirci, portando perfino una pietra in giro con sé per colpirsi quando la rabbia minacciava di sopraffarlo. Papa Sisto V, passando vicino a un dipinto di San Girolamo con in mano la pietra, commentò: “Fai bene a portare quella pietra, perché senza di lei la Chiesa non ti avrebbe mai canonizzato”.

Questa affermazione sottolinea il genio di Girolamo. Più che semplice abilità intellettuale, Girolamo ci offre una testimonianza di penitenza mondana. Girolamo non era né una prostituta pentita né un satanista, ma semplicemente un uomo ordinario con un certo temperamento. Pregò per tutta la vita di essere liberato dal vizio dell’ira, che definiva “la porta attraverso la quale tutti i vizi entrano nell’anima”, ma invano. E tuttavia non gettò mai la spugna. Cercava sempre il perdono. Provava continuamente a tenere a freno la lingua e a calmare i nervi. Anche se non aveva paragoni nella conoscenza scritturale, si rifece all’autorità della Chiesa sulla questione relativa a quali libri appartenessero alla Bibbia. Per grazia di Dio, cercò pace, pazienza e umiltà pur essendo estremamente agitato, impaziente e orgoglioso.

È questo che rende Girolamo un grande santo. Non sono le sue traduzioni né i suoi commenti, né le sue lettere o controversie. È il fatto che non smise mai di cercare di essere un cristiano nei fatti come a livello nominale; in Paradiso ci è finalmente riuscito.

Il 30 settembre, festa di San Girolamo, chiediamo la sua intercessione per essere perseveranti nel perseguimento della santità, qualunque ostacolo possiamo incontrare. San Girolamo, prega per noi!

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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