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Com’è morto davvero Giovanni Paolo I?

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Salvador Aragonés - pubblicato il 29/09/17

Se è morto di morte naturale perché tanto morbosità?

39 anni fa Papa Giovanni Paolo I, già Patriarca di Venezia, il cardinale Albino Luciani, è morto di morte naturale. Oggi lo si può dire. La notizia commosse il mondo. Dopo soli 33 giorni dalla sua elezione a Pontefice, la sua semplicità, il suo sorriso e la sua cordialità avevano già superato tutte le frontiere. Era “il Papa del sorriso”. Aveva 65 anni, non era anziano. È morto il 28 settembre 1978.

Il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in un atto celebrato a Venezia il 28 agosto collegato a Papa Luciani ha dichiarato che si spera che Giovanni Paolo I sia beatificato presto. “Credo che ci sia già qualche cosa. Se il miracolo verrà approvato si procederà in tempi brevi”. Il prossimo anno si compiranno 40 anni dal suo breve pontificato.

Il Papa morì nella sua camera da letto. Aveva dei fogli in mano e la luce accesa. La nota ufficiale del Vaticano disse che era morto per “infarto acuto al miocardio” e che venne trovato dal suo segretario, l’irlandese padre John Magee.




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In realtà fu suor Vincenza, che lo assisteva dai tempi di Venezia, a trovare Papa Luciani senza vita alle 5.30. Come ogni mattina, la religiosa gli lasciava una tazzina di caffè fuori dalla sua stanza da letto, e quando tornò per riprenderla vide che il Papa non aveva bevuto. Bussò alla porta e nessuno risposte. Aprì la porta e trovò il Papa reclinato sul letto con i fogli in mano, morto.

La religiosa chiamò rapidamente il segretario papale, padre Magee, che constatò il decesso del Pontefice. Chiamò quindi il cardinale francese Jean Villot, Segretario di Stato, e questi a sua volta chiamò il medico di guardia, Renato Buzzonetti, perché il titolare era in vacanza. Il dottor Buzzonetti certificò l’infarto acuto al miocardio.

La notizia si diffuse come un lampo. “Il Papa del sorriso è morto”, era il titolo che appariva ovunque. La notizia sembrava incredibile. I cardinali erano da poco tornati alle rispettive sedi episcopali dopo il Conclave dopo un mese di assenza e già dovevano tornare a Roma per assistere a un altro Conclave, quello che da cui poi sarebbe stato eletto Karol Wojtyła, il futuro San Giovanni Paolo II.




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Una fonte molto vicina commentò che Papa Luciani era sopraffatto dalle tante carte e dai documenti che doveva leggere e scrivere, soprattutto leggere. Era a tal punto così che una volta, di fronte a una montagna di carte, gli venne chiesto cosa lo preoccupasse e se voleva una macchina da scrivere (all’epoca i computer non erano sul mercato) e il Papa rispose: “Quello di cui avrei bisogno è una macchina da leggere!”. E infatti morì con i fogli in mano.

Il cardinale Albino Luciani venne eletto Papa nel secondo giorno del Conclave, il 26 agosto 1978. Tranne due cardinali polacchi, Stefan Wyszyński di Varsavia e Primate di Polonia e Karol Wojtyła di Cracovia, nessuno si rese conto che proprio il 26 agosto è la grande festa della Madonna Nera di Jasna Góra, la Madonna di Częstochowa, alla quale sono tanto devoti i polacchi, Wojtyła in particolare.

Quando morì Giovanni Paolo I, l’allora cardinal Wojtyła si ricordò della Madonna di Częstochowa, nella cui festa era stato eletto il Papa. Molti cardinali si chiesero che significato avesse un pontificato così breve e cosa volesse dire lo Spirito Santo. I cardinali polacchi lo seppero quando venne eletto Papa il cardinal Wojtyła.

La morte improvvisa del Papa sei settimane dopo la sua elezione era un evento unico nella storia. Era un’epoca in cui l’informazione del Vaticano soffriva di poca trasparenza, e questo è sempre il motivo per cui sorgono mille e una voce, mezze verità, bugie.

Il giornalismo anglosassone, molto rigoroso in alcuni casi e molto sensazionalista in altri, lanciò la teoria dell’assassinio. Il titolo “Murder in Vatican City” era appetitoso. Bisogna verificare le contraddizioni e le mezze parole tra le varie dichiarazioni rilasciate dopo la morte del Papa. Si doveva compiere un’inchiesta in Vaticano – anche se tra funzionari e monsignori di secondo rango – e trovare il punto debole. E iniziò così a prendere corpo la teoria dell’omicidio. Gli auturi sarebbero stati la mafia italo-americana collegata alla banca del Vaticano, la massoneria e perfino settori estremi della Chiesa.




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All’epoca ero corrispondente stampa a Roma. Ho letto abbastanza di ciò che è stato scritto sulla morte di Papa Luciani e ho constatato molti errori, falsità e confusione a livello di persone, cariche, date e dati concreti in articoli e libri. Continuo quindi a confidare nella versione che come giornalista ho visto e ascoltato a Roma sulla morte di Giovanni Paolo I: morte naturale per infarto.

Il giornalista John Cornwell, ex seminarista “convertito” all’ateismo, è stato quello che ha giocato di più con la tesi dell’assassinio di Giovanni Paolo I. La stessa BBC dovette rettificare e riconoscere il suo “errore” in un reportage ispirato a Cornwell che accusava la Chiesa di silenzio di fronte al nazismo e all’Olocausto.

Col passare degli anni la verità si sta ormai imponendo. Giovanni Paolo II ha indagato sul tema e ha visto che non c’era niente di fondato. Credo che tutto questo trambusto informativo sia stato dovuto alle informazioni scarse e parziali che vennero fornite.

Il mondo era inoltre diviso in due blocchi, quello comunista e quello occidentale. Anche la Chiesa era divisa per via delle dispute del post-Concilio. Tutto era possibile.

Il segretario particolare del Papa, don Diego Lorenzi, che lo era già a Venezia, dichiarò a Il Corriere di Como che il 27 settembre 1978, poco prima di morire, a cena c’erano Papa Luciani, padre Magee e lui. Il Papa disse che sentiva delle fitte e un forte senso di oppressione, e si mise le mani davanti al petto. Padre Magee disse: “C’è il medico di turno, lo chiamiamo”, ma il Papa replicò: “Sta passando”.

“Quando lo accompagnai in camera indicai la testata del letto con il pulsante per chiamare in caso di necessità. Qualche ora dopo fu trovato morto. Si attribuì il decesso a infarto al miocardio intorno alle 23. E io a ciò mi attengo, né ho altro da aggiungere”, ha dichiarato don Lorenzi, dell’Opera Don Orione.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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