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Quando è nata l’abitudine di farsi il segno della croce?

Marko Vombergar / Aleteia
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I primi cristiani lo facevano? Sembra di sì

Ogni volta che facciamo il segno della croce mettiamo in pratica una grande lezione di teologia nella vita quotidiana: mettiamo la croce di Cristo dalla nostra testa al nostro cuore, e dalla spalla sinistra a quella destra, perché Gesù benedica i nostri pensieri, i nostri amori e il lavoro delle nostre mani, mentre invochiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, tre persone distinte nell’unità di un unico vero Dio.

La storia del segno della croce ha origine in Tertulliano, il padre della Chiesa delle origini vissuto tra il 160 e il 220 d.C.: “In tutti i nostri viaggi e movimenti, in tutte le nostre partenze e nei nostri arrivi, quando ci mettiamo le scarpe, quando facciamo il bagno, a tavola, quando prendiamo le nostre candele, quando andiamo a letto, quando ci sediamo, in qualsiasi dei compiti di cui ci occupiamo segniamo la nostra fronte con il segno della croce”.

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In origine si tracciava una piccola croce sulla fronte con il pollice o un altro dito. Se risulta difficile segnalare con esattezza quando sia cambiato il tracciare la piccola croce sulla fronte arrivando alla pratica moderna di tracciare una lunga croce dalla fronte al petto e da spalla a spalla, quello che invece sappiamo è che questo cambiamento è avvenuto verso l’XI secolo d.C., quando il Libro di Preghiere del re Enrico menziona un’istruzione di “segnare con la santa croce i quattro lati del corpo”.

Il segno della croce nella vita del cristiano

Fare il segno della croce è un’abitudine cristiana che affonda le radici nei primi tempi della Chiesa, come si constata nei testi che seguono:

1. Fate il segno della croce quando mangiate, bevete, vi sedete e andate a letto. Per dirla in breve, fatelo in ogni momento e in tutte le occasioni (SAN CIRILLO DI GERUSALEMME, Catechesi, 4, 3).

2. In tutte le cose della nostra religione ci avvaliamo del segno della croce. Per questo la croce si chiama segno, perché la usiamo perché non ci si avvicini alcun male che possa infettarci (SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, Sull’adorazione della Croce, 257).

3. Nessuno si vergogni dei simboli sacri della nostra salvezza […]; portiamo piuttosto da ogni parte, come una corona, la Croce di Cristo. Tutto, in effetti, entra in noi attraverso la Croce. Quando dobbiamo rigenerarci, lì è presente la Croce; quando ci nutriamo del mistico pasto; quando veniamo consacrati ministri dell’altare; quando si svolge qualsiasi altro ministero, c’è sempre questo simbolo di vittoria. Da ciò deriva il fervore con cui lo inscriviamo e lo disegniamo, nelle nostre case, sulle pareti, sulle finestre, sulla nostra fronte e sul cuore. Perché questo è il segno della nostra salvezza, il segno della libertà del genere umano, il segno della bontà di Dio nei nostri confronti (SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelie sul Vangelo di Matteo, 54).

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