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I 9 cori angelici e il ruolo dato loro da Dio

I Tre Arcangeli e Tobiolo (tempera su tavola) di Francesco Botticini (c.1446-97); 135x154 cm; Galleria degli Uffizi, Firenze.
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Ogni angelo è creato per un obiettivo specifico nel cosmo

Gli angeli sono esseri spirituali creati da Dio, naturalmente invisibili all’occhio umano ma che sono intorno a noi e mettono costantemente in pratica i compiti che Dio ha affidato loro.

Tradizionalmente gli angeli vengono classificati in quelli che vengono definiti nove “cori” o “schiere“. Questa divisione si basa su nove nomi di angeli che si rinvengono nelle Sacre Scritture.

San Paolo scrive di loro nelle sue lettere:

Illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi… Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro (Efesini 1, 18, 20-21).

Perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui (Colossesi 1, 16).

L’Antico Testamento aggiunge in molti passi i cherubini e i serafini, e gli arcangeli vengono nominati sia nel Nuovo Testamento (Gabriele, Michele) che nell’Antico (Raffaele e Michele).

San Gregorio Magno inserisce tutti i “cori” in un’unica lista in una delle sue omelie: “Sappiamo sulla base dell’autorità della Scrittura che ci sono nove ordini di angeli, ovvero angeli, arcangeli, virtù, potestà, principati, dominazioni, troni, cherubini e serafini”.

Si crede che ciascuno di questi cori abbia ricevuto da Dio un compito speciale. Il teologo e filosofo Peter Kreeft offre un bel riassunto di questi cori e dei loro ruoli nel suo libro Angels and Demons:

I primi tre livelli vedono e adorano Dio direttamente:

I serafini, il coro più elevato, comprendono Dio con la massima chiarezza, e quindi il loro amore è il più ardente (“Serafino” significa “colui che arde”). Lucifero (“Portatore di luce”) era uno di loro. È per questo che è ancora molto potente e pericoloso.

Anche i cherubini contemplano Dio, ma meno in Sé che nella sua Provvidenza (“Cherubino” significa “pienezza di saggezza”).

I troni contemplano il potere e i giudizi di Dio (i troni simboleggiano il potere giudiziale, giuridico).

I successivi tre cori realizzano i progetti provvidenziali di Dio per l’universo:

Le dominazioni o “domini” (“autorità”) comandano gli angeli inferiori posti sotto di loro.

Le virtù ricevono gli ordini dalle dominazioni e “gestiscono” l’universo, per così dire, soprattutto i corpi celesti (per “virtù” si intende potere, forza, o energia).

Le potestà servono le virtù lottando contro le influenze maligne che si oppongono al progetto provvidenziale delle virtù.

Gli ultimi tre cori ordinano direttamente le questioni umane:

I principati si prendono cura dei principati terreni, ovvero città, Nazioni e regni.

Gli arcangeli (come Gabriele) portano agli uomini gli importanti messaggi di Dio.

Gli angeli ordinari sono gli “angeli custodi”, uno per ogni individuo.

Questo ordine tradizionale degli angeli è una convinzione cattolica accettata, anche se non fa parte dei dogmi ufficiali della Chiesa. San Tommaso d’Aquino è un altro teologo della Chiesa che ha trovato questi cori diversi di angeli nel corso della Scrittura e ha cercato un modo coerente di organizzarli. L’Aquinate dedica un’intera questione nella sua Summa Theologiae a questo concetto, e il riassunto di Kreeft che abbiamo riportato deriva parzialmente da questo.

L’aspetto interessante è che in base a questa organizzazione solo gli arcangeli e gli angeli (ordinari) hanno un rapporto diretto con gli umani. Le tante moltitudini degli altri cori angelici o sono con Dio o governano il mondo in modo invisibile. Un’eccezione è San Francesco d’Assisi, che ricevette le stigmate, o ferite di Cristo, da un serafino. Per questo motivo è noto tra i francescani come “padre serafico”.

Che festa sarà per i nostri occhi quando, come Cristo ha detto a Natanaele, vedremo “il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”!

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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