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Verso la Terza Conferenza sulla Famiglia. Prima che sia tardi…

RODZINA W OGRODZIE
Shutterstock
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Anni di attesa e la speranza di riuscire ad imprimere una svolta nella prossima legge finanziaria, l’ultima di questa legislatura

Alla vigilia della Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia (28 e 29 settembre a Roma) è sempre più evidente che molto va ancora fatto e molto va portato – nuovamente – all’attenzione del mondo politico. Le difficoltà delle famiglie sono molteplici, da quelle squisitamente economiche (il costo della vita, la precarietà specie tra i giovani) a quelle culturali, la difficoltà di essere una famiglia in un tessuto sociale che è sempre meno solidale, sempre più individualista e sempre meno aperto alla generatività. Il presidente del Forum Famiglie sintetizza così:

Del resto le nostre città sono – per esempio – a misura di bambino? Esiste una tutela reale della genitorialità con permessi, flessibilità? Di questo dovrà discutere questo appuntamento a lungo cercato e che – a causa delle dimissioni del Ministro Costa – ha rischiato di saltare, una ipotesi davvero grave se si pensa che le due precedenti Conferenze sulla Famiglia, si sono svolte a Firenze nel 2007 e a Milano nel 2010 e che l’obbiettivo era di farlo ogni due anni. Ne mancherebbero tre all’appello.

Leggi anche: Fisco, Stato e famiglie. La famiglia al tempo della crisi

Un Paese col futuro in fuga

Sono due le principali “spie” della crisi del nostro paese: la crisi demografica (di cui abbiamo parlato più volte), cioè la crisi della natalità e dall’altro lato la fuga – sempre più massiccia – di giovani altamente qualificati. I dati, da questo punto di vista, sono davvero allarmanti. Se si considera che l’Italia è tra i paesi con meno laureati nella popolazione (solo il 14.8% della popolazione è laureata) in Europa, il fatto che ben il 31% dei giovani che lascia il Belpaese è laureato fa capire che chi fugge è ben preparato e porta quel sapere, quella inventiva lontano dall’Italia e quindi impoverisce due volte il tessuto produttivo italiano. Ma lo fa per egoismo o per necessità? Il dato della disoccupazione giovanile (a giugno) era – sebbene in calo – al 35%, una specie di editto di espulsione forzata per gli under-30. La disoccupazione giovanile media in Europa è il 18%, la metà dell’Italia. Ed ecco che la fuga dei nostri connazionali verso Germania e Gran Bretagna si spiega facilmente. Sul Corriere della Sera Francesco Billari, professore di demografia alla Bocconi spiega che spiega come oltre al futuro, i giovani si portano via anche il “passato”, la disgregazione delle famiglie, famiglie oltretutto sempre di più composte da un solo figlio, significhino lo svuotamento delle tradizioni:

Ma è vero che visto dalla parte di chi resta, «è la prima volta soprattutto partono i figli unici. In passato le famiglie non si disgregavano o perché finivano per partire tutti o perché c’era sempre uno o due figli o figlie che restava indietro. Ma oggi questo fenomeno porrà delle sfide al welfare: la popolazione sarà mediamente più vecchia di quel che ci si aspettava e sarà più sola per quel fenomeno che si definisce già il “care drain”». Certo tecnologie e trasporti rendono più semplice la lontananza per esempio all’interno dell’Europa ma ci sono momenti in cui la vicinanza anche fisica è fondamentale, insostituibile: «Non solo, oggi 150 mila italiani che se ne vanno possono sembrare pochi, ma proiettiamo la cifra in dieci anni, fa 1 milione e mezzo» (Corriere della Sera, 25 settembre).

Un paese cattolico solo a parole

La laicissima Francia nel 2016 è aumentata di 266mila unità, l’Italia è diminuita di 76mila. Il saldo naturale (cioè la differenza nati/ morti) per la Francia è +198 mila, per noi -142mila. Questa differenza è certamente dovuta alla rimozione degli ostacoli di natura economica e sociale nella formazione delle famiglie. In Italia tutto questo manca, e lo Stato fa affidamento sulle risorse interne alle famiglie: i nonni in primis. Ma ormai, dopo un decennio di crisi economica, anche le risorse generazionali sono venute meno.

Leggi anche: Meno figli? Colpa anche della crisi

La Conferenza, tra polemiche e ripartenze

Sul sito del Dipartimento Politiche per la famiglia si legge:

La Conferenza, che vedrà la attiva partecipazione delle Istituzioni di tutti i livelli di governo, delle parti sociali e delle organizzazioni rappresentative della società civile, affronterà temi di grande rilevanza ed attualità quali quelli della crisi demografica, delle politiche fiscali a favore della famiglia e delle misure di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

La Conferenza costituirà un’occasione di riflessione, partecipazione, confronto e di dibattito sui temi della famiglia, considerata in tutte le sue componenti e problematiche generazionali, ed avrà come focus la discussione ed il confronto delle linee generali del prossimo Piano Nazionale per la Famiglia, sulla base dei lavori sinora portati avanti dall’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia, ricostituito nel settembre dello scorso anno.

Sono sei i gruppi di lavoro che daranno vita al’incontro. Il lavoro preparatorio è stato diretto dall’Osservatorio nazionale presieduto dal magistrato Simonetta Matone che ha coordinato anche il gruppo “Famiglia risorsa” su fragilità, povertà, educazione. Due gruppi hanno messo al centro il tema della fiscalità. Il primo coordinato da Marco Alleva (Università Cattolica), il secondo da Mauro Maré (Università Luiss). Gli altri gruppi si sono occupati di demografia (Gian Luigi De Palo, presidente Forum); welfare (Riccardo Prandini, Università di Bologna); diritto di famiglia (Gianni Ballarani, Lateranense). La Matone ad Avvenire ha precisato il suo punto di vista sulle esigenze della famiglia e gli obbiettivi della Conferenza:

«Molto semplice – osserva ancora la presidente dell’Osservatorio sulla famiglia – visto che abbiamo deciso di dedicarci ai problemi reali della maggioranza delle famiglie, lasciando da parte situazioni marginali che riguardano piccole, se non irrisorie minoranze che spesso sono il frutto di solo di egoismi personali. Parleremo di vere emergenze, non di pretese ideologiche. E lo posso dire con cognizione di causa visto che per 17 anni, da magistrato, mi sono occupata di famiglie in difficoltà. E le famiglie in difficoltà, per dirlo con franchezza, non sono quelle che cercano un figlio a tutti costi – e a caro prezzo – con l’utero in affitto. Questi non sono i problemi quotidiani delle famiglie ordinarie. Noi parleremo di bisogni ed esigenze autentiche. Punto».

Parole che sicuramente non piaceranno alle associazioni LGBT escluse dal tavolo (partecipano invece Arcigay e Agedo, l’associazione dei genitori di persone omosessuali) come Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow che lamentano, in un comunicato: “L’esclusione delle associazioni rappresentative del mondo Lgbt è grave, e il solo fatto che si parli di ‘famiglia’, e non di di ‘famiglie’ come sarebbe più corretto, è altamente significativo. Il Governo non può farsi promotore di un evento che si rifiuta di prendere in considerazione le istanze sia delle famiglie omoparentali di nuova costituzione, cioè che hanno avuto figli all’interno della coppia omosessuale, sia delle numerose famiglie ricomposte in cui un componente della coppia omosessuale abbia avuto figli da relazione etero precedente, tutte realtà in cui sono presenti bambini e ragazzi che vanno tutelati”.

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