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Alla consacrazione volevo offrirmi per un ragazzo malato, ma ho avuto paura

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Vorrei davvero come lui infilare le mani senza paura dentro le cose dolorose e avere la certezza che lì non si muore

Eccomi in acqua, impaurita come Pietro. Mi vergogno un po’ a scriverlo, come mi son vergognata ieri a pensarlo. In fondo ho come avuto timore di perdere qualcosa. La mia felicità? Il benessere di mio figlio? Però avvicinarsi alla sofferenza e al dolore degli altri a volte può far paura, come se farlo potesse togliere a noi, alle nostre vite a cui ci attacchiamo in maniera esasperata, come se da quello dipendesse la nostra gioia. Dallo stipendio, dalla salute, dal lavoro, dalla casa, dai progetti.

Stamattina mentre leggevo il commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco, mi sono posta questa domanda: da dove viene la mia forza? La mia felicità? Da quello che faccio, da qualcosa che possiedo o da Qualcuno?

Vorrei davvero che la mia forza venisse soltanto da Gesù!

Vorrei davvero, come il ragazzo con la maglietta dei Blink 182, infilare le mani senza paura dentro le cose dolorose e buie e avere la certezza che lì non si muore, che lì si trova il tesoro, che lì c’è risurrezione!

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