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Suor Ignatia, la suora cattolica dietro gli Alcolisti Anonimi

Per gentile concessione di www.AA.org

Patrick McNamara, PhD - pubblicato il 26/09/17

Dal 1934 suor Ignatia iniziò a esercitare privatamente il suo ministero con gli alcolisti con l’aiuto di un giovane medico, il dottor Thomas Scuderi. Cercava di curare gli alcolisti sia dal punto di vista medico che da quello pastorale, campo all’epoca non ancora esplorato. “Ha avuto una grande influenza sulla mia vita di medico”, ha ricordato Scuderi. “Mi ha insegnato ad amare le persone”. Ad ogni modo, altri medici (e anche altre suore) erano molto meno collaborativi. Suor Ignatia scrisse in seguito:

Ricordo molto distintamente di essere arrivata un giorno in cappella per la preghiera poco dopo le cinque. Incontrai il sorvegliante notturno, che mi disse in termini non fraintendibili che la prossima volta che avessi ammesso un D.T. [Delirium Tremens] in ospedale avrei fatto bene a stare in piedi tutta la notte e a corrergli dietro nei corridoi.

In un’epoca in cui gli alcolisti cronici venivano in di norma inviati negli istituti per malati mentali, suor Ignatia capì che avevano bisogno di una guarigione al di là di quello che la medicina poteva offrire. Allo stesso tempo, notò, gli ospedali mostravano “poco entusiasmo nei confronti dell’ammissione di persone che bevevano troppo liberamente”.

Il 16 agosto 1939, il dottor Smith la persuase ad ammettere ufficialmente un paziente alcolista al St. Thomas. Nel 1935, Smith e Bill Wilson, un agente cambio di New York, aveva fondato gli Alcolisti Anonimi come programma di rigenerazione morale e spirituale. Lavorando con loro, Ignatia avviò il primo centro per il trattamento ospedaliero degli alcolisti, che uno storico ha definito “un modello per molti programmi di cure chimiche negli Stati Uniti”.

Pur se esile e debole in apparenza, la biografa di suor IgnatiaMary Darrah dice che “un’intensità di espressione intelligente prevalse sul suo aspetto altrimenti fragile”.

In poche parole, l’angelo degli AA era una donna forte ed empatica che tirava fuori il bene da ogni situazione e decise di lasciare il mondo in condizioni un po’ migliori di quelle in cui lo aveva trovato. Ignatia aveva tutto il carisma di una anamchara irlandese, o amica dell’anima, e quindi avvolse facilmente le persone problematiche nel suo abbraccio.

Un paziente ha ricordato: “Mi ha salvato la vita. Attraverso di lei ho trovato Dio e la sobrietà. Mi ha amato quando non c’era niente da amare in me. È stata l’angelo degli AA”. Ma il suo era un “amore duro”, che richiedeva l’astinenza totale da alcool e droghe, il riconoscimento della propria dipendenza da un potere superiore, l’impegno nei confronti del programma degli AA e l’aiuto nei confronti di chi soffriva.

Ignatia aveva una grande devozione per gli insegnamenti spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti, soprattutto per la sua idea di “amore mediante l’azione”. Trovò un forte parallelismo tra gli scritti del santo e i Dodici Passi degli AA. Andava in giro con un compendio dei pensieri di Ignazio, insieme al classico del XIV secolo L’Imitazione di Cristo. Nei primi giorni del programma donava ai pazienti copie di entrambi. La sua spiritualità era anche ecumenica. A un paziente protestante scrisse:

L’importanza della nostra religione risiede nel renderla celestiale per chi ci circonda. Nella sua essenza, il cattolicesimo non è lontano quanto credete dalle convinzioni dei nostri fratelli separati… L’amore può superare ogni ostacolo.

Nel 1952 Ignatia aprì a Cleveland il Rosary Hill Solarium, in cui lavorò per 14 anni. Si stima che durante la sua vita abbia assistito circa 15.000 alcolisti. Come risultato del suo ministero, nota un autore, “il mondo degli alcolisti è cambiato”.

Al momento della sua morte, nel 1966, un commentatore affermò: “Se la Chiesa cattolica non la canonizza la faranno santa i protestanti”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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alcolismo

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