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La scuola di tuo figlio è sicura? Verifica sulla mappa!

Agi - pubblicato il 26/09/17 - aggiornato il 07/03/18

Tutto cominciò a San Giuliano di Puglia (31 ottobre 2002)

Un punto di partenza certo è senz’altro il 31 ottobre 2002, quando a causa di un terremoto di magnitudo 6, la scuola di San Giuliano di Puglia, un paese di 1000 abitanti in Molise, crollò uccidendo 27 scolari e una insegnante. La scuola era stata appena ristrutturata, elevata di un piano e dotata di un nuovo tetto con solaio in cemento armato. Un tetto che si rivelò fatale perché rimase intatto e schiacciò completamente la struttura intrappolando bambini e adulti. L’inchiesta si chiuse con cinque condanne definitive.

Sull’onda dell’emozione l’allora premier Silvio Berlusconi fece approvare in tutta fretta una ordinanza del presidente del consiglio dei ministri (l’OPCM n.3274) a marzo 2003 per avviare, con appositi finanziamenti, una valutazione della vulnerabilità sismica del patrimonio di edilizia pubblica italiana, a partire dai comuni ad alto rischio. Molta enfasi fu data proprio alle scuole tanto che lo stesso anno fu approvato il “Piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici” addirittura inserito nella finanziaria 2003.

Purtroppo, al di là dell’enorme partecipazione emotiva e delle dichiarazioni enfatiche, lo sforzo reale di valutazione della pericolosità sismica nel paese fu nei fatti molto ridotto negli anni successivi. Una lunga inchiesta giornalistica pubblicata su Wired nell’autunno 2012 appurò che a dieci anni dal terremoto di San Giuliano solo poco più di 3000 scuole erano state verificate. Nemmeno il 10% delle scuole italiane e poco più del 15% di quelle considerate ad alto rischio. Al tempo stesso, sempre nel corso di quella inchiesta, diversi esperti nel campo dell’ingegneria sismica hanno confermato che più del 50% del patrimonio edilizio scolastico italiano non è sicuro e, in molti casi, è ad alto rischio. Purtroppo negli ultimi anni gli episodi di crolli di scuole sono stati numerosi. Scuole sono state danneggiate sia a L’Aquila nel 2009 che in Emilia-Romagna nel 2012E il 24 agosto del 2016 il terremoto di Amatrice ha fatto crollare completamente una parte della scuola che era stata ristrutturata con tanto di miglioramento antisismico solo nel 2012.

Non solo terremoti

Ma le scuole non crollano solo a causa dei terremoti. Uno degli ultimi casi è il distaccamento di un cornicione della palestra dell’Istituto superiore Vallauri di Fossano, in provincia di Cuneo, che essendo avvenuto ad agosto non ha avuto conseguenze tragiche. Stesso risultato, fortunatamente, per il cedimento del solaio di un’aula dell’Istituto superiore Giancarlo Siani di Napoli il 3 aprile scorso, avvenuto di notte. Dinamica simile per un altro fatto avvenuto solo poche settimane prima, a marzo, quando il solaio di un’aula di scuola elementare a Sarno è crollato poco prima dell’orario di apertura della scuola.

Nel novembre 2016 un cornicione si è staccato abbattendosi sui gradini del giardino interno della scuola media Niccolò Pisano a Marina di Pisa. Per fortuna è successo di pomeriggio. Nello stesso mese, un tubo dell’acqua si è rotto nella primaria Ferrara a Palermo, allagando la scuola e facendo cedere il controsoffitto. La scuola era stata appena ristrutturata e in via di collaudo. Solo un mese prima, a ottobre 2016, si sono staccati i soffitti in due scuole, a Torino e a Padova. E così via, fino a risalire al tragico crollo del 22 novembre 2008, quando il soffitto dell’aula della IV G si è abbattuto sulla classe che stava facendo lezione uccidendo il diciassettenne Vito Scafidi e lasciando paralizzato a vita un altro studente, Andrea Macrì. Per quel disastro la Cassazione ha confermato le 6 condanne nei confronti dei tre responsabili della sicurezza della scuola, tra cui alcuni insegnanti, e di tre dirigenti della Provincia, l’ente che gestiva la scuola.

Decine di leggi e di programmi per la messa in sicurezza

Decine di decreti e leggi approvate, oltre 15 anni di programmi di diagnosi e valutazione dello stato di salute degli edifici scolastici italiani e poi di stanziamenti e piani di ristrutturazione hanno portato, a oggi, a un risultato ancora molto ridotto. Solo 7100 scuole sono state ristrutturate su oltre 42000. Numeri che da soli denunciano la lentezza e soprattutto l’inefficienza del sistema di gestione del patrimonio edilizio scolastico del nostro paese. Un sistema che pare essersi messo in moto realmente solo negli ultimi tre anni.

Da un documento pubblicato sul sito del Dipartimento della programmazione economica, che riassume il lungo iter di delibere per interventi nelle scuole, leggiamo infatti che a causa di vari ritardi, difficoltà nella concessione dei mutui da parte della Cassa depositi e prestiti e altre problematiche di varia natura, il CIPE prende atto nel 2014 che al 31 dicembre 2013 sono stati attivati in tutto, a partire dal 2003 (l’anno dell’Ordinanza emessa da Berlusconi dopo il crollo della scuola di san Giuliano), solo poco più di 1350 interventi nelle scuole e solamente 536 di questi erano conclusi. Su 42mila scuole, oltre 10 anni dopo l’avvio di tutto il piano.

La normativa per la messa in sicurezza esiste e risale al 1996, quando fu approvata la legge 23/96 che prevede una programmazione triennale e annuale per i lavori di ristrutturazione e per la costruzione di nuove scuole. La legge indica con una certa chiarezza il percorso da fare: l’ente locale (comuni o province, proprietari degli edifici delle scuole primarie e secondarie di primo grado i primi e delle scuole secondarie di secondo grado le seconde) fa richiesta di fondi alla regione. Le richieste sono raccolte e valutate a livello regionale e poi trasmesse al Ministero dell’Istruzione.

Un percorso preciso ma che non si è tradotto in un processo di rinnovamento del patrimonio edilizio scolastico. Perché? Uno degli ostacoli principali addotti dalle amministrazioni locali era il vincolo di bilancio, la mancanza di risorse nelle varie finanziarie e tutta una serie di altre problematiche di natura burocratica e finanziaria. Per questo, un certo fervore si è visto solo negli ultimi anni, quando una serie di decreti ha sbloccato i fondi dedicati alle scuole e ha rilanciato i cantieri e la messa in sicurezza.

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