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Terremoto in Messico, un castigo di Dio nei confronti dei cattolici?

Alfredo Estrella / AFP
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Un vescovo messicano risponde a un pastore protestante che esorta a cambiare confessione dopo che il terremoto ha danneggiato centinaia di chiese

Dopo il terremoto del 7 settembre che ha colpito una parte importante del Messico, provocando gravi danni negli Stati di Chiapas e Oaxaca, sulle reti sociali sono circolati vari video e messaggi di predicatori che assicurano che la fine del mondo è vicina e sostengono che Dio sia “arrabbiato” con la Chiesa cattolica. Questa tendenza è stata così diffusa che il vescovo di San Cristóbal de las Casas, monsignor Felipe Arizmendi, si è visto in dovere di chiarire la situazione.

Ignoranza

Dopo aver ricordato i danni provocati dal terremoto di 8,2 gradi della scala Richter, tra i quali molte vittime, migliaia di abitazioni, scuole e centri sanitari crollati o devastati e danni in numerosi templi dei secoli XVI e XVIII in entrambi gli Stati, il vescovo ha spiegato che questi ultimi sono stati utilizzati da un pastore protestante nel Chiapas – considerato lo Stato meno cattolico – per diffondere l’idea che il sisma sia una prova del fatto che Dio non vuole la Chiesa cattolica, e quindi esorta a cambiare religione.

Monsignor Arizmendi si è riferito a questo fatto come a una grande “ignoranza”, perché – ha affermato – “sono crollati anche templi protestanti e sono morte anche persone di religione evangelica”, soprattutto nella costa del Chiapas e nell’istmo di Tehuantepec, dove si è sentito maggiormente l’effetto devastante.

Il vescovo, che ha rivolto un forte appello alle autorità a restaurare i templi, perché sono proprietà della federazione, ha spiegato chiaramente che non è stato un evento voluto da Dio contro i cattolici. “Siamo tutti peccatori, e chi dice di non esserlo commette due peccati gravi: la menzogna e l’orgoglio”.

Il presule ha anche assicurato che il sisma non è una prova dell’imminente fine del mondo, come affermano altri predicatori. “Gli scienziati spiegano questo terremoto come il movimento brusco della placca tettonica chiamata de Cocos, sulle spiagge del Chiapas, che è parte della faglia che viene dalla California. È una cosa naturale, non un castigo divino”, ha dichiarato.

Dov’è la Chiesa?

Monsignor Arizmendi ha anche spiegato che visto che i notiziari televisivi diffondono solo l’operato delle istanze governative, alcuni si sono chiesti dove sia la Chiesa. Al riguardo, ha segnalato che questa è una delle sue grandi virtù. “Ho vissuto inondazioni e altri fenomeni, ed è la nostra gente della Chiesa la prima ad accorrere e ad aiutare, perché siamo in mezzo al popolo e arriviamo dove non arrivano né il Governo né la televisione. Testimonio l’aiuto reciproco, fraterno e immediato dei vicini, delle famiglie, dei nostri catechisti, delle parrocchie, della Caritas e degli agenti di pastorale, anche se non viene diffuso dai media. La tua sinistra non sappia…”

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