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“Mamma sto pensando a quanto ha sofferto Gesù sulla croce, la mia sofferenza in confronto è niente”

©Iotiperdono
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Solo dopo sarebbe toccato a lui lo stesso strazio, ma in quei momenti non ci pensava, riusciva a percepire solo il dolore altrui. La sua vita era cambiata improvvisamente, c’erano momenti in cui non capiva perché un bambino che doveva andare a scuola a studiare o alle feste pomeridiane, si ritrovata chiuso in ospedale a soffrire in quel modo.

I prelievi, le TAC, le visite, ogni cosa era uno strazio per lui, e per noi.

Una mattina prese tra le mani la Croce di San Benedetto, la strinse forte e cominciò a urlare forte: “Gesù dove sei? Io ho sempre creduto in te, ma se ora tu non mi aiuti, io a te non ci credo più”. Tutto questo avveniva sotto gli occhi disperati degli infermieri e dei parenti che spesso non riuscivamo a calmarlo. Ma pian piano sembrava che andava accettando la situazione, ad un certo punto era lui che diceva a me: “mamma stai tranquilla”.

Quindi giorni dopo il primo ricovero, accertata la malattia, è arrivato sotto gli occhi sbalorditi di medici ed infermieri un fegato pediatrico per il trapianto.

Dentro di me soffrivo maledettamente, non riuscivo ad essere felice, perché in quel momento mio figlio sarebbe guarito, ma moriva dalla mattina alla sera sotto gli occhi impotenti dei suoi genitori, un bimbo di appena 11 anni per il quale non c’era stato neanche il tempo di pregare, per un aneurisma celebrale. Nelle mie preghiere avevo chiesto la guarigione di mio figlio, ma sentivo un forte peso nel cuore sentendomi la causa della morte di un altro bambino.

Il trapianto dura undici ore e riesce perfettamente, sembrava il suo fegato disse il Chirurgo incredulo, è stato più semplice di quel che si pensava, infatti, quindici giorni dopo siamo tornati a casa, fiduciosi di riprenderci la nostra vita quotidiana. Ma… purtroppo non era finita, qualche giorno dopo ci accorgemmo dalla Tac di controllo, che la malattia si era spostata invadendo i suoi piccoli polmoni. Venimmo spostati al reparto di Oncologia Pediatrica di Palermo, dove Antonio cominciò a fare i primi cicli di Chemioterapia in vena, per un totale di 20 sedute.

Passarono i giorni ad un certo punto Antonio cominciò a chiedersi come fosse possibile che ci fosse gente che non credeva in Gesù, che lui invece sentiva così vicino.

Un pomeriggio alle tre in punto, avendo conosciuto questa meravigliosa Preghiera, mentre stavamo recitando la Divina Misericordia in casa nostra, il mio sguardo e quello di Antonio si incrociarono l’uno verso l’altro, ed io un po’ spaventata, mi fermai chiedendogli cosa fosse successo.

Lui mi rispose con voce incredula: “Mamma, zitta zitta, continua a pregare altrimenti se ne và”.

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