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Le 6 cose che dovremmo cambiare se applicassimo la Regola di San Benedetto alla vita familiare

FAMILY DINNER
Monkey Business Images | Shutterstock
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Aumenterebbero la pace e l’amore nelle nostre case… e nel mondo

La Regola di San Benedetto è la norma che il santo patrono d’Europa ha stabilito per le sue comunità monastiche, che dovevano preservare la civiltà, la cultura e in generale la pace e l’amore in un contesto di violenza, corruzione e saccheggio, con l’Impero Romano ormai affondato e gli ostrogoti e altri barbari che si insediavano tra le rovine.

I suoi 73 capitoli hanno guidato per quindici secoli la vita di decine di migliaia di uomini e donne in centinaia di comunità di tutto il mondo. Potremmo considerarla una “formula collaudata” per vivere come cristiani in comunità.

E se provassimo ad applicare la Regola alla vita familiare nel XXI secolo? Le famiglie cristiane di oggi cercano di essere come i monasteri del V secolo – isole di pace, amore e rispetto nei confronti di Dio, circondate da un ambiente ostile, barbaro ed empio, che vive di rovine e saccheggi.

È questa la tesi di un libro del 2014 del sacerdote benedettino Massimo Lapponi intitolato San Benedetto e la Vita Familiare.

Don Lapponi segnala che la Regola benedettina applicata alla vita familiare produrrebbe cambiamenti in questi 6 ambiti:

1) Cambiamenti nel lavoro


Come in un monastero (con il suo “ora et labora“), tutti aiuterebbero nei compiti domestici, si accetterebbe il sacrificio di se stessi al servizio degli altri. Sarebbe chiaro che la vita lavorativa non dev’essere privilegiata rispetto alla vita familiare.

2) Cambiamenti nel riposo

I film e i giochi si condividerebbero, non si vedrebbero da soli. Ci sarebbero momenti di ricreazione e gioco in comune dopo la cena familiare, fermando il ritmo per ritrovarsi e riposare. “Il riposo è un tempo di comunione con Dio e con le anime e di gioia per questa comunione”, scrive l’autore.


3) Cambiamenti nei pasti

Si pregherebbe prima dei pasti, e i membri della famiglia mangerebbero insieme, non a orari diversi in stanze distinte. Sarebbe un momento di conversazione, di condivisione di idee, esperienze e tempo. Stare insieme per mangiare aiuta le famiglie, e non solo perché lo dicono i benedettini, ma perché lo hanno anche dimostrato numerosi studi sociologici. Per questo, però, la televisione dev’essere spenta.


4) Cambiamenti nelle abitudini di consumo

Una famiglia di “stile benedettino” eviterà il lusso e la superficialità. Non riempirà le stanze dei bambini di cose e giochi. Si stabilirà una grande sobrietà nell’uso di dispositivi elettronici, sia tra i genitori che tra i bambini (limitazione di televisione e computer, orari stabiliti per spegnerli…) Si cercherà di far sì che l’utilizzo di dispositivi elettronici sia comunitario: meglio vedere un film insieme che andare ciascuno a giocare a una cosa diversa sul proprio dispositivo personale. In ogni caso, riducendo al minimo il tempo trascorso davanti agli schermi si promuoverebbero la lettura e la conversazione.


5) Cambiamenti nella vita di preghiera

Ci saranno un posto e un tempo per pregare, se possibile con un piccolo altare familiare per la preghiera in comune. Si bloccherà l’“invasione mondana” creando un clima in cui genitori e figli possano incontrare Dio ogni giorno.

6) Cambiamenti nella carità e nella solidarietà

La famiglia cercherà di evitare di concentrarsi o di chiudersi su se stessa. Sarà accogliente, cercherà di alleviare per quanto possibile le sofferenze altrui e metterà i figli in contatto con i più bisognosi.

Massimo Lapponi ci incoraggia a implementare queste misure dicendo che “le famiglie di oggi sono chiamate ad essere isole luminose di fede, educazione e culture nei loro quartieri – a scuola, al parco, con gli amici… L’obiettivo è costruire un futuro che cerchi di seguire Dio, come hanno fatto i figli spirituali di San Benedetto”.

L’autore presenta il libro con una citazione di San Cipriano: “Noi non parliamo di cose grandi, le

facciamo”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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