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«Il cancro è un dono». Così David, una notte, ha incontrato Dio

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Il 17 enne è volato in cielo dopo una terribile malattia. Ma nonostante le sofferenze ha raggiunto una incredibile pace interiore

Quando si vive il cancro come un “dono” e si ritiene che le proprie sofferenze facciano parte del disegno di Dio, ci si ritrova di fronte ad una persona veramente speciale.

Se poi quella persona è un ragazzo di soli 17 anni, affetto da tumore maligno alle ossa molto aggressivo, con una soglia di dolore massima, che lo logora in meno di un anno, allora l’esempio diventa qualcosa di raro e straordinario.

Alcuni mesi fa, David è volato in cielo a Roma. Si è battuto come un leone contro l’osteosarcoma che lo ha aggredito sin dalla prima diagnosi, avvenuta un anno fa. Nessuno scampo, solo tanta sofferenza, tanto dolore. Ma lui ha sfidato la malattia come pochi. Trasformandola in un’incredibile prova d’amore verso Dio.

LE PRIME SOFFERENZE

David proviene da una famiglia che lo ha educato ai valori cattolici. Ha sempre frequentato la messa, la catechesi. E’ un ragazzo molto sveglio, in gamba. Fa sport, esce con gli amici. La sua è una vita assolutamente normale. Poi a 16 anni inizia ad avvertire un indolenzimento ad una gamba. Ma pensa che sia dovuto alla troppa attività sportiva che pratica in quel periodo. I dolori aumentano col trascorrere dei giorni. La notte fatica a dormire e gli anti dolorifici provocano un effetto quasi nullo.

LA DIAGNOSI SENZA USCITA

Allora decide di fare alcuni esami e i medici non riescono a tracciare una diagnosi. Davide dentro di sé sapeva che al suo fianco c’era Dio, a prescindere da quello che gli stava capitando. Ne avvertiva la presenza, aveva come la sensazione che ci fosse costantemente qualcuno accanto a lui pronto a supportarlo.

Dopo aver ripetuto le analisi, e sostenuto una serie di visite, arriva la triste sentenza. Il ragazzo ha un osteosarcoma, un tumore maligno alle ossa che sta lacerando il nervo sciatico. La famiglia è abbattuta, lui però prova a combattere il cancro con il sorriso. Nelle sue giornate non manca mai la preghiera. Invoca il Signore sperando che si possa curare.

D’altro canto il 70 per cento delle persone affette da quel tipo di tumore guarisce. Ma le batoste arrivano una dopo l’altra: gli viene diagnosticata una metastasi al polmone. La strada inizia a farsi in salita.

“AFFIDA LA MALATTIA AL SIGNORE”

Allora David chiede aiuto a dei sacerdoti su come affrontare la difficile battaglia che l’aspetta. Uno di questi gli dice: affida in toto la malattia al Signore. E gli chiede di fare un atto di fede. La paura della morte inizia a subentrare, e il ragazzo è scettico su quello che gli consiglia il prete. Lui vuole vivere, ma se i piani di Dio sono diversi? La domanda che lo tormenta. Il sacerdote che dialoga con lui gli ricorda più volte le sofferenza di Gesù prima della morte in croce.

LA PAURA DI MORIRE E IL ROSARIO

Una notte in ospedale, tra una terapia e l’altra, David non riesce a prendere sonno. Avverte la voglia di pregare. Sono le tre del mattino. Allora decide spontaneamente di recitare il rosario. In quel momento, come racconta lui a stesso, inizia a provare una sensazione unica, indescrivibile. Una gioia immensa che lo fa abbandonare a se stesso, mista ad una tristezza che lui ha sempre definito, paradossalmente, “positiva”. «Un po’ come si è innamorati con le farfalle nello stomaco», spiega ai suoi amici.

EMOZIONE CHE NON SI PUO’ DESCRIVERE

Più David recita il rosario, più l’emozione è forte e inizia a piangere. Piange per mezz’ora.

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