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Quei trent’anni misteriosi: la vita nascosta di Gesù a Nazaret

Albert-cc
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«Nessuno aiuti a partorire un animale, il giorno del sabato. E se cade in un pozzo o in una fossa non lo si tiri su, di sabato. Nessuno profani il sabato per ricchezza o guadagno, di sabato… E ogni uomo vivo che cade in un luogo di acqua o in un luogo, nessuno lo tiri su con una scala, una corda o un utensile. Nessuno offra nulla sull’altare di sabato, tranne il sacrificio del sabato, perché così è scritto: soltanto le vostre offerte del sabato».

La setta degli esseni si opponeva al giudaismo del Tempio ed a quello farisaico perché riteneva che entrambi si fossero allontanati da un’osservanza rigorosa dei precetti legali: il gruppo di Qumran affermava, invece, che essi fossero da custodire secondo una interpretazione rigorosissima, più rigida di quella farisaica.

Giuseppe Flavio è fonte ulteriore che conferma questa obbedienza estrema alla Torah propugnata dagli esseni. È famoso un suo passaggio che ricorda come essi, a partire dall’affermazione della Scrittura che dichiarava impuro l’uomo che aveva appena compiuto le proprie “attività espletorie”, giungessero a richiedere una immediata purificazione:

«Con più rigore di tutti gli altri giudei si astengono dal lavoro nel settimo giorno; non solo infatti si preparano da mangiare il giorno prima, per non accendere il fuoco quel giorno, ma non ardiscono neppure di muovere un arnese né di andare di corpo. Invece, negli altri giorni, scavano una buca della profondità di un piede con la zappetta – a questa infatti assomiglia la piccola scure che viene consegnata da loro ai neofiti -, e avvolgendosi nel mantello, per non offendere i raggi di Dio, vi si siedono sopra. Poi gettano nella buca la terra scavata, e ciò fanno scegliendo i luoghi più solitari. E sebbene l’espulsione degli escrementi sia un fatto naturale, la regola impone di lavarsi subito dopo come per purificarsi da una contaminazione».

A Qumran si proponeva, inoltre, l’attesa di un Messia che avrebbe dato avvio ad una guerra contro i non credenti, come attesta il Rotolo della guerra. I figli della luce sarebbero scesi in campo, al suo seguito, ed avrebbero finalmente sconfitto i figli delle tenebre. Questa visione si contrappone radicalmente a quella che sarà proposta dal crocifisso.

Ne è prova proprio il famoso frammento 4Q285 – il primo numero della sigla indica, come d’abitudine in materia, il numero della grotta nella quale il frammento è stato ritrovato ed il numero che segue la Q di Qumran la numerazione del frammento in questione – nel quale a torto uno studioso aveva proposto di leggere, alla quarta riga, la forma verbale “essi hanno messo a morte”, sostenendo che vi si dovesse intravedere una prefigurazione qumranica della fine ingloriosa del messia.

In realtà, una corretta vocalizzazione del testo, ha portato a concludere che quel frammento ha ben altro tenore: 4Q285 suggerisce che sarà piuttosto il messia a “mettere a morte l’empio. Gli altri frammenti del manoscritto segnalano, infatti, che il testo è un commento ad Is 11, dove si dice, al v. 4, che il Messia ucciderà l’empio. L’“atteso messia” di Qumran sarà, quindi, un “maestro di giustizia” guerriero che sterminerà non solo i pagani, ma gli stessi ebrei inadempienti alla Legge.

Mentre la comunità di Qumran attendeva lo scatenarsi della guerra finale che avrebbe visto il trionfo dei figli della luce, Gesù si preparava, nel nascondimento e nel lavoro, alla propria missione pubblica.

Nella storia della santità cristiana è stato Charles de Foucauld a riproporre nella propria vita ed a ripresentare agli uomini la bellezza di questa vita nascosta del Cristo.

Scriveva, nei suoi commenti alla vita di Gesù:

«Egli ci ha dato l’esempio: vita nascosta (Nazareth), vita solitaria (i quaranta giorni di deserto), vita pubblica (i tre anni di predicazione). Queste tre vite sono ugualmente perfette, poiché Gesù, sempre ugualmente perfetto in ogni periodo della sua vita, sempre Dio, le ha condotte tutte e tre. Esse sono ugualmente perfette in se stesse, ma per noi non è ugualmente perfetto l’abbracciare l’una o l’altra; è indispensabile abbracciare quella in cui Dio ci vuole».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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