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Papa Francesco si identifica con il dolore dei bisognosi. E tu?

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L'Osservatore Romano / AFP

Ary Waldir Ramos Díaz - Aleteia Spagnolo - pubblicato il 18/09/17

Intervista esclusiva a Ettore Balestrero, Nunzio Apostolico in Colombia, sul bilancio di una visita pastorale che ha commosso il Pontefice

“In Colombia il Maligno ha creato divisioni, ma non ha vinto”, ha detto Papa Francesco mercoledì 13 settembre durante l’udienza generale compiendo un bilancio del viaggio apostolico svolto dal 6 al 10 settembre nel Paese sudamericano. Francesco ha anche parlato del desiderio di vita e di pace negli occhi di migliaia di giovani riuniti in plaza de Bolívar a Bogotà.

Il Nunzio Apostolico in Colombia, monsignor Ettore Balestrero, ha sottolineato che con i suoi gesti il Papa “ha mostrato il valore della vita”, “a qualsiasi costo”, e “l’importanza
di ogni persona”.

Ha quindi invitato i colombiani ad essere le mani del Cristo mutilato di Bojayá per accogliere poveri e bisognosi.

Allo stesso modo, ha commentato che il viaggio apostolico del Papa in Colombia è una strada aperta perché “Cristo è più forte dell’odio”. Gesù “non abbandona mai il suo popolo, non siamo mai soli, il Signore ci accompagna sempre, la vita vale sempre la pena di essere vissuta”.

“Bisogna scoprire il senso, forse del dolore e della sofferenza. Le disgrazie ci permettono di scoprirlo; proprio mentre cadiamo nell’abisso del dolore, scopriamo che il vero senso non era dove lo cercavamo, ma è nell’amore, e che nell’amore c’è anche il dolore”, ha affermato monsignor Balestrero.

“Sperimentiamo il dolore, ma per scoprire l’amore”, ha indicato.

La visita del Papa in Colombia “ci ha aiutati a scoprire che la Chiesa è presente, è viva, la forza della Chiesa, il cuore dei colombiani, il potere di Dio attraverso la sua Chiesa che è ancora molto presente, e che abbiamo un popolo radicato in Cristo. Un popolo che noi come pastori dobbiamo accompagnare, orientare e aiutare a vivere nella pienezza di questo desiderio che si prova forte nel cuore”.

Balestrero ha compiuto una lettura della manifestazione d’affetto che il Papa ha ricevuto in Colombia dedicandole gran parte dell’udienza generale di mercoledì scorso, in cui ha detto che l’esperienza in Colombia ha fatto molto bene a lui e alla Chiesa.

“Credo che Papa Francesco abbia visto nel volto dei colombiani il dolore, la sofferenza, decine di anni di guerra e di conflitto. Allo stesso tempo, ha contemplato la speranza negli occhi dei colombiani e ha detto che quando vedeva i genitori che presentavano i loro figli al Pontefice era come se dicessero: ‘Questo è il mio futuro, questa è la mia speranza’”.

“Dio è più forte del male, l’amore di Dio è più forte dell’odio, della vendetta. La Colombia ha sete di speranza. La Colombia ha sete di un futuro diverso, e grazie a Papa Francesco ha ricordato che ha la forza, la capacità di costruirlo, e che non è sola. Il Papa ce lo ha detto: ‘Non siete soli, siamo tanti a volervi accompagnare”.

“Credo che questo esorti tutti i colombiani, ed è quello che riempie il loro cuore di speranza, di volontà. Dopo che il Papa è venuto ad aiutarci a fare il primo passo, ora ci offre il secondo passo verso la speranza, un secondo passo verso un futuro migliore”.

Villavicencio è stata la tappa delle vittime della violenza. Che sentimenti ha manifestato Papa Francesco sull’incontro che ha avuto con loro?

Credo che i sentimenti del Papa si esprimano nel suo discorso, in cui ha detto: ‘Questa gente ha sofferto, ma non è un dolore inutile’. Questo ha aiutato il Papa a entrare nel cuore della Colombia, a percepire e a sondare la profondità del dolore, ma dall’altro lato anche la profondità dell’amore e la forza dell’amore che alla fine è forza di Dio. Perché Dio è nel cuore e ha una forza più grande dell’odio. Egli ha analizzato il tema e lo ha capito come un messaggio.

Il messaggio è che il Papa è stato un pellegrino di fede, un pellegrino di speranza. È la persona che può aiutare i colombiani e che i colombiani vogliono che li aiuti a compiere un passo verso un futuro diverso. Per i colombiani forse è difficile, ma qualcuno di fuori, qualcuno come il Papa, che in nome di Dio si avvicina e sa arrivare alle porte più sensibili, più profonde del popolo colombiano, è l’aiuto di cui questo popolo ha bisogno per cambiare, per avere un futuro di speranza, un futuro veramente di unione a Dio.

I colombiani siano le mani del Cristo mutilato di Bojayá per accogliere i poveri e i bisognosi.

Il Cristo di Bojayá è stato un simbolo del costato ferito degli innocenti di questa guerra. Questo Cristo senza braccia né gambe ancora interpella ed è un simbolo. Crede che il Paese abbia più speranze di guarire le ferite ancora aperte in Colombia?

Credo che il popolo si sia identificato moltissimo con le parole del Papa, ovvero che è un Cristo senza braccia, è un Cristo senza gambe, ma è un Cristo che va avanti. E allora mostra come l’amore abbia una forza più grande, più intensa dell’odio. Che Dio è più forte del male.

Si è anche percepito che i colombiani devono essere le mani che guariscono, che accolgono. Devono essere le braccia che questo Cristo non ha […] per abbracciare il dolore di tanti colombiani. Credo che i colombiani siano consapevoli di questo dolore, ma il Papa ha dato loro la speranza e la fiducia che queste ferite si possano guarire e che i colombiani stessi sono i responsabili della loro guarigione, e che non solo soli perché il Papa è con loro, perché la Chiesa li accompagna, perché Cristo è alla loro guida per aiutarli con la sua vita, con il suo esempio, a guarire tutte queste ferite.

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Marko Vombergar / Aleteia

Quando soggiornava qui alla Nunziatura Apostilica di Bogotà, Papa Francesco tornava molto stanco, estenuato, ma si vedeva che quando stava a contatto con la gente aveva una forza diversa, grande speranza negli occhi, e ci sono stati momenti molto toccanti. Il Papa ha incontrato molte persone, persone che prima vivevano in strada, bambini speciali, malati… Cosa le diceva il Papa di questi incontri così emozionanti?

Erano momenti un po’ meno protocollari, più familiari, anche se c’era sempre molta gente. Il Papa faceva una sintesi perché il tema di ogni sera era il tema della giornata e raccoglieva i sentimenti delle persone che si erano rivolte a lui e gli dava un orientamento, e credo che questo mostri la grandezza di Papa Francesco, nel senso di sapersi identificare con le persone, di essere molto umani, essere molto attenti a ogni persona e capace in pochi secondi di dare un orientamento che aiuta questa persona per la vita ed è anche un’illuminazione per altre persone.

Una persona mi ha detto: “Pensavo che ormai la vita non avesse senso, ma il Papa mi ha detto che la forza della vita e il suo senso sono nella fedeltà, e io voglio andare avanti. Ho capito che ero io a sbagliarmi, a non essere capace di vivere la mia vocazione con fedeltà”.

Questa persona ha impiegato pochi secondi per comprendere e accogliere questo messaggio. È in questo la grandezza della persona, nel decidere di cambiare.

C’è stato un incontro con i consacrati, i sacerdoti e i loro familiari a Medellín in cui il Papa ha parlato della vulnerabilità e ha citato la bambina María, che ha incontrato qui nella Nunziatura. Non è un gesto che potremmo leggere come il fatto che il Papa si commuove quando vede gli occhi e il dolore delle persone? Cosa ne pensa?

È così, il papa si identifica con il dolore di tutte le persone. Penso che incontri milioni di persone e lasci un segno in ciascuna. E si associa e condivide questa esperienza di ogni essere umano.

Condivide le condizioni di vita e vuole aiutare con la luce di Cristo, con la luce del Vangelo, e assumere la condizione di vita altrui. La assume con la persona, ma la assume in modo redentore, ovvero dando anche un cammino di fede, che è la luce della speranza e del Vangelo.

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Marko Vombergar / Aleteia
Consuelo Córdoba, la donna che ha incontrato Papa Francesco nella Nunziatura Apostolica di Bogotà il 9 settembre 2017

La gente comune parla molto dei gesti di Papa Francesco. Uno molto visibile è stato l’incontro tra il Pontefice e Consuelo Córdoba, avvenuto fuori dalla Nunziatura sabato 9 settembre. Questa donna sfigurata a causa di un attentato con l’acido subito dal partner nel 2001 è il simbolo della violenza contro le donne. Ci può dire qualcosa di quel momento?

Per me è stato molto forte, soprattutto sapendo quello che ha detto in seguito la signora Córdoba. Aveva già stabilito la data per l’eutanasia (il 29 settembre), ma ha detto che dopo l’incontro con Francesco ha deciso che non è questa la sua strada.

Ho verificato la forza di Dio e ho capito che le ferite più profonde non erano le bruciature che ha, ma il fallimento dell’amore, l’abbandono, la solitudine. Penso che siamo tutti responsabili di questa situazione, e che dobbiamo unirci tutti. In pochi secondi il Papa le ha dato la forza a nome di tutti, le ha detto che la vita ha un valore più grande, che merita di essere vissuta.

Perché la vita è un’occasione per dare testimonianza di Dio e dell’opera che Egli compie. E Dio ha agito su questa signora, una vittima che cercava l’eutanasia diventa una testimonianza d’amore, una testimonianza della vita – lei che cercava la morte. Credo che questo sia un messaggio molto profondo sul valore della vita, sull’importanza di vivere sempre, in qualsiasi situazione, perché l’amore non mancherà mai. E tutti possiamo vivere l’amore e testimoniarlo perché gli altri scoprano il vero senso della vita, che non è nella salute, nell’efficienza o nella gioventù, ma nell’amore.

L’amore c’è sempre. Perché Dio resta. E allora non si può mai porre fine alla vita umana. Il Papa ce lo ha mostrato attraverso un gesto. In 15 secondi ha offerto un insegnamento sul valore della vita, sull’importanza di salvaguardarla a qualsiasi costo e sull’importanza di ogni persona.

Sembra che i gesti di Papa Francesco siano valsi più di mille encicliche, far cambiare una persona in modo così radicale…

Penso che servano entrambe le cose: servono le encicliche e servono i gesti. Perché Dio ci ha salvati come dice el Concilio Vaticano II attraverso “verba et gestatus”, ovvero con le parole e con i gesti. E noi dobbiamo fare lo stesso, come ci insegna il Papa: con i suoi insegnamenti, il suo orientamento, i suoi gesti, corrobora ciò che dice e ci mostra che è possibile vivere in base a quello che chiede Gesù.

Una combinazione coerente?

Una combinazione coerente, illuminante e che dà speranza.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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