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Padre Tom descrive la sua esperienza nelle mani dei rapitori

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Il sacerdote salesiano dice di non aver subito maltrattamenti e di non sapere chi lo abbia sequestrato

Padre Tom Uzhunnalil, il sacerdote indiano che ha trascorso 18 mesi nelle mani dei rapitori dopo un brutale attacco a una casa di cura per anziani nello Yemen, ha affermato che i suoi sequestratori non gli hanno inferto ferite fisiche, cercando anzi di fornire assistenza medica al presbitero, che soffre di diabete.

“Ringrazio Dio Onnipotente per questo giorno. Salute piuttosto buona. Mente limpida. Emozioni finora sotto controllo”, ha detto padre Uzhunnalil all’Associated Press. “Dio è stato estremamente buono con me. Non mi è mai stata puntata contro una pistola”.

Il sacerdote salesiano, che esercitava il suo ministero in una missione dello Yemen fondata da un suo zio, è stato rilasciato grazie a negoziati che apparentemente hanno coinvolto il Governo indiano e il sultanato dell’Oman. Il presbitero è stato trasferito in Oman e poi è volato a Roma, dove ha avuto un incontro con Papa Francesco al termine dell’udienza generale di mercoledì scorso.

In un’e-mail ai giornalisti e ad altri che chiedono notizie sul caso, il vescovo Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, territorio che include lo Yemen, ha scritto sabato:

Potete immaginare quanto sia stato sollevato il mio cuore quando martedì mattina ho saputo al telefono da Mascate che l’“operazione” aveva avuto successo. Prima che padre Tom prendesse l’aereo per Roma sono riuscito a scambiare qualche parola al telefono con lui. Finalmente ieri ho avuto l’opportunità di incontrarlo di persona in Vaticano. È superfluo dire che entrambi ci siamo commossi fino alle lacrime. Ho potuto parlare in privato con padre Tom per due ore, e mi ha raccontato la storia degli ultimi 18 mesi. Mi ha chiesto di mantenere confidenziale il contenuto della nostra conversazione, ma posso dirvi di aver incontrato un uomo in forma sorprendentemente buona tenendo conto dello stress che ha vissuto. Ancor più impressionante è la forte fede che gli ha permesso di restare sereno nonostante la prova. Ha espresso la sua profonda gratitudine a Dio, a tutti coloro che hanno pregato per lui in tutto il mondo e a chi ha giocato un ruolo fondamentale nel processo di liberazione.

Capisco che molti vorrebbero conoscere più dettagli, ma per quanto mi riguarda ho convenuto con i servizi di sicurezza che hanno lavorato con successo alla vicenda di restare in silenzio, anche per proteggere padre Tom e altre persone che devono continuare a vivere nel modo più normale possibile. Attualmente padre Tom è sotto osservazione medica. Dopo un certo periodo si riunirà alla sua provincia salesiana natale di Bangalore (Kerala). Sarà sicuramente grato se riuscirà a riposare un po’ senza essere importunato dai curiosi.

Desidero ringraziare Sua Maestà il Sultano Qaboos e i suoi servizi in Oman, la Sicurezza Vaticana, le autorità di Abu Dhabi e molti altri che hanno lavorato con discrezione per il rilascio di padre Tom.

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