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Hai bisogno di un padre spirituale? Qual è quello giusto per te?

© Pascal DELOCHE / GODONG
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Don Fabio Bartoli traccia i criteri con cui ognuno dovrebbe scegliere il "personal trainer" dello spirito, che è un "maestro di vita", non uno psicologo

FEDE SU MISURA

Lo scopo di questo accompagnamento è quello di personalizzare l’insegnamento della fede. Se si vuole è la differenza che c’è tra un abito pret-a-porter e un abito su misura. Ci sono abiti confezionati di grande qualità e oggi non è difficile procurarsene: si trovano un po’ dovunque catechesi di altissimo livello che ci possono insegnare moltissimo sulla vita spirituale, ma senza un “sarto” che ci aiuti a cucirci addosso questi insegnamenti, così che quell’abito spirituale diventi per noi come una seconda pelle, non si raggiungerà mai l’eccellenza.

Questa è la Direzione Spirituale e da quanto abbiamo detto si capisce chiaramente che non può essere riservata unicamente ai consacrati, ma tutti i cristiani ne hanno bisogno, dai catechisti di parrocchia agli operatori della Caritas, appena superati i primi passi nella fede cerchiamo qualcuno che possa aiutarci a progredire!

IL MANUALE DEL BUON DIRETTORE

Dunque chi è il padre spirituale? Come sceglierlo? Quali caratteristiche deve avere? Quale è il suo profilo ideale?

Il grande Atanasio forse per primo ne traccia il ritratto in quel testo che non per nulla è stato per tutto il primo millennio il “manuale” fondamentale di tutti i monaci: la “Vita di Antonio”, in cui presentava il grande monaco egiziano come modello di vita cristiana, coniando per lui una definizione che è tutt’ora la più calzante per i candidati al compito della paternità spirituale: Antonio è per Atanasio “l’uomo di Dio”, cioè colui che fonde perfettamente in sé la natura umana che gli è propria per nascita e quella divina ricevuta in dono grazie al Battesimo.

UN UOMO DI DIO

Si capisce allora subito la prima qualità del padre spirituale: egli deve essere innanzitutto un uomo di Dio, deve cioè avere una calda e profonda umanità perfettamente integrata con lo Spirito Santo, tanto da non poter quasi distinguere nella concretezza della vita di ogni giorno cosa viene dall’una e cosa dall’altro.

COME UN ABATE: UN PADRE DELLA COMUNITA’

I padri del deserto hanno fatto proprio questo principio di Atanasio elevando la paternità spirituale quasi a regola di vita, tanto che nella loro tradizione nessuno può dirsi monaco senza aver trascorso lunghi anni sotto la guida di un Abba che lo abbia iniziato e condotto nelle asperità del deserto.

San Benedetto recepisce lo stesso principio mettendo i monaci sotto il governo di un Abate (significativamente il nome di Abate viene proprio dalla parola ebraica Abba), che appunto deve essere come il padre della comunità, e a partire da lui tutto il monachesimo occidentale segue lo stesso indirizzo.

Non “Sapere” ma “vivere”

In questa forma (che è quella comune fino più o meno al periodo della Riforma) si può definire la Direzione Spirituale (tanto nel Cristianesimo Orientale, quanto in quello Latino) secondo la fortunata formula di Gisbert Greshakeesibizione esemplare della vita cristiana”.

Colui che vuole crescere nella fede si pone alla sequela di un maestro di cui cerca di ripercorrere le orme e per poterlo seguire più da vicino naturalmente ne condivide la vita il più possibile, o nella comunione monastica o in una frequentazione assidua, così che l’insegnamento è dato molto più dalla prassi quotidiana che dalle parole, non si tratta di “sapere cose su Dio”, ma di vedere “come vive un uomo di Dio”, così da poterlo imitare.

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