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Perché spesso ci interessano più i segni straordinari che la sostanza?

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Il commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco

“In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito”. (Luca 7, 1-10)

La guarigione operata da Gesù nel Vangelo di oggi pare sia il prodotto di un circuito di raccomandazioni che dal centurione romano passano attraverso gli anziani, gli amici, i vicini di casa e i discepoli. Ma in realtà questa guargione è frutto solo della fede di una persona: la fede del centurione romano. Tante volte anche noi chiediamo a Dio di aiutarci, e chiediamo agli altri di chiederlo con noi. Ci raccomandiamo; teologicamente significa che chiediamo l’intercessione degli altri. Ma abbiamo sempre bisogno di prove fisiche, di gesti concreti, di situazioni particolari per poter accogliere davvero quella Grazia, quel cambiamento, quella guarigione. Questo centurione ha una fede così grande che evita a Gesù ogni tipo di azione esteriore. Non gli importano i segni, gli importa la sostanza. A noi invece molto spesso interessano più i segni che la sostanza. Sembra che andiamo alla ricerca sempre di segni straordinari, e facciamo ciò per sentirci rassicurati che sia tutto vero, che Lui esista, che non è un illusione. In poche parole domandiamo segni perchè non abbiamo fede. Chi ha fede non ha bisogno di segni, si fida, confida e si affida. Questo è il centurione romano, e questo è il complimento che Gesù gli rivolge: “io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!”.

#dalvangelodioggi

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