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Basta polemiche sulla “Domenica della Parola”!

© Antoine Mekary / ALETEIA
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La blogosfera s'incendia nel solito derby tra “tradizionalisti” e “progressisti” quanto all'iniziativa di Paolini e di Sant'Egidio. Giova ricordare che il fine della Chiesa sarebbe ben altro che quello di organizzare simili sterili match

Uno degli aneddoti più gustosi, per quanto amaro, del (prezioso) libro di Giancarlo Pani Paolo, Agostino, Lutero: alle origini del mondo moderno, è usato nella prima pagina dell’introduzione, per strappare al lettore un sorriso e (ove possibile) l’impegno a riflettere:

Negli scritti polemici del Cinquecento, la scarsa conoscenza della Bibbia, in particolare dell’epistolario paolino, è un argomento che ricorre più volte. Così nell’Elogio della Follia (1509), Erasmo si serve proprio della nuova dea per una sferzante requisitoria contro i dottori scolastici. Parlando in prima persona, la Follia li accusa di sprecare la loro esistenza in disquisizioni teologiche e li rimprovera di non trovare il tempo per leggere, almeno una volta nella vita, il Vangelo e le Lettere di Paolo.

Mezzo secolo dopo, Melantone, con un aneddoto, stigmatizzava ancor più mordacemente non solo la diffusa ignoranza del testo paolino, ma addirittura il suo rifiuto, ove questo sembrasse non accordarsi con una teologia ortodossa. Un vescovo, ospite in una locanda, vi trovò il Nuovo Testamento e, aprendolo a caso, s’imbatté in un passo della Lettera ai Romani: «Noi riteniamo che l’uomo è giustificato dalla fede senza le opere della legge» (Rm 3, 28). Allora, preso dall’ira, gettò via il libro esclamando: «Anche tu, Paolo, sei divenuto luterano?».

G. Pani, Paolo, Agostino, Lutero 7

Probabilmente Melantone enfatizzò un po’ l’episodio, e difficilmente quel povero vescovo (che nel Corpus Reformatorum è detto essere di Salisburgo) avrà trovato l’espressione “sola fide”, in quel passo paolino (falsificazione invece attestata nel suddetto Corpus Reformatorum…); e tuttavia è difficile ipotizzare che il riformatore lo abbia inventato di sana pianta, considerando le vesti stracciate che volano in questi giorni a proposito della Domenica della Parola, in cui alcuni stanno vedendo il “ballon d’essai” della definitiva “protestantizzazione della Messa”.

Poche idee, invero, ma confuse: i soliti noti sono partiti alla carica di Papa Francesco, come da copione, forse ignorando che l’iniziativa in corso sia partita dalla Famiglia Paolina e da Sant’Egidio – i quali a loro volta hanno corrisposto a uno spunto contenuto nella Misericordia et Misera del Santo Padre:

La Bibbia è il grande racconto che narra le meraviglie della misericordia di Dio. Ogni pagina è intrisa dell’amore del Padre che fin dalla creazione ha voluto imprimere nell’universo i segni del suo amore. Lo Spirito Santo, attraverso le parole dei profeti e gli scritti sapienziali, ha plasmato la storia di Israele nel riconoscimento della tenerezza e della vicinanza di Dio, nonostante l’infedeltà del popolo. La vita di Gesù e la sua predicazione segnano in modo determinante la storia della comunità cristiana, che ha compreso la propria missione sulla base del mandato di Cristo di essere strumento permanente della sua misericordia e del suo perdono (cfr Gv 20,23). Attraverso la Sacra Scrittura, mantenuta viva dalla fede della Chiesa, il Signore continua a parlare alla sua Sposa e le indica i sentieri da percorrere, perché il Vangelo della salvezza giunga a tutti. È mio vivo desiderio che la Parola di Dio sia sempre più celebrata, conosciuta e diffusa, perché attraverso di essa si possa comprendere meglio il mistero di amore che promana da quella sorgente di misericordia. Lo ricorda chiaramente l’Apostolo: «Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia» (2 Tm 3,16).

Sarebbe opportuno che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. Non mancherà la creatività per arricchire questo momento con iniziative che stimolino i credenti ad essere strumenti vivi di trasmissione della Parola. Certamente, tra queste iniziative vi è la diffusione più ampia della lectio divina, affinché, attraverso la lettura orante del testo sacro, la vita spirituale trovi sostegno e crescita. La lectio divina sui temi della misericordia permetterà di toccare con mano quanta fecondità viene dal testo sacro, letto alla luce dell’intera tradizione spirituale della Chiesa, che sfocia necessariamente in gesti e opere concrete di carità.

Misericordia et Misera 7

Giustamente, in un calendario liturgico che ha spazio per la domenica della Divina Misericordia, per la giornata missionaria mondiale e per altre (degne e importanti) ricorrenze, poteva trovarsi un posto anche per l’ipostasi – che in definitiva è Cristo – mediante la quale avviene la rivelazione stessa: quella Parola ignorando la quale, avverte san Girolamo, si ignora Cristo. E proprio nella domenica a ridosso della memoria liturgica di san Girolamo, patrono dei traduttori e degli esegeti biblici, si è scelto di ricavare lo spazio per la celebrazione particolare della Parola. L’iniziativa, di per sé, mi aveva subito rimandato a diversi passaggi dell’esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini, di Benedetto XVI. Per esempio:

Considerando la Chiesa come «casa della Parola»,[181] si deve innanzitutto porre attenzione alla sacra liturgia. È questo infatti l’ambito privilegiato in cui Dio parla a noi nel presente della nostra vita, parla oggi al suo popolo, che ascolta e risponde. Ogni azione liturgica è per natura sua intrisa di sacra Scrittura. Come afferma la Costituzione Sacrosanctum Concilium, «nella celebrazione liturgica la sacra Scrittura ha una importanza estrema. Da essa infatti si attingono le letture che vengono poi spiegate nell’omelia e i salmi che si cantano; del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preghiere, le orazioni e i carmi liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i simboli liturgici».[182] Più ancora, si deve dire che Cristo stesso «è presente nella sua parola, giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura».[183] In effetti, «la celebrazione liturgica diventa una continua, piena ed efficace proclamazione della parola di Dio. Pertanto la parola di Dio, costantemente annunziata nella liturgia, è sempre viva ed efficace per la potenza dello Spirito Santo, e manifesta quell’amore operante del Padre che giammai cessa di operare verso tutti gli uomini».[184] La Chiesa, infatti, ha sempre mostrato la consapevolezza che nell’azione liturgica la Parola di Dio si accompagna all’intima azione dello Spirito Santo che la rende operante nel cuore dei fedeli. In realtà è grazie al Paraclito che «la parola di Dio diventa fondamento dell’azione liturgica, norma e sostegno di tutta la vita».

Verbum Domini 52

e ancora:

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