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In America essere cattolici è un ostacolo se vuoi fare il giudice?

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Durante una audizione del Senato il tema della fede è stato messo al centro della conferma di una prestigiosa giurista al ruolo di giudice federale

Non ha avuto molta eco in Italia, ma negli Stati Uniti, dove si è svolta questa vicenda, sta continuando a far parlare di sé. Ci riferiamo all’audizione del Senato degli Stati Uniti dove due membri della commissione giustizia – che si occupa delle procedura di verifica e di conferma dei giudici federali – hanno fatto domande ai candidati circa la loro fede cattolica e se essa possa influenzare le loro decisioni in quanto giudici. E’ una pratica sempre più frequente ma di solito sempre e soltanto verso i cristiani – e i cattolici in particolare – perché “Quando leggete i suoi discorsi, la conclusione che si trae è che il dogma vive forte dentro di lei”, per citare la Senatrice californiana Dianne Feinstein membro della commissione (Il Sussidiario, 10 settembre).

Il timore è che la laicità delle sentenze (casualmente sull’aborto…) venga messa in discussione da persone credenti, questo in un paese che, accanto ad una forte libertà religiosa, mette bene in chiaro una nettissima separazione tra Stato e Chiesa, ma dove l’intero discorso pubblico è informato del fatto religioso, ed è una delle cose che da credenti europei spesso apprezziamo (è nota la simpatia di Benedetto XVI verso questo aspetto della società americana), a volte ci scandalizza l’uso in un senso o nell’altro delle citazioni bibliche per sostenere una posizione politica, ma almeno nessuno si scandalizza perché si usa la Bibbia come argomento. Eppure qualcosa si è incrinato e l’appartenenza religiosa è divenuta un problema per gli americani: per i democratici sono un problema i cristiani, per i repubblicani lo sono i musulmani. Ma al momento giudici musulmani in lista non ce ne sono, ci sono invece eminenti giuristi cristiani e in particolare cattolici come la professoressa Amy Coney Barrett, che insegna alla prestigiosa Notre Dame Law School, una delle università cattoliche più antiche degli Usa. L’attacco alla professoressa Barrett, giudice designato, è probabilmente il frutto di un pregiudizio antico in America, quello contro i cattolici o come venivano definiti un tempo “i papisti”, un pregiudizio con cui dovette combattere anche John Kennedy per farsi eleggere negli anni ’60.

Il pregiudizio espresso dalla Senatrice Feinstein è un classico di questa storia di pregiudizio come spiega Noah Feldman su Bloomberg:

La parola “dogma” che Feinstein ha dispiegato è specificamente connessa alla critica protestante del cattolicesimo e alla sua versione americana particolarmente odiosa. Un dogma è un articolo di fede stabilito da un’autorità. Uno dei classici attacchi polemici protestanti al cattolicesimo era l’affermazione che i cattolici sono obbligati a credere a ciò che la chiesa gli insegna è incontrovertibilmente vero, mentre i protestanti sono chiamati a formare le proprie credenze sulla base della fede e del giudizio individuale.

A partire dagli anni ’40 quando l’immigrazione cattolica irlandese negli Stati Uniti è aumentata notevolmente a causa della grande fame, i protestanti americani hanno cominciato a trasporre questa disputa religiosa nel regno della politica. I nativi sostenevano che i cattolici non potrebbero essere buoni cittadini di una repubblica perché non sarebbero in grado di formare giudizi individuali sulla politica.

In pratica un cattolico non sarebbe un buon cittadino per la Feinstein, e – diremmo – sembra che questo pregiudizio si stia insinuando anche al di qua dell’Atlantico se vediamo come un certo pregiudizio si stia insinuando anche in alcune élite liberali del Vecchio Continente e dove la fede (in realtà qualunque fede) impedisce la piena cittadinanza, cioè l’asservimento alla legge. Ma il buon cittadino non è colui che rispetta la legge, ma la contesta se la ritiene ingiusta con gli strumenti che la stessa legge gli mette a disposizione (elezioni, petizioni, referendum)? E quando anche non adempisse alla legge per la sua coscienza e di buon grado ne pagasse lo scotto con il carcere (come facevano gli obiettori di coscienza quando c’era l’obbligo militare negli anni ’70), non sarebbe – in fondo – un buon cittadino? Mica parliamo di bombaroli in fondo!

Come spiega Rod Dreher in fondo quella prospettata dalla Feinstein è una forma di moderno maccartismo, cioè una sorta di caccia alle streghe che vorrebbe escludere un certo tipo di convincimenti dal tessuto sociale americano ieri erano le simpatie social-comuniste e oggi sono i cattolici (e gli evangelici) “ortodossi”, e si chiede “ma la senatrice avrebbe fatto le stesse domande anche a credenti di altre fedi?”

Il Rettore dell’Università di Notre Dame John Jenkins e il Rettore dell’Università di Princeton Christopher Eisgruber hanno scritto entrambi lettere con cui si sono opposti alla nomina a Giudice del 7° distretto di Chicago di Amy Barrett voluta dal presidente Trump [il presidente ha potere di nomina, ma il Senato deve ratificare, NdA]

Jenkins ha scritto direttamente alla Senatrice Dianne Feinstein della California, mettendo in discussione le sue affermazioni secondo cui la visione del mondo di Barrett sembra fortemente guidata dal “dogma”.

“La sua preoccupazione, come lei ha espresso, è che” il dogma vive ad alta voce in [Amy Barrett], e questa è una preoccupazione quando si arriva a grandi questioni che un gran numero di persone hanno combattuto per anni in questo paese ” scrive Jenkins . “Io sono uno nel cuore del quale il dogma vive ad alta voce”, come ha fatto per secoli nella vita di molti americani, alcuni dei quali hanno dato la loro vita a servizio di questa nazione. In effetti, ha vissuto ad alta voce nel cuore di chi ha fondato la nostra nazione come quella in cui i cittadini potessero praticare la loro fede liberamente e senza scuse “.

“È orribile sentire da un senatore americano che questo potrebbe ora squalificare qualcuno dal servizio come giudice federale. Chiedo a lei e ai tuoi colleghi di rispettare quelli in cui “il dogma vive ad alta voce“, che è una condizione che chiamiamo fede”. ha scritto il Rettore di Notre Dame.

Il Rettore di Princeton, Christopher Eisgruber ha scritto anch’egli alla Commissione Giustizia dicendo: “Poiché la credenza religiosa è costituzionalmente irrilevante per le qualifiche di un giudice federale, il Senato non dovrebbe interrogare nessun candidato in merito a tali credenze. Credo, in particolare, che le domande rivolte al professor Barrett sulla sua fede non siano conformi al principio stabilito nella clausola “nessuna prova religiosa” della Costituzione” (Politico, 11 settembre).

Sembra che il tessuto intellettuale e sociale americano per ora regga, e speriamo che la professoressa Barrett possa essere confermata, ma che una ondata di pregiudizio anticristiano e in particolare anticattolico sia di nuovo in atto in Occidente è qualcosa su cui è necessario riflettere.

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