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Le beatitudini ci ricordano di non dimenticare la nostra povertà

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Il commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco

“In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti»”. (Luca 6, 20-26)

Le beatitudini ci ricordano che dobbiamo tenere di gran conto la nostra inquietudine. Chi è povero, chi ha fame, chi è nel pianto, chi paga ogni giorno le proprie scelte, sperimenta ogni giorno una mancanza che lo spinge ad andare avanti, a cercare, a muoversi, a spingersi più avanti. Tutti siamo in qualche maniera poveri, ma la cosa più brutta che possa accadere a un povero, a qualcuno che ha fame, è quello di dimenticarsi della propria fame, della propria povertà. Se non prendi sul serio la tua fame non cerchi nemmeno da mangiare, e se non cerchi da mangiare muori. I ricchi non sono quelli che c’hanno la pancia piena, ma sono quelli che pensano di avere la pancia piena, perchè la ricchezza e la povertà di cui parla il vangelo è l’abbondanza o la mancanza di senso e di amore. E noi siamo tutti dei mendicanti di amore, tutti vogliamo essere voluti bene, tutti vogliamo sperimentare senso dentro la nostra vita. Ma se questa fame di senso e di amore la metti a tacere con i soldi, con il sesso, con l’indifferenza, con la carriera, con l’alcol, con una vita frenetica, allora tu pensi di aver risolto il problema ma invece ti sei messo nei guai. Forse è questo il motivo per cui Gesù usa la parola “guai”, non per minacciare, ma per svegliare.

#dalvangelodioggi

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Tags:
vangelo
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