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Basta modelle e modelli troppo magri e troppo giovani!

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I colossi della moda siglano un patto per limitare la magrezza, età e condizioni di lavoro dei modelli, uomini e donne, a tutela della loro salute

LVMH e Kering, i due giganti del lusso, dichiarano in una nota rilasciata a Parigi, a ridosso della Fashion Week di New York, la loro intenzione programmatica di lottare contro magrezza eccessiva, carichi di lavoro estenuanti e altre condizioni inadeguate per i lavoratori del settore moda. Luci, abiti meravigliosi, musica e passerelle davanti ad un pubblico internazionale e sceltissimo, fino ad ora, molti modelle e modelli li hanno pagati a caro prezzo.

No alle taglie più piccole della 38 per le donne e della 48 per gli uomini.

Questo criterio diventa imprescindibile per i casting.

Altro limite che viene alzato è quello dell’età. Non meno di 16 anni compiuti. E nemmeno più lavoro in orario serale, dopo le 22 e prima delle 6 di mattina se si hanno dai 16 ai 18 anni.

Per questa fascia di età i modelli dovranno essere sempre accompagnati da un tutore che stia in albergo con loro. Dovranno inoltre essere messi in condizioni di assolvere ai propri impegni di studio.

Altra novità di questa “carta comune per il benessere delle modelle e dei modelli” è la presenza per i professionisti indossatori di uno psicologo durante l’orario di lavoro.

I due gruppi firmatari raccolgono sotto le proprie sigle i brand moda più importanti al mondo: da Gucci, a Dior, a Bottega Veneta, Louis Vuitton, Saint Laurent, Fendi, Givenchy e Loro Piana.

Quello che dichiarano gli uffici stampa dei due big è l’intento di assumersi pienamente la responsabilità di leader del settore, per tutelare benessere e salute dei proprio lavoratori (c’erano state accese polemiche per le terribili condizioni di lavoro dei modelli nella Fashion Week parigina dello scorso febbraio). E probabilmente anche della società civile.

Pare che intendano porsi alla testa di un cambiamento, forse non più procrastinabile, nel settore che conosce eccessi inaccettabili e invece tollerati e addirittura “contagiosi” per le ragazze e i ragazzi normali, ormai noti all’opinione pubblica (ricordate il libro della modella francese Jamais assez maigre , dove Victoire Macon Dauxerre racconta delle condizioni di lavoro, dei guadagni contenuti e delle continue inarrestabili richieste di dimagrire. Da 56 kg per 1,78 era stata obbligata a scendere a 47 kg. E poi ancora. E ancora.  Mai abbastanza magra. Era tra le 20 top del pianeta. Nel vortice dell’anoressia tenterà anche il suicidio..). Ne sentono la responsabilità e la vogliono “portare in passerella” perché diventi un mega trend?

Non possiamo che esserne contenti e ricordare che l’Italia, con la sua Camera della Moda, già da più di 10 anni ha siglato e sottoposto a tutti i propri associati un severo codice deontologico a difesa dei giovani professionisti che lavorano nel settore o che ne sono influenzati. Era il 22 dicembre 2006. E negli scopi dichiarati dell’Atto era già messo a tema anche l’effetto virulento dell’anoressia non tanto velatamente proposta dalle modelle magre fino all’inverosimile.

Ricorda infatti Carlo Capasa che nello stesso anno la Camera della Moda firmò anche il Manifesto Nazionale di autoregolamentazione della Moda Italiana contro l’anoressia promosso dall’allora ministro Giovanna Melandri.

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