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La Chiesa dubitò dell’esistenza dell’anima nelle donne? È una bufala!

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Fake News By squarelogo - Shutterstock | Role of Women in the middle ages - Public Domain
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Una leggenda anti-clericale creata ad arte dall’Illuminismo

Il passo dunque non dibatte dell’anima nella donna né della sua natura umana, ma riporta solo la curiosità linguistica di un vescovo del sinodo circa l’inclusione delle donne nel termine “homo”.

Origine della leggenda

L’origine della leggenda va trovata nell’opera Polygamia triumphatrix (“Poligamia trionfatrice”) del pastore protestante Johannes Leyser (1676). In essa afferma circa il concilio di Mâcon: “Tra le altre cose, vi fu la gravissima dissertazione: le donne (mulieres) sono esseri umani (homines)? […] E dopo molte discussioni la questione fu risolta, per cui le donne sono uomini“[3]. Leyser dunque per primo ha trasformato quella che era una mera discussione linguistica e marginale al concilio, in una vexata disputa antropologica, ontologica e dogmatica.

Similmente il pastore calvinista Pierre Bayle (1697) ha affermato: “Ciò che trovo molto strano è vedere che in un concilio (di Mâcon) è stato fortemente messo in discussione se le donne sono creature umane, ed è stato deciso di sì solo dopo un lungo esame“[4].

Forse più che in questi contributi confessionali ed eruditi, la causa dell’ampia diffusione della leggenda va trovata nell’accenno fatto dal marchese de Sade nel popolare e libertino romanzo Justine (1791), dove la donna viene così descritta: “Una creatura così perversa che fu seriamente dibattuto nel concilio di Mâcon, tra le molte sentenze, se questo individuo bizzarro, così diverso dall’uomo come lo è la scimmia della foresta, poteva aspirare al titolo di creatura umana, e se poteva ragionevolmente accordarsi con lui“[5].

Nella letteratura italiana è quasi divertente leggere il resoconto della questione su un periodico liberal-massonico preunitario del 1868: “Nel secondo Concilio di Macon, nell’anno 585, sotto Gontrano re di Borgogna, fu agitata per tre giorni la questione se la donna, essendo un animale, avesse un’anima. Quei santi vescovi disputarono calorosamente fra loro, e infine si degnarono stabilire (vera grazia suprema!!..) che fra gli uomini sono comprese pure le donne e quindi anch’esse hanno un’anima“[6].

Collegamenti esterni

– Légende du Concile de Mâcon su fr.wiki

– Vittorio Messori, “L’anima delle donne”, in Pensare la storia, San Paolo, Milano 1992, pp. 501-04, online.

– Michael Nolan, Do Women Have Souls? The Story of Three Myths, New Black friars, Vol 74, No 876, November 1993, online.

Note al testo

[1] Nel grave errore è caduto anche il grande storico P. Brezzi, La civiltà del Medioevo europeo, 1978, p. 482.

[2] Gregorio di Tour, Historiarum Francorum 8,20 (PL 71,462-63, online).

[3] Johannes Leyser, Polygamia triumphatrix, ed. 1682, p. 123, online: “Et quod mirandum in Concilio Matisconensi, inter alia gravissima disceptatum fuit, an mulieres sint homines? Cum enim inter tot sanctos Patres Episcopus quidam in magna quidem autoritate constitutus, sed nimia devotione dementatus statueret, non posse nec debere mulieres vocari homines, restanti est habita, ut in timore Dei publice ibi ventilaretur, et tandem post multas vexatae huius quaestionis disceptationes concluderetur, quod mulieres sint homines“.

[4] Pierre Bayle, Dictionnaire historique et critique, vol. I 2a parte, Amsterdam, Reinier Leers, 1697 (1a edizione), p. 1224 (nota C), online: “Ce que je trouve de plus étrange est de voir que dans un Concile [de Mâcon] on ait gravement mis en question si les femmes étaient une créature humaine, et qu’on n’ait décidé l’affirmative qu’après un long examen“.

[5] Sade, Justine ou les malheurs de la vertu, online: “Une créature si perverse enfin, qu’il fut très sérieusement agité dans le concile de Mâcon, pendant plusieurs séances, si cet individu bizarre, aussi distinct de l’homme que l’est de l’homme le singe des bois, pouvait prétendre au titre de créature humaine, et si l’on pouvait raisonnablement le lui accorder“.

[6] “La donna e il prete”, in Roma papale svelata al popolo, Opuscolo primo, 1868, p. 26, online.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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