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Addio a Carlo Caffarra, un gigante che difese fede, verità e famiglia

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Scomparso nella sua Bologna a 79 anni. Dallo stile pastorale all'unione indissolubuile tra uomo e donna, sino ai "dubia" e alla lettera a Papa Francesco

Il cardinale Carlo Caffarra si è spento il 6 settembre a Bologna. Aveva 79 anni. Dal 27 ottobre 2015 è arcivescovo emerito di Bologna.

Di lui si ricordano sopratutto le battaglie per il matrimonio e la famiglia basata sull’unione indissolubile tra l’uomo e la donna.

SERVO FEDELE DELLA CHIESA

All’indomani della sua rinuncia alla guida dell’arcidiocesi di Bologna, per limiti d’età, Il Foglio (12 dicembre 2015) scriveva di lui:

«Cosa resterà del magistero di questo grande cardinale? Sicuramente il suo esempio di vita personale: chi lo ha conosciuto sa quanto sia un servo fedele della chiesa, un pastore teso non a predicare “novità” originali di cui pavoneggiarsi come i teologi alla moda, ma a penetrare sempre più nella ricchezza inesauribile del Vangelo e della tradizione della chiesa. Ha dedicato parte della sua vita a indagare il “mistero buono” dell’amore sponsale, certo che il progetto di Dio sul maschio e la femmina non può che essere il bene per ogni uomo, in tutti i tempi e sotto ogni cielo».

“LO SCONTRO CON SATANA E’ SUL MATRIMONIO”

Per questo fu scelto, nel 1981, da Giovanni Paolo II come presidente del Pontificio Istituto per gli studi su Matrimonio e Famiglia, la cui nascita fu annunciata, insieme a quella del Pontificio Consiglio per la Famiglia, il 13 maggio 1981: il giorno dell’attentato a Wojtyla e dell’anniversario dell’apparizione di Fatima.

Proprio Lucia di Fatima, ha ricordato recentemente Caffarra, lo aveva ammonito per lettera, con parole che il cardinale ha così riassunto: «Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo».

I “DUBIA”

L’arcivescovo emerito di Bologna è stato tra i quattro cardinali, considerati “conservatori”, che espressero in una lettera a Papa Francesco (resa pubblica nel novembre 2016) perplessità sulle “aperture” del Sinodo e dell’enciclica papale Amoris Laetitia. In particolare sulla discussa questione della comunione ai divorziati risposati, e il valore delle norme morali che riguarda proprio la concezione della vita cristiana (La Nuova Bussola, 14 novembre 2016).

«Credo che vadano chiarite diverse cose – disse Caffarra a Il Foglio (15 gennaio 2017) – La lettera, e i dubia allegati, è stata lungamente riflettuta, per mesi, e lungamente discussa tra di noi. Per quanto mi riguarda, è stata anche lungamente pregata davanti al Santissimo Sacramento».

«Che cosa ci ha spinto a questo gesto? (…) Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. E’ un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitia. In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale (matrimonio, confessione ed eucaristia) e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi».

“SONO NATO PAPISTA E MORIRO’ PAPISTA

Eppure a chi lo accusava di essere un esponente del fronte anti-Bergoglio, lui replicava deciso: «Scusatemi la battuta: avrei avuto più piacere che si dicesse che l’Arcivescovo di Bologna ha un’amante piuttosto che si dicesse che ha un pensiero contrario a quello del Papa».

E ancora: «Io sono nato papista – ha concluso – sono vissuto da papista e voglio morire da papista!».

“L’ABORTO E’ UN OMICIDIO”

Di Caffarra si ricordano prese di posizioni radicali sull’aborto: «L’aborto è un vero e proprio omicidio, poiché è l’uccisione deliberata e diretta di un essere umano».

«Se l’uomo non è più sicuro neppure nel seno di sua madre e nei confronti di sua madre, dove e nei confronti di chi potrà sentirsi sicuro?» (da Omelia per la Giornata per la Vita, 4 febbraio 1996).

“SIAMO AL CAPOLINEA DELLA CULTURA DELLA MORTE”

Da presidente emerito del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia, Caffarra è intervenuto di recente, in modo durissimo, sul caso di Charlie Gard (Il Giornale, 28 giugno): «Siamo arrivati al capolinea della cultura della morte. Sono le istituzioni pubbliche, i tribunali, a decidere se un bambino ha o non ha il diritto di vivere. Anche contro la volontà dei genitori. Abbiamo toccato il fondo delle barbarie».

“AMORE E’ DIVENTATO UN TERMINE VUOTO”

E come non dimenticare quelle sue parole sull’amore, così crude ma altrettanto realistiche. «È avvenuto come uno scippo. Una delle parole chiavi della proposta cristiana, appunto ‘amore’, è stata presa dalla cultura moderna ed è diventata un termine vuoto, una specie di recipiente dove ciascuno vi mette ciò che sente. Così la verità dell’amore è oggi difficilmente condivisibile».

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