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I prodigi miracolosi di Santa Rosalia

ROSALIA

Public Domain

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 05/09/17

Sono numerose le testimonianze della sua intercessione durante la peste a Palermo e non solo

Santa Rosalia è una vergine non martire, vissuta molti secoli dopo e divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia.

Ciò nonostante la “Santuzza”, come affettuosamente viene chiamata dai palermitani, si affermò come una delle sante più conosciute e venerate nella cristianità siciliana e in particolare in quella palermitana; ancora oggi in qualsiasi parte del mondo s’incontrino i palermitani, si scambiano il saluto “Viva Palermo e santa Rosalia!” (Famiglia Cristiana, 4 settembre).

SUL MONTE PELLEGRINO

Da lì la giovane eremita, dopo un periodo di penitenza non definito, si trasferì in una grotta sul Monte Pellegrino, stupendo promontorio palermitano. Lì visse in preghiera, solitudine e mortificazioni; molti palermitani, salivano il monte attratti dalla sua fama di santità. Morì il 4 settembre 1660.

IL SOGNO DI GIROLAMA

L’intercessione di Santa Rosalia viene spesso invocata dai palermitani e non solo. Di lei si raccontano numerosi prodigi e apparizioni miracolose.

Il 26 maggio 1624 una donna (Girolama Gatto) ridotta in fin di vita, vide in sogno una fanciulla vestita di bianco, che le prometteva la guarigione se avesse fatto voto di salire sul Monte Pellegrino per ringraziarla. La donna salì sul monte con due amiche, era di nuovo in preda alla febbre quartana, ma appena bevve l’acqua che gocciola dalla grotta, si sentì guarita, cadendo in un riposante torpore e qui le riapparve la giovane vestita di bianco, ravvisata come in santa Rosalia, che le indicò il posto dove erano sepolte le sue reliquie.

LA RICERCA DELLE RELIQUIE

Il 15 luglio 1624 a quattro metri di profondità, fu ritrovato in quel punto un masso lungo sei palmi e largo tre, a cui aderivano delle ossa. Per ordine del cardinale arcivescovo di Palermo Giannettino Doria, il masso fu trasferito in città nella sua cappella privata, dove fu esaminato con i resti trovati, da teologi e medici. Se ne occuparono due commissioni. La prima ebbe scarsi risultati.

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