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La Francia e l’Islam: quello che Charles de Foucauld diceva più di un secolo fa

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Non passa giorno senza che l’attualità rilanci il dibattito sul posto dell’Islam in occidente: una lettera redatta dal beato Charles de Foucauld, assassinato a Tamanrasset nel 1916, getta uno sprazzo di luce sconvolgente sulla questione.

C’è uno spazio per l’Islam in Francia? Come costruire un “islam di Francia”? L’Islam è compatibile con la nostra democrazia? Tante questioni che da anni spuntano regolarmente tanto nella sfera politica quanto in quella mediatica, senza che delle vere risposte siano state date.

La minaccia del terrorismo islamista ha reso la problematica ancora più complessa e le controversie ancora più vive. Ne fanno fede le numerose reazioni scatenate dall’editoriale, firmato il 23 agosto scorso da Riss, in Charlie Hebdo. Dopo gli attentati di Barcellona, in particolare, affermava:

Oggi più nessuno s’interroga sul ruolo dell’Islam nell’ideologia dell’Isis. Il lavaggio del cervello è riuscito a farci ammettere che il “fatto religioso” non deve essere discusso. […] Spesso si oppongono islam e islamismo. Come se queste due concezioni religiose fossero due pianeti stranieri l’un l’altro. Per risparmiare ai musulmani moderati l’affronto di veder accomunata la loro fede alla violenza jihadista, abbiamo metodicamente dissociato islam e islamismo. Eppure, l’islamismo fa parte dell’islam.

Con in filigrana l’angosciante domanda: se la violenza jihadista è inerente all’Islam, non sarà ingenuo cercare di promuovere l’affermazione di un “Islam di Francia”, rispettoso dei valori della nostra democrazia?

In questo contesto, può essere istruttivo conservare in un fascicolo questo estratto di una lettera inviata dal beato Charles de Foucauld all’accademico René Bazin, il 29 luglio 1916, quattro mesi prima della sua morte – sopraggiunta il 1mo dicembre.

Tamanrasset, par Insalah, via Bisckra, Algeria
29 luglio 1916.

Signore,

[…]

Dei musulmani possono essere veramente francesi?

In casi eccezionali, sì. In generale, no. Sono diversi i dogmi fondamentali musulmani che si oppongono a ciò; con alcuni si trovano degli accomodamenti; con uno, quello del mehdi [Nell’Islam, il mehdi è il salvatore atteso alla fine dei tempi, N.d.R.] non ce ne sono; ogni musulmano (non parlo dei liberi pensatori che hanno perso la fede), crede che con l’avvicinarsi dell’ultimo giorno il mehdi sopraggiungerà, dichiarerà la guerra santa e stabilirà l’Islam su tutta la terra, dopo aver sterminato e soggiogato tutti i non-musulmani. In questa fede, il musulmano guarda l’Islam come la sua vera patria, e i popoli non musulmani come destinati a essere presto o tardi soggiogati da lui, musulmano, o dai suoi discendenti; se ora si trova sottomesso a una nazione non musulmana, si tratta di una condizione passeggera; la sua fede gli assicura che ne verrà fuori e che a sua volta trionferà di quanti al momento lo assoggettano; la prudenza lo invita a subire con calma la sua prova; «l’uccello preso al laccio che si dimena perde le piume e si rompe le ali; se sta tranquillo, se le ritroverà intatte nel giorno della liberazione», dicono. Possono preferire questa nazione a un’altra, preferire star sottomessi ai francesi più che ai tedeschi, perché sanno i primi più accoglienti; possono legarsi a questo o a quel francese, come ci si può legare a un amico straniero; possono battersi con grande coraggio per la Francia, per sentimento di onore, carattere guerriero, corporativismo, fedeltà alla parola data, come i militari di fortuna dei secoli XVI e XVII: ma in generale, salvo eccezioni, fintanto che saranno musulmani non saranno francesi. Attenderanno più o meno pazientemente il giorno del mehdi, nel quale sottometteranno la Francia.

Da lì viene che i nostri algerini musulmani sono così poco smaniosi di chiedere la nazionalità francese: come chiedere di far parte di un popolo straniero che si sa dover infallibilmente risultare vinto e soggiogato dal popolo al quale invece si appartiene? Questo cambiamento di nazionalità implica veramente una sorta di apostasia, una rinuncia alla fede del mehdi […]

Vostro umile servitore nel cuore di Gesù

Charles de Foucauld

Leggere il testo integrale della lettera

Come si capisce, bisogna ricollocare questa pericope nel suo contesto storico, quello di una Francia scorticata dalla Prima guerra mondiale, ma ancora dotata di un potente impero coloniale. L’Algeria era composta da tre dipartimenti francesi, ma alcuni dei suoi abitanti non beneficiavano degli stessi diritti degli altri. E poi bisogna ricordare che, se Charles de Foucauld non era cieco sulla vera natura dell’Islam, era profondamente amico dei musulmani. Preconizzava un dialogo fraterno con loro ed era il primo a denunciare le ingiustizie di cui potevano trovarsi ad essere vittime.

Questo testo ha oggi centuno anni: resta nondimeno istruttivo per noi oggi. Per esempio, per aiutare a comprendere la posizione dei paesi islamici, specie di quelli del Golfo, e quella di alcuni musulmani detti “moderati”, tutti in guerra con l’Isis: non è che condannino la guerra santa, la violenza jihadista – è che ritengono non sia ancora giunto il momento. Per loro, l’Isis rappresenta «l’uccello preso al laccio che si dimena, perde le piume e si rompe le ali». Quelli invece ci tengono a ritrovarsi intatti per il gran giorno in cui dichiareranno la guerra santa, con la certezza di vincerla.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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