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Il comunismo uccise 20 milioni di cristiani…altro che Inquisizione!

STALIN
Public Domain
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Secondo uno studio del matematico russo Nikolay Yemelyanov, docente alla Università Ortodossa San Tichon, nei sette anni di potere leninista -dalla rivoluzione russa del 1917 fino alla morte di Lenin nel 1924-, circa 25mila sacerdoti ortodossi furono imprigionati e 16mila vennero uccisi, in quanto cristiani.

Lo stesso è accaduto ai preti cattolici, molto meno numerosi e il cui caso è meno studiato. Lo ha citato nel suo libro lo scrittore laico britannico Martin Louis Amis, che ha anche raccolto alcune frasi significative del dittatore Vladimir Lenin«Ogni idea religiosa, ogni idea di Dio è un’abiezione indescrivibile delle specie più pericolose, un’epidemia delle specie più abominevoli. Ci sono milioni di peccati, atti di violenza e contagi fisici che sono meno pericolosi della sottile e spirituale idea di Dio» (citato in M. Amis, Koba il terribile, Einaudi 2003).

Proprio in questi giorni si ricorda la Rivoluzione russa, l’evento che portò i bolscevici al potere nell’Unione Sovietica (23-27 febbraio 1917, Lenin prenderà il potere nell’ottobre dello stesso anno). Lo sterminio dei credenti proseguì anche dopo la morte di Lenin: secondo il prof. Todd M. Johnson, docente di Global Christianity e direttore del Center for the Study of Global Christianity presso il Gordon-Conwell Theological Seminary, il numero delle vittime cristiane che trovarono la morte sotto al regime ateo-marxista furono 20 milioni (15 milioni tra il 1921 e il 1950 e 5 milioni tra il 1950 e il 1980). Dati che trovano conferma anche in altri studi. Senza contare, ovviamente, i numeri dei torturati e degli incarcerati per il solo fatto di professare la fede in Dio ed essere, dunque, automaticamente nemici dello Stato.

Anche per questo lo storico Fulvio De Giorgi, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia, ha dichiarato«Il comunismo era una religione secolare, senza Dio: una tragica religione atea. Ha avuto una “fede religiosa” (rovesciata), politica e intra- umana, con un’escatologia profana: un millenarismo storico. Purtroppo questa fede nella possibile perfezione terrena era in realtà disumana e, mancando della vera speranza escatologica trascendente, doveva vedere come nemici e odiare tutti coloro che non si adeguavano ai suoi schemi para-teologici. Così, quello che doveva essere il paradiso in terra fu, nella realtà, un inferno orribile, una dittatura fatta di gulag, deportazioni, soppressioni di massa, inquadramento da caserma». Giorgio La Pira, ha continuato lo storico italiano, «diceva ai sovietici: tagliate dal grande albero del socialismo il ramo secco dell’ateismo (marxista). Non fu ascoltato e parve un ingenuo utopista. Ma poi il comunismo sovietico è crollato, con infamia. Mentre di La Pira si parla ancora, con rispetto e positivo interesse».

Purtroppo anche Antonio Gramsci continua ad essere guardato con assoluto rispetto, seppur si sappia che -come è stato scritto giustamente pochi giorni fa- «fu a lungo fan dei bolscevichi, della violenza rivoluzionaria, dei campi di lavoro e del repulisti sociale. Lenin era un Grand’Uomo, il Padre dei Popoli e il Grande Timoniere che aveva forzato gli eventi storici con un colpo di mano».

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