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Papa Francesco: la psicanalisi mi ha aiutato, quando avevo 42 anni

Antoine Mekary | ALETEIA

Aleteia Italia - pubblicato il 01/09/17

Dominique Wolton: Il messaggio più radicale della Chiesa, da sempre, dal Vangelo in qua, è la condanna della follia del denaro. Perché questo messaggio non è inteso?

Papa Francesco: Non arriva mai? Ma perché alcuni preferiscono parlare di morale, nelle omelie o dalle cattedre di teologia. C’è un grande pericolo in agguato sui predicatori, che è quello di scadere nella mediocrità. Di non fustigare che nella morale – mi perdoni – sotto la cintura. Ma gli altri peccati, che sono i più gravi – l’odio, l’invidia, l’orgoglio, la vanità, uccidere il prossimo, portar via la vita… – di questi non si parla altrettanto.

«Si può dare la comunione ai divorziati?»

Papa Francesco: […] C’è quello che ho fatto io, dopo i due sinodi: Amoris Lætitia… È una cosa chiara e positiva, che alcuni dalle tendenze troppo tradizionaliste combattono dicendo che non è quella la vera dottrina. Quanto alle famiglie ferite, dico che nel capitolo VIII ci sono quattro criteri: accogliere, accompagnare, discernere le situazioni e integrare. E questo non è una norma fissa: apre una strada, un cammino di comunicazione. Mi hanno subito chiesto: «Ma si può dare la comunione ai divorziati?». Rispondo: «Parlate col divorziate, parlate con la divorziata, accogliete, accompagnate, integrate, discernete!». Ahimè, noi preti siamo abituati alle norme fisse. Alle regole di ferro. Ed è difficile, per noi, questo «accompagnare sul cammino, integrare, discernere, dire del bene». Ma la mia proposta è questa. […] Quello che accade, in realtà, è che si sente la gente dire: «Quelli non possono fare la comunione», «Quelli non possono fare questo, quello»: eccola qua, la tentazione della Chiesa. Ma no, no e ancora no! Questo tipo di divieti è ciò che si trova nel dramma di Gesù coi farisei. Lo stesso! I grandi della Chiesa sono quelli che hanno una visione che va al di là, quelli che comprendono: i missionari.

«Ormai ogni prete può assolvere dall’aborto»

Papa Francesco: Durante il Giubileo della Misericordia ho fatto estendere la facoltà di assolvere il peccato di aborto a tutti i preti. Attenzione, questo non significa banalizzare l’aborto. L’aborto è grave, è un peccato grave. È l’omicidio di un innocente. Ma se c’è il peccato bisogna facilitare il perdono. Poi, alla fine, ho deciso che questa misura sarà permanente. Ormai ogni prete può assolvere questo peccato.

Dominique Wolton: La sua posizione aperta e umanista suscita delle opposizioni nella Chiesa cattolica.

Papa Francesco: Una donna che ha una memoria fisica del bambino, perché questo è spesso il caso, e che piange, che piange da anni senza il coraggio di andare dal prete… finché ha sentito quello che ho detto… lei si rende conto del numero di persone che finalmente respirano?

«Io ho paura della rigidità»

Papa Francesco: Dietro ogni rigidità c’è un’incapacità di comunicare. E io ho sempre trovato… Prenda quei preti rigidi che hanno paura della comunicazione, prenda gli uomini politici rigidi… è una forma di fondamentalismo. Quando m’imbatto in una persona rigida, specie se è giovane, mi dico subito che è malata. Il pericolo è che cercano la sicurezza. A proposito, le racconto un aneddoto. Quando ero maestro dei novizi, nel 1972, accompagnavamo per un anno o due i candidati che volevano entrare nella Compagnia. […] Mi ricordo di uno di loro, di cui si vedeva che era un po’ rigido ma che aveva delle grandi qualità intellettuali, e che io trovavo di ottimo livello. Ce n’erano altri, molto meno brillanti, di cui mi domandavo se sarebbero passati. Pensavo che sarebbero stati rifiutati, perché avevano delle difficoltà, ma alla fine quelli sono stati ammessi perché avevano quella capacità di crescere, di riuscire. E quando il test del primo studente è arrivato, quelli hanno detto subito di no.

– Ma perché? È così intelligente, è pieno di qualità.

– Ha un problema – mi spiegarono – è un po’ costruito, un po artefatto su alcune cose, un po’ rigido.

– E perché è così?

– Perché non è sicuro di sé.

Si sente che certi uomini presentono inconsciamente che sono “psicologicamente malati”. Non lo sanno, lo sentono. E quindi vanno a cercare delle strutture forti che li difendano nella vita. Diventano poliziotti, si arruolano nell’esercito o nella Chiesa. Delle istituzioni forti per difendersi. Fanno bene il loro lavoro, ma una volta che si sentono assicurati, inconsciamente, la malattia si manifesta. E là arrivano i problemi.

E io ho chiesto: «Ma, dottoressa, come si spiega? Non capisco». E lei mi ha dato questa risposta: «Lei non si è mai chiesto perché ci sono dei poliziotti torturatori? Quei giovani, quando arrivarono, erano dei bravi ragazzi, sì, ma malati. Poi sono diventati sicuri di sé, e la malattia è venuta allo scoperto». Io ho paura della rigidità. Preferisco un giovane disordinato, con dei problemi normali, che si arrabbia… perché tutte queste contraddizioni lo aiuteranno a crescere.

Confidenze personali

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immigrazionepapa francescorecensioni di libri
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