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Papa Francesco: la psicanalisi mi ha aiutato, quando avevo 42 anni

Antoine Mekary | ALETEIA
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Le Figaro Magazine pubblica ampi estratti di un’opera del Papa che sta per essere pubblicata. Un libro di dialoghi fuori dai denti, pieno di sorprese.

«Il matrimonio è un uomo e una donna»

Papa Francesco: Che pensare del matrimonio di persone dello stesso sesso? “Matrimonio” è una parola storica. Da sempre, nell’umanità, e non solamente nella Chiesa, s’intende cosa di un uomo e una donna. Non si può cambiare questa cosa così, alla carlona… […] Non si può cambiare questo. È la natura delle cose. Le cose sono così. Allora le chiamiamo “unioni civili”. Ma non scherziamo con le verità… è vero che dietro tutto questo c’è l’ideologia del gender. Anche nei libri i bambini imparano che uno può scegliere il proprio sesso. Perché il genere, essere una donna o un uomo, sarebbe una scelta e non un fatto di natura? Ecco cosa favorisce questo errore. Ma diciamo le cose come stanno: il matrimonio è un uomo e una donna. Ecco il termine preciso. E chiamiamo “unione civile” l’unione dello stesso sesso.

«L’ideologia tradizionalista»

Papa Francesco: Come cresce la tradizione? Cresce come una persona: col dialogo, che è come l’allattamento per il bambino. Il dialogo col mondo che ci circonda. Il dialogo fa crescere. Se non si dialoga, non si può crescere: si resta racchiusi, piccoli… nani. Non posso accontentarmi di camminare coi paraocchi: io devo guardarmi intorno e dialogare. Il dialogo fa crescere, e fa crescere la tradizione. Dialogando ed ascoltando un’altra opinione posso, come nel caso della pena di morte, della tortura, dello schiavismo, cambiare il mio punto di vista. Senza cambiare la dottrina. La dottrina è cresciuta con la comprensione. Ecco la base della tradizione.

[…]

Invece, l’ideologia tradizionalista ha una fede così [mima i paraocchi con le mani]: la benedizione deve darsi così, le dita durante la messa devono stare così, “con i guanti”, “come si faceva prima”… Ciò che il Vaticano II ha fatto della liturgia è stato veramente una grandissima cosa. Perché ha aperto il culto di Dio al popolo. Adesso il popolo partecipa.

Musulmani: «Non accettano la reciprocità»

Dominique Wolton: E sul dialogo con l’Islam, non si dovrebbe chiedere un poco di reciprocità? Non c’è vera libertà, per i cristiani, in Arabia Saudita e in altri Paesi musulmani. È difficile per i cristiani. E i fondamentalisti islamisti assassinano nel nome di Dio…

Papa Francesco: Non accettano il principio di reciprocità. Alcuni Paesi del Golfo però sono aperti, ci aiutano a costruire chiese. Perché sono aperti? Perché hanno operai filippini, cattolici, degli Indiani… Il problema, in Arabia Saudita, è davvero una questione di mentalità. Con l’Islam, comunque, il dialogo procede bene, perché – non so se lo sa – ma l’imam di Al-Azhar è venuto a trovarci. E ci sarà un incontro laggiù, e ci andrò. Penso che farà loro bene, studiare criticamente il Corano, come noi abbiamo fatto con le Scritture. Il metodo storico-critico li farà evolvere.

Le sfide della Chiesa

«La Chiesa è il popolo, non i vescovi, il papa, i preti»

Papa Francesco: Ci sono i peccati di chi guida la Chiesa, che manca d’intelligenza o si lascia manipolare. Ma la Chiesa non è i vescovi, il papa e i preti. La Chiesa è il popolo. E il Vaticano II ha detto: «Il popolo di Dio, nel suo insieme, non si sbaglia». Se lei vuole conoscere la Chiesa, vada in un paesino dove si vive la vita ecclesiale. Vada in un ospedale dove ci sono tanti cristiani che vengono ad aiutare; dei laici, delle suore… Vada in Africa, dove si trovano tanti missionari. Ci bruciano la vita, laggiù! E fanno delle vere rivoluzioni. Non per convertire – era una volta che si parlava di conversioni – ma per servire.

«Ciò che mi colpisce di più, nella Chiesa, è la sua santità feconda, ordinaria»

Papa Francesco: C’è così tanta santità… È una parola che voglio utilizzare nella Chiesa oggi, ma nel senso della santità quotidiana, nelle famiglie… E questa è un’esperienza personale: quando parlo di questa santità ordinaria, che in altri contesti ho chiamato “la classe media della santità”… sa a che cosa mi fa pensare? All’Angelus di Millet. Questo è ciò che mi sale allo spirito. La semplicità di due contadini che pregano. Un popolo che prega, un popolo che pecca e poi si pente dei propri peccati. C’è una forma di santità nascosta, nella Chiesa. Ci sono degli eroi che partono in missione. Voi francesi avete fatto molto: alcuni hanno sacrificato la vita. Quello che mi colpisce di più, nella Chiesa, è la sua santità feconda, ordinaria. Questa capacità di diventare santi senza farsi notare.

«C’è il grande pericolo di fare morale solo sotto la cintura»

Papa Francesco: Ma noi cattolici, come la insegniamo la morale? Non si può insegnare con ordini tipo “Non puoi fare questo”, “devi fare quello”, “tu devi”, “tu non devi”, “tu puoi”, “tu non puoi”. La morale è una conseguenza dell’incontro con Gesù Cristo. È una conseguenza della fede, per noi cattolici. E per gli altri, la morale è una conseguenza dell’incontro con un ideale, o con Dio, o con sé stessi, ma con la migliore parte di sé. La morale è sempre una conseguenza.

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