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Papa Francesco: la psicanalisi mi ha aiutato, quando avevo 42 anni

Antoine Mekary | ALETEIA

Aleteia Italia - pubblicato il 01/09/17

[…] E poi l’Europa è una storia di integrazione culturale, multiculturale come dice lei, molto forte. Da sempre. I Longobardi, antenati dei nostri Lombardi odierni, sono dei barbari arrivati tanto tempo fa… E poi tutto s’è mescolato e noi abbiamo la nostra cultura. Ma qual è la cultura europea? Come la definirei io, oggi, la cultura europea? Sì, ha delle importanti radici cristiane, è vero. Ma questo non basta per definirla. Ci sono tutte le nostre capacità. Capacità di integrare, di ricevere gli altri. C’è pure la lingua nella cultura. Nella nostra lingua spagnola il 40% delle parole viene dall’arabo. Perché? Perché sono stati in Spagna per sette secoli. E hanno lasciato la loro traccia.

[…]

«L’identità argentina è un meticciato, e io mi sono sempre sentito un po’ così»

Dominique Wolton: In che cosa si sente argentino? E secondo lei in che consiste l’identità argentina?

Papa Francesco: In Argentina ci sono dei nativi. Abbiamo dei popoli indigeni. L’identità argentina è un meticciato. La maggior parte del popolo argentino viene dal meticciato. Perché ondate di immigrazione si sono mescolate, mescolate e mescolate… Penso che sia accaduto lo stesso negli Stati Uniti, dove ondate di immigrazione hanno mescolato i popoli. I due Paesi si assomigliano abbastanza. E io mi sono sempre sentito un po’ così. Per noi, era assolutamente normale avere a scuola diverse religioni insieme.

[…] Alcuni Paesi sono stati capaci di integrare gli immigrati nella loro vita. Ma degli altri, per due o tre generazioni, li hanno “oggettivati” nei ghetti. Senza integrazione.

La Chiesa e la società

«Le religioni non sono delle sotto-culture»

Papa Francesco: Lo Stato laico è una cosa sana. Esiste una sana laicità. Gesù l’ha detto: bisogna rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Tutti noi siamo uguali davanti a Dio. Ma credo che in certi Paesi come la Franci questa laicità abbia una colorazione ereditata dai Lumi… parecchio più forte, che costruisce un immaginario collettivo nel quale le religioni sono viste come una sottocultura. Io credo che la Francia – è la mia opinione personale, non quella ufficiale della Chiesa – dovrebbe “innalzare” un po’ il livello della laicità, nel senso che dovrebbe dire che le religioni fanno parte anch’esse della cultura. Come esprimere questa cosa laicamente? Mediante l’apertura alla trascendenza. Ognuno può trovare la propria formula di apertura. Nell’eredità francese, i Lumi pesano troppo. Comprendo quest’eredità della Storia, ma dilatarla è un lavoro che va fatto. Ci sono dei governi, cristiani o no, che non ammettono la laicità. Che vuol dire uno Stato laico “aperto alla trascendenza”? Che le religioni fanno parte della cultura, che non sono delle sottoculture. Quando si dice che non bisogna portare al collo delle croci visibili o che le donne non devono portare questo o quello… è una sciocchezza. Perché l’una e l’altra attitudine rappresenta una cultura. Uno porta la croce, l’altra porta un’altra cosa, il rabbino porta la kippàh, il Papa porta lo zucchetto [ride]… Ecco, la sana laicità! Il Concilio Vaticano II parla molto bene di questa cosa, con tanta chiarezza. Credo che, su questi argomenti, ci siano delle esagerazioni, specialmente quando la laicità viene posta al di sopra delle religioni. Quindi le religioni non farebbero parte della cultura? Sarebbero delle sottoculture?

«Scegliere il cammino della castità»

Papa Francesco: Rinunciare alla sessualità e scegliere il cammino della castità o della verginità è tutta una vita consacrata. E qual è la condizione venendo meno la quale questo cammino muore? È che il cammino conduca alla paternità o alla maternità spirituali. Uno dei mali della Chiesa sono i preti “scapoloni” e le suore “zitellone”. Perché sono pieni di amarezza. Al contrario, quelli che hanno raggiunto questa paternità spirituale – sia mediante la parrocchia, sia a scuola o in ospedale – stanno bene… Ed è la stessa cosa per le suore, perché sono “madri” […]. È una rinuncia volontaria. La verginità, che sia maschile o femminile, è una tradizione monastica che preesiste al cattolicesimo. È una ricerca umana: rinunciare per cercare Dio alle fonti, per la contemplazione. Ma una rinuncia dev’essere una rinuncia feconda, che conservi una sorta di fecondità – differente dalla fecondità carnale, dalla fecondità sessuale. Anche nella Chiesa ci sono dei preti sposati. Tutti i preti orientali sono sposati, è una cosa che esiste. Ma la rinuncia al matrimonio per il Regno di Dio è un valore in sé. Questo significa rinunciare per essere al servizio, per contemplare meglio.

«Se un prete abusa di qualcuno è un malato»

Papa Francesco: Prima, si spostava il prete, ma il problema si spostava con lui. La politica attuale è quella che Benedetto XVI e io abbiamo messo in opera attraverso la Commissione di tutela dei minori fondata due anni fa, qui in Vaticano. Tutela di tutti i minori. È per far prendere coscienza di che cosa sia questo problema. La Chiesa madre insegna come prevenire, come far parlare un bambino, fare in modo che dica la verità ai genitori, che racconti ciò che succede e via dicendo. È un cammino costruttivo. La Chiesa non deve andare in posizione difensiva. Se un prete è un abusatole, è un malato. Su quattro abusato, due sono stati abusati quando erano bambini. Sono le statistiche degli psichiatri.

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immigrazionepapa francescorecensioni di libri
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