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Papa Francesco: la psicanalisi mi ha aiutato, quando avevo 42 anni

Antoine Mekary | ALETEIA
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Le Figaro Magazine pubblica ampi estratti di un’opera del Papa che sta per essere pubblicata. Un libro di dialoghi fuori dai denti, pieno di sorprese.

L’impegno per i migranti

«Gesù stesso è stato un rifugiato, un immigrato»

Dominique Wolton: A Lesbo lei disse, nel gennaio 2016, una cosa bella e rara: «Siamo tutti dei migranti, siamo tutti dei rifugiati». Nell’ora in cui le potenze europee e occidentali si chiudono, che dire a margine di questa frase magnifica? Che fare?

Papa Francesco: C’è una frase che ho detto – e dei bimbi migranti ce l’avevano scritta sulle magliette –: «Non sono un pericolo: sono in pericolo». La nostra teologia è una teologia di migranti. Perché dalla chiamata di Abramo in qua, con tutte le migrazioni del popolo di Israele a seguire, tutti lo siamo; e poi Gesù stesso è stato un rifugiato, un immigrato. E poi, esistenzialmente, proprio nell’atto della fede, siamo dei migranti. La dignità umana implica necessariamente «di essere in cammino». Quando un uomo, o una donna, non è in cammino, è una mummia. È un pezzo da museo. Così la persona non è viva.

[…] Dominique Wolton: Un anno e mezzo dopo questa frase che ha pronunciato a Lesbo, la situazione è peggiorata. Molte persone hanno ammirato le sue parole, ma poi nient’altro. Che potrebbe dire, oggi?

Papa Francesco: Il problema comincia nei Paesi da dove vengono i migranti. Perché lasciano la loro terra? Per mancanza di lavoro o a causa della guerra. Sono due ragioni principali. La mancanza di lavoro, perché sono stati sfruttati – penso agli africani: l’Europa ha sfruttato l’africa… non so se lo si può dire, ma certe colonizzazioni europee… sì, l’hanno sfruttata. Ho letto che un capo di Stato africano, recentemente eletto, ha sottoposto al Parlamento, come primo atto di governo, un piano per il rimboscamento del Paese – ed è stata approvata. Le potenze economiche mondiali avevano disboscato dappertutto. Rimboscare. La terra è arida per essere stata troppo lungamente sfruttata e non c’è più lavoro. La prima cosa che si deve fare, e l’ho detto alle Nazioni Unite, al Consiglio d’Europa, dappertutto, è di trovare laggiù delle risorse che creino posti di lavoro – e investirci. È vero che l’Europa deve investire anche in sé stessa. Perché pure qui la disoccupazione è un problema. L’altra ragione delle migrazioni sono le guerre. Si può investire, la gente avrà di che lavorare e non avranno più bisogno di partire, ma se c’è la guerra dovranno fuggire comunque. Ora, chi è che fa la guerra? Chi dà le armi? Noi.

«L’Europa, in questo momento, ha paura. Così chiude, chiude, chiude…»

Papa Francesco: Credo che l’Europa sia diventata una “nonna”. E io invece vorrei vedere un’Europa madre. Per quanto riguarda le nascite, la Francia è in testa ai paesi sviluppati con, mi pare, più del 2%. Ma l’Italia, che sta intorno allo 0,5%, è molto più debole. Vale lo stesso per la Spagna. L’Europa può perdere il senso della sua cultura, della sua tradizione. Pensiamo che è l’unico continente ad averci donato una così grande ricchezza culturale, e questo voglio sottolinearlo. L’Europa deve ritrovarsi tornando alle sue radici. E non avere paura. Non avere paura di tornare ad essere l’Europa madre. […]

Dominique Wolton: Per l’Europa qual è la sua principale inquietudine? E quale la speranza?

Papa Francesco: Non vedo più degli Schumann, e neanche degli Adenauer…

Dominique Woltono: [ride] Beh, c’è lei comunque. E anche altri…

Papa Francesco: L’Europa, in questo momento, ha paura. E quindi chiude, chiude, chiude…

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