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Le misteriose origini dell’inno “Ave, Maris Stella”

Jean-Matthieu GAUTIER/CIRIC

15 août 2013 : Pardon de Notre-Dame de la Miette, le Minihic-sur-Rance (35), France. August 15, 2013: Breton Pardon (forgiveness), Minihic-sur-Rance (35), France.

ALEXANDRE MEYER - pubblicato il 31/08/17

«Salve, stella del mare», un canto gregoriano alla Vergine Maria il cui autore non sarà mai identificato eppure è stato ripreso decine e decine di volte in più di mille anni.

Inno plurisecolare, l’Ave Maris Stella [“Salve, stella del mare”] è uno dei canti più belli e più armoniosi del repertorio liturgico gregoriano.

L’origine della preghiera è incerta. Alcuni la attribuiscono a Venanzio Fortunato (530-609) o a Paolo Diacono (VIII secolo). Il primo fu vescovo di Poitiers e poeta cristiano di fama, autore dell’inno eucaristico Pange lingua, l’“ufficio del Santissimo” [San Tommaso si sarebbe ispirato a questo testo, nel XIII secolo, per comporre l’eucologia del Corpus Domini, N.d.T.]. Il secondo fu storico e poeta, consigliere alla corte dei re longobardi, lodato da Carlomagno per la sua scienza, eremita a Montecassino, dove visse secondo la Regola di San Benedetto. Gli dobbiamo nientemeno che la misura dell’ottava e le chiavi musicali…*

L’inno è ancora cantato ai nostri giorni. Il poema figura nell’Ufficio divino (o Liturgia delle ore, pregata sette volte al giorno, che santifica il giorno e la notte) e nel piccolo ufficio della Santa Vergine (proprio di certe comunità religiose, oggi rimpiazzato tra i comuni fedeli dalla preghiera del rosario quotidiano). Lo si trova pure ai vespri delle feste della Vergine Maria.

Esso è composto come un poema in versi senza rima, da sette quartine. Il saluto evoca immancabilmente quello dell’Arcangelo Gabriele: «Ave, Maria, gratia plena» – «Rallegrati Maria, piena di grazia». Seguono svariate domande espresse da un’anima penitente all’indirizzo della Vergine Maria. Il canto culmina in una dossologia: una lode alla gloria della Santa Trinità.

Ave, maris stella,Dei Mater alma.Atque semper Virgo,felix cœli porta…

Gioisci, stella del mare,

Madre e nutrice di Dio,

nonché sempre vergine

porta felice del Cielo.

Raccogliendo quell’“Ave”

dalla bocca di Gabriele,

rendici stabili nella pace

mutando la sorte di Eva.

Sciogli le catene dei peccatori,

porta la luce ai ciechi,

scaccia via i nostri mali

e ottienici ogni bene.

Mostrati per la Madre che sei:

accolga per te le preghiere

colui che, nato per noi,

volle essere tuo.

Vergine senza pari,

dolce più di ogni altra,

affrancaci dalle colpe,

rendici miti e casti.

Concedici una vita pura,

preparaci un cammino sicuro,

perché giungiamo a vedere Gesù

e restiamo sempre uniti nella gioia.

Sia lode a Dio Padre,

e onore a Cristo, il sovrano;

allo Spirito Santo

un unico onore, un solo tributo.

Maria, prima stella del firmamento

L’origine dell’appellativo “stella del mare” per designare la Vergine Maria è sconosciuta. Forse viene dalla Bibbia, dal primo Libro dei Re (18, 41-45), quando il profeta Elia dice al suo servitore: «Sali in cima e guarda dal lato del mare». La salvezza è promessa da quella nuvola che si annuncia all’orizzonte e che il servitore intravede a stento. Prefigurazione di Cristo redentore di tutti gli uomini, che verrà nel mondo mediante la beata Vergine Maria? Difficile dirlo. Ad ogni modo, tanti santi, papi e dottori della Chiesa – tra cui Bernardo di Chiaravalle – avrebbero di lì in poi incoraggiato la preghiera alla Vergine invocata con questo bell’epiteto.

Con un inno dell’VIII/IX secolo, quindi da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come “stella del mare”: Ave maris stella. La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata. E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza – lei che con il suo “sì” aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; lei che diventò la vivente Arca dell’Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14)?

Benedetto XVI, Spe salvi 49

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Tags:
devozione marianainniliturgiapreghiera
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