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“Calma! La mia prima ora del mattino appartiene al Signore”

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Se facciamo così, le incombenze non diminuiscono, ma aumentano la gioia e il coraggio per affrontarle

Il male subito, ma soprattutto il male fatto, l’incuria e l’impazienza. Lo sconforto colpevole. E la pace è fuggita, contrariata, dal mio cuore così agitato e in disordine.
La Messa l’ho persa. La liturgia delle ore, anche. Nemmeno un Angelus con le figlie, ho recitato. Solo brevi giaculatorie. Ma tutto è andato come disperso, nell’agitazione, nell’affanno.
Non sono tornata indietro, non mi sono abbassata per entrare nella grotta. Sono rimasta fuori alla polvere e alla calura. Non ho chiesto al mio Signore quello che volevo. Non Gli ho chiesto quello che Lui avrebbe voluto da me.
Sarebbe forse bastato canticchiare, tra me e me, anzi tra me e Lui il ritornello dell’altra grande Teresa: “Vuestra soy, para vos nací:¿qué mandáis hacer de mi?”
Lo faccio ora, chiudo il pc e mi nascondo in bagno. O esco in giardino e accarezzo il cane. Sto vicino alla Madonnina bianca e mi faccio fare compagnia. E le canticchierò quel ritornello. Con Lei chiederò al Signore “¿Que mandais hacer de mi?”. Varrà per questo scampolo di giorno, fatto tutto di presente e per questo ancora col sapore di eterno.

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