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Papa Francesco: la speranza cristiana vince le tragedie del mondo

Antoine Mekary | ALETEIA
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Così il pontefice oggi durante l'Udienza generale del mercoledì

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di Debora Donini

I cristiani non siano amareggiati con la faccia da “peperoncini all’aceto” ma uomini di primavera, “instancabili coltivatori di sogni”E’ l’esortazione che Papa Francesco ha rivolto stamani ai fedeli riuniti in Aula Paolo VI per l’udienza generale. Il Papa prosegue il ciclo di riflessioni sulla speranza cristiana. La catechesi di oggi si concentra sulle parole dell’Apocalisse: “Ecco io faccio nuove tutte le cose!”.

La speranza cristiana si basa, infatti, sulla fede in Dio che crea novità, “il nostro”, dice, è il “Dio delle sorprese”. E quindi, sottolinea il Papa, “non è cristiano camminare con lo sguardo rivolto verso il basso – come fanno i maiali: sempre vanno così – senza alzare gli occhi all’orizzonte”, “come se tutto il nostro cammino si spegnesse qui, nel palmo di pochi metri di viaggio; come se nella nostra vita non ci fosse nessuna meta e nessun approdo, e noi fossimo costretti ad un eterno girovagare”.

E’ lo stesso Libro dell’Apocalisse ad indicare invece che l’orizzonte ultimo del credente è “la Gerusalemme celeste”, immaginata anzitutto come un’immensa “tenda” dove Dio accoglierà gli uomini per abitare con loro. Egli “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”, dice appunto il brano proclamato prima della catechesi. E Francesco chiede di meditare questa Parola non in modo astratto ma dopo aver letto le cronache di questi giorni. Giornali e telegiornali riportano tante notizie tristi come i volti dei bambini impauriti dalla guerra o il pianto delle madri, notizie alle quali si rischia di assuefarsi. Basti pensare al Congo o a Barcellona per citare solo due casi fra i presenti.

Verrebbe da dire che “la vita è soprattutto questo”, nota il Papa, ma “c’è un Padre che piange lacrime di infinta pietà nei confronti dei suoi figli”, un Padre  che “ci aspetta per consolarci” e ha preparato per noi un futuro diverso. “Questa è la grande visione della speranza cristiana”, spiega il Santo Padre nella catechesi. Dio “ci ha creati perché ci vuole felici”, “lavora per riscattarci” e quindi “la morte e l’odio non sono le ultime parole” sull’esistenza umana. Per questo, essere cristiani implica uno sguardo pieno di speranza.

Alcuni ritengono, invece, che vivere sia “un lento decadimento” oppure che le gioie siano passeggere e la vita non abbia senso. Non così per i cristiani che credono che all’orizzonte vi sia “un sole che illumina per sempre” e che i giorni più belli debbano ancora venire, dice il Papa esortando a domandarsi, nel proprio cuore, se siamo gente di primavera o di autunno: “Io sono una persona di primavera o di autunno?. Di primavera, che aspetta il fiore, che aspetta il frutto, che aspetta il sole che è Gesù, o di autunno, che è sempre con la faccia guardando in basso, amareggiato e, come a volte ho detto, con la faccia dei peperoncini all’aceto?”.

Nella vita ci sono problemi, guerre, malattie ma, afferma Francesco, alla fine il male sarà eliminato e Gesù, che già da ora “ci consola”, ci attende per condurci alla grande tenda di Dio con gli uomini. In quell’istante sarà bello scoprire che niente è andato perduto, nessun sorriso e nessuna lacrima. Anzi, si estingueranno le lacrime, nell’istante stesso in cui Dio pronuncerà la sua ultima parola di benedizione: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose!’. E quel giorno – conclude Francesco – “piangeremo”, ma di gioia. All’udienza generale vari i richiami di Francesco a Maria, ricordata ieri come Regina.

 

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