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“Saranno i tuoi nipoti!”. E lui regala loro una piscina

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Morris, Minnesota, estate 2017. Un anziano giudice rimasto vedovo "adotta" tutti bambini del quartiere. A loro offre allegria e refrigerio e lui attinge consolazione e sollievo alla sua solitudine

Dicono che l’illuminazione gli sia arrivata per caso. “Saranno i bambini del quartiere i tuoi nipoti”, gli avrebbe detto un vicino. “Adottali”. E Keith lo ha fatto. E come si fa coi nipoti per i quali si perde immancabilmente la testa ha iniziato a viziarli…

Stiamo raccontando anche noi, e volentieri, una bella storia che ci è arrivata via web dagli Stati Uniti. Una storia piccola, con pochi fatti ma molto significato.

Una storia bella, semplice, che rimette vicine tessere gettate lontane da stili di vita spesso insensibili alle relazioni; ingiusti con i ritmi della vita umana che, in fondo in fondo, è identica a sé stessa dalla notte dei tempi. Gli anziani soli si rattristano. I bambini piccoli, in loro compagnia, allietano le loro giornate e imparano tanto della vita. La sintonia naturale che si instaura tra nonni e nipoti, senza esagerare con tinte idilliache, è fonte di benessere, crescita, equilibrio per gli uni e per gli altri.

Ai nostri tempi pare vada un po’ così. Che le cose naturali e di buon senso secondo la mentalità di qualche decennio fa ora sono oggetto di entusiastiche ri-scoperte.

Ricordate le immagini di quei bimbi vicini, in braccio o in cerchio intorno agli ospiti di residenze per anziani?

A qualcuno era balenata l’idea di avvicinare, di mettere sotto lo stesso tetto asili per l’infanzia e ricoveri per persone in là con gli anni e non più del tutto autosufficienti. Gli anziani si sono sentiti di nuovo importanti, guardati, ascoltati, accarezzati dai bambini.

E i bimbi hanno potuto godere della tenerezza di questi nonni, del loro affetto, di un tempo dedicato loro senza fretta. Di storie raccontate, di fatti lontani. Di torte o disegni fatti assieme. Certo, magari anche di momenti di impazienza e insofferenza, non v’è dubbio. Ma sorprende che una cosa che per generazioni è stata considerata normale sia diventata una sorta di nuova sensazionale invenzione!

Anziani e bambini insieme. Nel dolcissimo e verissimo luogo comune della lentezza, di passetti incerti per la stanchezza o l’imperizia, di passi falsi dovuti all’usura delle articolazioni o alla loro incontenibile inesperienza. Gli uni appena entrati nella grande orchestra della vita, gli altri, esperti e stanchi, quasi pronti a lasciarla. Si chiama “educazione intergenerazionale” e in Italia, come raccontava La Repubblica il 19 febbraio 2017, a Piacenza, ne abbiamo un ottimo esempio.

Ma veniamo ai fatti.

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