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Religiosità, quel gran rito della penitenza

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Dal 21 al 27 agosto a Guardia Sanframondi si celebrano i Riti dell’Assunta. Un’occasione di conversione che, ogni sette anni, coinvolge l’intero paese

Forinda Uccellini è ormai anziana. Una fotografia in bianco e nero ne coglie la profondità dello sguardo, che racconta la sacralità di una fede vissuta intimamente ed esternata come esempio. La corona di spine adagiata sul capo e una fune di corda intorno al collo, segno di penitenza, ci ricordano che siamo a Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento. È il paese dei Riti settennali di Penitenza, in programma dal 21 al 27 agosto, celebrazione religiosa che unisce alla fede anche cultura e tradizione. La cifra che contraddistingue i guardiesi è una religiosità che arriva dalle pieghe più nascoste dell’anima e che si traduce in offerta e penitenza in riparazione dei propri peccati e di quelli della collettività. La tradizione viene tramandata ai figli. Fiorinda ha fatto questo con suo figlio Giustino, che poi da adulto è divenuto sacerdote, rettore della basilica Santa Maria Assunta di Guardia Sanframondi. È proprio don Giustino Di Santo a raccontarci un aneddoto: «Avevo 11 anni quando mia madre mi ha trasmesso l’amore per i Riti e per la Vergine Assunta, alla quale sono dedicati. Ricordo che andava alla ricerca di corone di spine e funi. Poi mi ha portato in visita ai comitati rionali, procurandosi oro e ali per vestirmi da angelo e farmi partecipare alla processione. Mi piace spiegare i Riti a chi non li ha mai visti con queste sue parole: “L’Assunta scende in mezzo a noi per portarci la misericordia del Padre e indurci alla conversione e noi dobbiamo prepararci”».

I MISTERI IN SCENA A confermarci il legame di amore tra il popolo guardiese e i Riti in onore della Madonna Assunta sono gli anziani del posto. Giovanni racconta che per quasi cinquant’anni ha preso parte alla processione come figurante nei Misteri. Salvatore, Alfonso, Elvio e Giuseppe sottolineano come nelle famiglie numerose di una volta l’amore per i Riti venisse inculcato a ogni figlio. Ogni sette anni, infatti, a Guardia Sanframondi si svolge una complessa manifestazione scandita da tempi e ritmi precisi. A partire dal lunedì dopo il 15 agosto e fino alla domenica successiva, i quattro rioni Croce, Portella, Fontanella e Piazza organizzano due processioni ciascuno (seguendo un preciso iter rigoroso), la prima detta di penitenza, la seconda denominata di comunione. I Riti mettono in scena i Misteri, ovvero quadri plastici tratti dai due Testamenti e dalla storia della Chiesa, interpretati da figuranti che presentano la proposta penitenziale rivolta al popolo dalla parola di Dio. La domenica i rioni danno vita alla lunga processione generale. Tutti possono rivolgere il loro ringraziamento alla Vergine Assunta attraverso le varie forme di penitenza. Ciò che caratterizza però questa giornata è la presenza dei battenti, cappuccio bianco calato su un’identità che deve rimanere anonima, che danno il via a una penitenza pubblica e allo stesso tempo intima, un autentico attestato di devozione all’Assunta.

UN IMPEGNO CORALE I battenti sfilano nel giorno della processione generale seguendo il Mistero di san Girolamo penitente. Nella basilica santuario dell’Assunta, l’antico luogo di riunione dei battenti era la Cappella del “sangue sparso”, ma il loro numero crescente ha fatto sì che fosse occupato l’intero santuario. Al grido di «Fratelli, in nome di Maria, con forza e coraggio, battetevi!», in ginocchio, camminando a ritroso e con lo sguardo verso la statua dell’Assunta, escono dal santuario per sistemarsi dietro il Mistero di san Girolamo Penitente. i flagellanti Altra presenza di impatto è quella dei flagellanti o disciplinanti, che partecipano esclusivamente alle processioni infrasettimanali chiudendo il corteo della processione di penitenza del rione di appartenenza. Sono così chiamati perché fanno uso di un antico strumento, la disciplina. «In una società edonistica siamo un popolo che fa ancora penitenza», spiega Patrizia Lombardi, presidente del Centro studi sociali Bachelet onlus che ha prodotto, insieme alla parrocchia Santa Maria Assunta, il prezioso documentario Sette anni di attesa – La festa di penitenza di Guardia Sanframondi, nato da un’idea di don Di Santo e Nicola Pigna, per la regia di Valerio Vestoso. «Nessuno può spiegare la fede che provo in quel momento. È una prova sotto lo sguardo vigile della Mamma celeste», è la testimonianza di uno dei battenti, raccolta nel documentario. «A partire dal primo colpo, non ci sono differenze, il linguaggio diventa unico, quello della fede». Don Di Santo spiega il senso profondo dei Riti settennali, che sono il momento finale di una lunga preparazione che avviene nel corso degli anni e che si sostanzia in tre momenti cruciali: i primi sabati del mese con la preghiera del rosario meditato, la Confessione, l’Eucarestia e la catechesi; la missione popolare che si svolge nei mesi che precedono i Riti e ha valore di annuncio straordinario della parola di Dio; infine, la novena all’Assunta. «I Riti settennali rispondono all’esortazione evangelica secondo cui il cristiano deve mettersi continuamente in discussione, affinché la conversione sia sincera e aperta a una verifica continua nella fede», dice il sacerdote. «L’unico parametro di riferimento è la parola di Dio. Su di essa i Riti settennali sono modellati e a essa guardano in tutte le loro manifestazioni. Il ruolo centrale della Parola è evidente fin dalla missione popolare, che coinvolge tutte le componenti della nostra comunità: dagli studenti delle scuole primarie a quelli delle secondarie, dai giovani ai malati, dagli anziani alle istituzioni, senza tralasciare lo stesso tessuto ecclesiale, con i suoi movimenti e associazioni».

LA CENTRALITÀ DELLA PAROLA La parola di Dio è anche la protagonista della settimana dei Riti. «Sia le processioni di penitenza, che quelle di comunione ruotano intorno all’annuncio evangelico», riprende don Di Giusto. «La comunità vive una formazione continua e graduale, al fine di acquisire la consapevolezza che i Riti settennali non sono soltanto uno sporadico momento di festa, bensì un itinerario che va vissuto interiormente con la preghiera e la Confessione e, comunitariamente, con le processioni e le celebrazioni pubbliche, diventando così occasione di evangelizzazione».

LA LEGGENDA IL MIRACOLO DELLA STATUA Nella basilica santuario Santa Maria Assunta è custodita la statua dell’Assunta in onore della quale i guardiesi danno vita ai Riti settennali. La statua, in atto benedicente e ricoperta da un mantello trapuntato, poggia su una costruzione lignea e sorregge sul fianco sinistro il Bambin Gesù. Sulle origini della statua la leggenda narra di un anziano contadino intento ad arare la terra in contrada Limata, quando improvvisamente i buoi, come colpiti da incantesimo, si piegarono sulle ginocchia. Dal cuore della terra si diffuse nell’aria un suono argentino di campanelli. L’anziano corse a chiamare aiuto. In un baleno la notizia dello straordinario evento si diffuse nei paesi limitrofi come San Lorenzo, Paupisi, Vitulano, e di lì a qualche ora tantissima gente, accorsa da questi quattro centri, cominciò a scavare nel luogo del miracolo. Vennero fuori prima due campanelli di bronzo e poi una statua della Madonna, finemente lavorata, con in braccio un bambinello e con la tipica spugna dei battenti nella mano destra. Tutti tentarono di portare la statua nel proprio paese. Ci provarono sia gli abitanti di San Lorenzo, sia quelli di Paupisi e Vitulano, la statua però non si spostava di un millimetro. A quel punto si fecero avanti i giovani guardiesi che, ispirati dal Bambinello in braccio alla Vergine, cominciarono a battersi il petto con la spugnetta. Poi nove di loro, col petto sanguinante, si accostarono alla statua, la presero con delicatezza e cercarono di sollevarla: l’Assunta diventò leggerissima, un segno della volontà di essere collocata a Guardia.

 

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