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Cosa hanno raccontato due fonti della Stampa sull’omicidio Regeni

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"L'ordine di colpirlo arrivò dall'alto". "Situazione sfuggita di mano".

“Giulio Regeni è stato ucciso dai servizi di sicurezza egiziani, o da gruppi affiliati. Questo è un fatto di cui il governo americano è assolutamente sicuro, e ne possiede le prove. Vista la stretta collaborazione tra i nostri apparati di intelligence e i vostri, sarei molto sorpreso se non avessimo informato i colleghi italiani di quanto sapevamo”.

Un ordine venuto dall’alto

A denunciarlo è una fonte del quotidiano La Stampa, che in un articolo a firma Paolo Mastrolilli  pubblica sull’edizione di oggi nuove informazioni sul caso dell’omicidio di Giulio Regeni in Egitto tra il gennaio e il febbraio del 2016. Scrive il quotidiano torinese: “La fonte che fa questa rivelazione a La Stampa ha lavorato per l’amministrazione Usa, e parla per conoscenza diretta dei fatti. Ha letto la ricostruzione dell’omicidio del ricercatore italiano fatta di recente dal New York Times, e l’articolo che il nostro giornale aveva pubblicato nell’aprile del 2016, riguardo il contrasto avvenuto su questo caso tra il segretario di Stato Kerry e il ministro degli Esteri egiziano Shoukry. Quindi ha deciso di spiegare quanto conosce, nell’interesse della verità e della giustizia: ‘Posso confermare quegli eventi, e chiarirli’.

“La nostra fonte sostiene che l’ordine di colpire Regeni ‘era venuto dall’alto’. Non pensa che il presidente al Sisi avesse chiesto il suo omicidio, ma aveva espresso con chiarezza la volontà di dare un esempio agli stranieri. A quel punto ‘i gorilla dei servizi di sicurezza hanno preso in mano la situazione, facendola sfuggire a qualunque controllo’. Hanno spinto l’esempio oltre la stessa volontà di al Sisi, torturando e uccidendo il ricercatore italiano. Una volta scoppiato lo scandalo, però, le massime autorità egiziane hanno deciso di gestire la crisi negando tutto, invece di fare chiarezza e punire i colpevoli”.

Guerra interna ai servizi egiziani?

Ancora dalla Stampa: “Una seconda fonte del settore d’intelligence è convinta che Regeni sia stato vittima di una ‘turf war’ fra gli apparati egiziani, in sostanza una guerra interna tra i vari servizi di sicurezza. In questo quadro, la morte di Giulio è stata usata da qualcuno per ‘scoring points’, cioè segnare punti a danno dei suoi avversari. Al Sisi voleva dare una lezione, e l’arresto del ricercatore italiano rientrava in questo obiettivo. Invece il suo omicidio, e poi l’abbandono del cadavere in strada allo scopo evidente di farlo ritrovare, sono serviti ai responsabili per rendere pubblica la sua tragedia e farne ricadere la colpa sui rivali”.

 

QUI L’ORIGINALE

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