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La seduzione è in crisi, perché l’uomo dev’essere indebolito

Flick.com/Luciano Martins

Silvia Lucchetti - Aleteia Italia - pubblicato il 18/08/17

Perché la strategia è quella di indebolire il desiderio?

L’indebolimento del desiderio ha un fine, ha uno scopo, come cercavo di spiegare in alcune raccolte di dati sul mercato del porno e sugli effetti della pornografia sul cervello, in particolare su quello del maschio: indebolire. La mia impressione è, in sintesi, che si tratti di una distorsione globale largamente indotta che ha come fine il dominio sulla società intera. Come? Isolando gli individui. Divide et impera: fare dell’individuo un dividuo indefinito. E’ questo il metodo e sarà questo il supremo atto di controllo su un’umanità definitivamente impoverita, ridotta ad uno stato animalesco, del tutto incapace di relazione e quindi di libera reazione, di qualsiasi critica, e perciò costretta ad uno stato perennemente nomade: se incerta sulla propria identità, anche sessuale, sarà di conseguenza incapace di stabilire relazioni profonde e soprattutto incapace di generare (proprio perché la generazione richiede l’incontro con l’altro-da-sé, complementare nella sua irriducibile diversità). Non a caso la generazione si sta spostando sul piano della tecnica (in laboratorio) sta diventando sempre più un appunto processo tecnicamente controllato. Stiamo passando così dalla generazione naturale alla fabbricazione e quindi alla riduzione dell’uomo ad ente prodotto, tra gli enti. Misurabile, certificabile, soggetto a garanzia e fissato nel mercato dello scambio delle merci, in base a rigorosi contratti commerciali tra donatori ed acquirenti.

Il pensiero filosofico ci può aiutare a demistificare l’inganno dell’uguaglianza e della fluidità sessuale?

Forse nessuno poteva immaginare che anche l’evidenza della complementarietà umana tra maschio e femmina e l’eterna polemica tra i contrari – quella che produce una bellissima armonia, per usare i versi di Eraclito – avesse bisogno di un supporto filosofico e di una puntuale riscoperta di tipo fenomenologico. Eppure la derivaantropologica– ripetiamolo: una deriva teleguidata dall’alto, che ha come scopo la creazione di un uomo nuovo, più duttile e malleabile, appunto incerto sulla sua identità e quindi sessualmente confuso o indefinito, ed in quanto tale incapace di individualizzarsi e perciò di difendersi – questa deriva, dicevamo, ha reso necessaria perfino un’analisi e una riproposizione valoriale in ambito filosofico e forse ancor prima psicologico visto che è proprio la Psicologia lo strumento che viene utilizzato per imporre questa nuova visione. Una visione distorta, che sottende e prepara un’imposizione di nuovi “valori”, spacciati come forme di liberazione quando invece nascondono esattamente il loro contrario. Si tratta di una deriva antropologica che annuncia una schiavitù planetaria. Una schiavitù che si annuncia terribile, nella misura in cui viene spacciata e percepita come progresso e liberazione.




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E a quali riflessioni ultime arrivi come filosofo cristiano?

Dimenticare l’ecologia dell’uomo, come aveva annunciato Benedetto XVI, nega anziché realizzare la libertà umana. È così che si può spiegare l’esaltazione dell’unisex – il modello universale più facilmente manipolabile – e la contemporanea intensificazione degli ostacoli che vengono istituiti nell’incontro naturale tra uomo e donna e nella generatività che ne consegue. Ora, se tutto sembra oggettivamente predisposto per rendere inautentico il rapporto alla reciproca ricerca tra uomo e donna, fino al crollo dell’identità e quindi del desiderio, un motivo c’è, uno scopo, pure. Chiediamoci a chi giova allontanare gli uomini dalle donne e spingere verso l’unisex un’umanità intera, ed avremo chiara l’immagine ed il fine dell’Impero.

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maschi e femmineseduzionesessualitàvirilità
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