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La seduzione è in crisi, perché l’uomo dev’essere indebolito

Flick.com/Luciano Martins

Silvia Lucchetti - Aleteia Italia - pubblicato il 18/08/17

Che cosa pensi quindi dell’imperante ideologia unisex?

E’ il culmine del paradosso. Segno della infallibile capacità di alterazione della realtà: presentare qualsiasi veleno come il suo contrario. Così viene presentata come lotta per la liberazione del corpo e della sessualità ciò che è invece la tomba sia del corpo che dell’anima. E del sesso stesso. Del sesso: quello vero, quello che genera – daccapo – la Bellezza. Per cogliere appieno questo livello d’interpretazione occorre uno sguardo metafisico minimo. Ecco allora un altro paradosso: un indiscutibile merito di questa devastante antropologia nichilista sta proprio nell’aver portato a nuova ed urgente consapevolezza la necessità di un approccio metafisico nella discussione sull’uomo e sulla vita, soprattutto là dove ci sono intenzioni di rinnovamento (o stravolgimento, in questo caso) sul piano assiologico. Così, di colpo è tornato chiaro quanto sia importante riflettere sulla struttura del reale, sulla datità dell’esperienza umana, sulla necessità di ripartire ogni volta dalla sicurezza incontrovertibile dell’evidenza.

Vedi quindi già la presenza di qualche reazione all’ideologia dell’unisex?

Filosofi di spessore come Hadjadj, ma anche l’ateo Michel Onfray (per restare alla discussione in ambito francese), hanno puntualmente ripreso la condanna della filosofia dell’unisex. Filosofia che darà i suoi frutti avvelenati, c’è da scommetterci, e li darà nel brevissimo periodo. Tutti i più svegli, sia pure da versanti opposti, hanno lanciato l’allarme sul diffondersi (indotto) di questa anti-patia tra uomo e donna, a partire dall’insegnamento dell’ideologia gender nelle scuole, ribadendo giustamente che l’essere umano non è solo cultura, ma anche natura. Natura evidente: ombelico e mutande, per riprendere la fenomenologia concreta di Hadjadj.




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Oggi viene esaltata a tutti i livelli la bandiera dell’uguaglianza, ma quali inganni vi si celano?

Il principium-individuationis, in passato dato quasi per scontato, deve oggi essere difeso da una moltitudine di attacchi. Perfino sul piano legale. Un principio, quello d’individuazione, che è il principio, del reale e dell’umano, insieme a quello della differenza e della dialettica tra opposti, ad esso correlato. L’evidenza – che precede qualsiasi interpretazione e dunque si sottrae, in quanto datità che ci precede ad ogni forma di manipolazione e di dominio – ci dice che nessuno nasce dal medesimo e per essere, per venire all’esistenza, per ex-sistere, occorre individuarsi, ovvero contrapporsi e distinguersi dal circostante. In una dialettica strutturante con l’alterità. Sempre l’evidenza di dice che la realtà dell’uomo è fatta di tensione verso la donna. E viceversa. Lo vediamo nel corpo, chiarissimamente, e lo vediamo nello spirito, ogni qual volta abbiamo la grazia di trovarci di fronte ad un adolescente innamorato. Che meraviglia assoluta: il donarsi dell’essere, il progetto di Dio, chiamatelo come volete. E’ sempre uno spettacolo di impareggiabile bellezza. Ma per la bellezza occorrono gli opposti. Dall’identico, dall’òmoios, per dirla alla greca, non nasce nulla.

Secondo te qual è la vera battaglia in corso e la posta in gioco?

In ogni dialettica, in ogni tensione, c’è prima un tendere, ovvero un’intenzione. Ed è questo il punto che vorrei mettere a fuoco: chi domina le intenzioni domina le azioni. Ne prevede i risultati. E le intenzioni hanno sempre a loro volta le loro precise anche se nascoste leve nei desideri: ed è da qui, da quell’ente desiderante che è l’umano, che mi sembra si debba cominciare per capire in che modo siamo arrivati ad una tale distorsione dei desideri, socialmente condivisi, da spegnere il desiderio dell’uomo per la donna, per la generatività, per la vita. In fondo, per sé stesso. E vengo alla tesi che vorrei esibire: l’odierna disaffezione dei maschi per le femmine, che consegue ad una fitta serie di ostacoli reali che sono stati posti per rendere più difficile l’incontro tra maschile e femminile, dirottando il processo verso il reciproco consumo, ed in particolare l’immane processo di femminilizzazione dell’uomo, ebbene: tutto ciò è il frutto di una colossale operazione di ingegneria sociale. Niente di casuale, quindi. Ci sono i mandanti, ci sono i metodi e i mezzi, c’è un fine.




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Coglie infatti perfettamente nel segno Vanni Codeluppi quando sottolinea:

“[…] la sovrabbondante circolazione odierna di segni relativi al sesso, l’incontrollata proliferazione d’immagini sessuali nelle strade e sugli schermi, il dilagare dei codici del porno al di fuori dei rigidi confini in cui erano stati tradizionalmente rinchiusi. Tutti fenomeniche rendono disponibile un’offerta di erotismo in numerosi canali di comunicazione, ma nel contempo indeboliscono il desiderio” (doppiozero.com).

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maschi e femmineseduzionesessualitàvirilità
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